Era stata sepolta circa 1.300 anni fa, durante l’VIII secolo, e le fibule che componevano il suo abbigliamento hanno conservato una testimonianza preziosa dei tessuti che indossava. La scoperta proviene dalla sepoltura di una giovane donna dell’epoca vichinga, rinvenuta a Skonager, presso Varde, in Danimarca, come comunica l’Arkæologi Vestjylland, l’organizzazione museale e archeologica competente per il territorio dello Jutland occidentale.

Durante lo studio della sepoltura, gli archeologi hanno individuato frammenti di tessuto conservati sulle due fibule ovali del tipo “a scodella” che fissavano l’abito. Le fibre sono sopravvissute sia sulla superficie superiore sia su quella inferiore delle fibule, permettendo di esaminare diversi livelli dell’abbigliamento e di ricostruire, almeno in parte, il modo in cui i tessuti erano sovrapposti.
Il dato è particolarmente significativo perché le sepolture dell’età vichinga nell’area dello Jutland occidentale sono poco documentate. La tomba di Skonager, identificata come ARV 661, offre quindi un nuovo contesto per studiare l’abbigliamento femminile e le pratiche funerarie della regione.
Due fibule hanno conservato frammenti dell’abito
Le due skålspænder, termine danese utilizzato per indicare le caratteristiche fibule ovali e concave dell’abbigliamento femminile vichingo, hanno svolto un ruolo fondamentale nella conservazione dei materiali organici.

I frammenti tessili sono rimasti attaccati al metallo sia sulla parte rivolta verso l’esterno sia su quella a contatto con il corpo. Il fatto che si siano conservati è legato ai sali metallici prodotti dalla corrosione delle fibule, che hanno ostacolato l’attività dei microrganismi responsabili della degradazione delle fibre. Fenomeni di questo tipo sono ben documentati nell’archeologia dei tessili, soprattutto quando, come in questo caso, le fibre organiche rimangono a diretto contatto con gli oggetti metallici.
Il Konserveringscenter Vejle, centro danese specializzato nella conservazione e nel restauro dei beni culturali, sta procedendo con estrema cautela alla rimozione dei sedimenti. Il materiale sarà esaminato progressivamente per distinguere ciò che apparteneva alla superficie esterna dell’indumento da quello che si trovava sul lato interno delle fibule, a contatto con il corpo. Questa distinzione è importante perché può fornire informazioni sulla stratificazione dell’abbigliamento.
L’analisi dei tessili è affidata alla specialista Lise Ræder Knudsen, che potrà studiare caratteristiche come la struttura della tessitura, la qualità della filatura, eventuali motivi e la presenza di coloranti. Parallelamente, i denti della donna saranno analizzati dall’Unità di Antropologia dell’Università della Danimarca meridionale (ADBOU) per ricavare informazioni sull’età, sulle condizioni di salute, sull’alimentazione e sulle eventuali episodi di stress vissuti durante l’infanzia e l’adolescenza.

La fibula riparata: era della giovane o ereditata?
Uno degli elementi più interessanti riguarda una delle due fibule, sulla quale sono visibili i dettagli di una riparazione.
Secondo gli archeologi, la fibula potrebbe essere stata utilizzata per un certo periodo prima di essere deposta nella tomba. In questo caso avrebbe potuto appartenere in precedenza a un’altra persona ed essere successivamente trasmessa alla giovane, per esempio come dono o eredità familiare.

L’ipotesi non può ancora essere dimostrata, ma la combinazione fra tracce d’uso, riparazioni, tessuti conservati e datazione può contribuire a stabilire la storia dell’oggetto prima della sua deposizione nel contesto funerario.
Per questo motivo saranno effettuati anche campionamenti per la datazione al radiocarbonio (C14), con l’obiettivo di definire meglio la cronologia dei materiali e verificare il rapporto temporale fra le fibule e i tessuti.
Un ulteriore filone di ricerca riguarda i colori. Il progetto Textile Colours of the Viking Age, che vede la partecipazione di specialisti come Ulla Mannering e Charlotte Rimstad, analizzerà i residui presenti sui materiali per individuare eventuali coloranti. Il progetto beneficia del sostegno della Stiftelsen Agnes Geijers fond för nordisk textilforskning, fondazione dedicata alla ricerca sui tessili nordici intitolata ad Agnes Geijer, figura pionieristica in questo campo di studio.

Che cosa indossavano le donne nell’età vichinga?
La tomba di Skonager può contribuire a comprendere meglio l’abbigliamento femminile dell’epoca, ma le caratteristiche specifiche dell’abito della giovane potranno ovviamente essere stabilite soltanto dopo l’approfondito studio dei materiali tessili. Le conoscenze che ci giungono da altre sepolture permettono comunque di delineare già, per confronto, il quadro nel quale inserire la scoperta.
Le donne dell’età vichinga potevano indossare un abito fissato sulle spalle mediante due fibule ovali, spesso indicato nella letteratura divulgativa in lingua danese come selekjole. Si ritiene che le fibule sostenessero le spalline dell’indumento; in alcuni contesti, i due elementi erano collegati fra loro da fili o collane con vaghi in pasta di vetro, ambra, osso o metallo.
Sotto l’abito si indossava di solito una veste interna in lino o lana, mentre l’eventuale mantello o scialle era fissato sul petto con una terza fibula. L’abito era completato da una cintura alla quale erano agganciati vari piccoli oggetti di uso quotidiano, come strumenti per cucire, coltellini e altri accessori personali.
La varietà dell’abbigliamento è documentata soprattutto dalle sepolture nelle quali i tessili si sono conservati in condizioni abbastanza buone da poterne consentire l’analisi.
Un esempio particolarmente significativo proviene da Bryndum, nello Jutland occidentale, dove una sepoltura femminile dell’inizio del IX secolo ha restituito sei diversi tessili. Lo studio, pubblicato nel 2025 su Archaeological Textiles Review, ha identificato tra gli altri un possibile abito di lana blu, una banda di lana lavorata a tavolette associata alle spalline e alle fibule ovali e i resti di una veste interna in lino plissettato. Il lavoro è firmato da Ulla Mannering, Michael Alrø Jensen, Lise Ræder Knudsen, Irene Skals e Ina Vanden Berghe.
Il confronto con Bryndum è utile proprio perché mostra quanto possano essere articolate le informazioni ricavabili da una sepoltura quando i tessili vengono recuperati e studiati in laboratorio. Per Skonager, tuttavia, sarà necessario attendere le analisi prima di stabilire quali elementi dell’abbigliamento fossero effettivamente presenti nella tomba.
Fibre, tecniche di tessitura e colori
La ricerca sui tessili vichinghi permette di indagare anche altri aspetti tecnici che difficilmente emergono dagli oggetti metallici del corredo. L’analisi delle fibre può infatti distinguere lana, lino e altre materie prime, mentre lo studio della filatura e della tessitura permette di ricostruire le tecniche impiegate nella produzione dei tessuti.
Anche la plissettatura del lino è documentata in alcuni contesti archeologici dell’età vichinga. I materiali di Bryndum costituiscono, come accennato, un esempio recente e ben documentato di una veste interna in lino con pieghettature. La presenza di questo tipo di tessuto in una sepoltura danese di fine VIII-inizio IX secolo amplia il quadro delle tecniche conosciute per la realizzazione di capi di abbigliamento femminile.
I colori costituiscono un altro indicatore importante. Le analisi chimiche condotte sui tessili archeologici possono individuare tracce di coloranti vegetali, permettendo di ricostruire almeno in parte la “tavolozza” utilizzata dalle comunità dell’epoca.
La ricerca recente ci mostra inoltre che l’uso di coloranti poteva produrre tonalità molto diverse a seconda delle materie prime impiegate, delle tecniche di tintura e delle caratteristiche delle fibre. Il guado (Isatis tinctoria), per esempio, forniva composti indigoidi — la famiglia di molecole responsabili del pigmento blu, tra cui l’indigotina — utilizzabili per ottenere tonalità blu, mentre altre piante venivano impiegate per produrre differenti gamme cromatiche.
Anche l’indaco è documentato nei tessili dell’età vichinga. Uno studio pubblicato nel 2025 su Archaeological Textiles Review ha identificato i composti indigoidi in un tessuto di lana proveniente da Pöide, nell’isola estone di Saaremaa, datato all’età vichinga attraverso il radiocarbonio.
La presenza di colori intensi e di tessuti elaborati poteva avere un forte valore sociale, ma il rapporto fra qualità, colore, provenienza dei materiali e status deve essere valutato caso per caso tenendo conto dei contesti archeologici.
Søften e la produzione tessile nello Jutland
L’importanza dei tessili nella società vichinga emerge anche dagli insediamenti produttivi.
A Søften, nei pressi dell’attuale Aarhus, le indagini archeologiche hanno individuato un vasto insediamento attivo fra il 600 e il 950 d.C., con una superficie complessiva stimata in almeno 100.000 metri quadrati (ne parliamo QUI). Nel sito sono state riconosciute 82 strutture seminterrate, le cosiddette pit houses o grubehuse, molte delle quali associate ad attività artigianali.
Gli archeologi hanno recuperato fusaiole, pesi da telaio e altri elementi legati alla lavorazione delle fibre, indicando una produzione tessile di notevole entità. Le indagini sono condotte dal Moesgaard Museum e il quadro attuale suggerisce l’esistenza di un insediamento nel quale la produzione tessile aveva un peso economico rilevante.

Il sito di Søften rappresenta un importante completamento alla documentazione emersa dai siti funerari. Se le sepolture come quella di Skonager permettono di studiare ciò che rimane dell’abbigliamento di una persona, gli insediamenti produttivi consente invece di analizzare le infrastrutture, gli strumenti e l’organizzazione del lavoro necessari alla produzione dei tessuti.
Una giovane donna, un abito ancora da ricostruire
La scoperta di Skonager ci offre dunque la straordinaria possibilità di indagare la vita di una donna vissuta nell’VIII secolo da una prospettiva diversa da solito. Le fibre rimaste aderenti alle due fibule, è vero, rappresentano una porzione minima dell’abito originale, ma possono darci preziose informazioni sulla materia prima, sulla filatura, sulla tessitura, sui colori e sulla successione degli strati dell’indumento.
Le analisi in corso potranno inoltre chiarire se le due fibule furono prodotte nello stesso arco temporale dell’abito e, in particolare, se quella riparata fosse stata utilizzata a lungo prima della sepoltura. Gli studi antropologici sui denti aggiungeranno altre informazioni sulla vita della donna, mentre la datazione e le analisi dei tessili contribuiranno a definire meglio la cronologia del corredo.
La ricerca, ovviamente, non permette ancora di ricostruire l’abito della giovane di Skonager. È proprio questo il passaggio scientificamente più interessante: i tessuti conservati sulle fibule stanno fornendo nuovi dati che potranno essere confrontati con quelli delle altre sepolture femminili dell’età vichinga. La loro conservazione, favorita dai processi di corrosione del metallo, consente dunque agli archeologi di avere un’idea più precisa riguardo a questo importantissimo aspetto della vita quotidiana che normalmente, col trascorrere dei secoli, scompare dai contesti archeologici quasi tutto.
📘 Fonti scientifiche
- 📄 Per il confronto con l’abbigliamento femminile danese è particolarmente importante lo studio scientifico “The Bryndum burial ground in Denmark: News on Viking Age women’s clothing”, di Ulla Mannering, Michael Alrø Jensen, Lise Ræder Knudsen, Irene Skals e Ina Vanden Berghe, pubblicato nel 2025 in Archaeological Textiles Review, vol. 67, pp. 24–41, DOI 10.7146/atr.67.166259.
- 📄 Per la conservazione mineralizzata dei tessili dell’età vichinga è inoltre significativo il contributo “ATR-FTIR spectroscopy analysis of mineral-preserved textiles from Viking Age women’s graves in Vinjefjord, Norway”, di Elizabeth E. Peacock e Thea P. Christophersen, pubblicato nello stesso volume di Archaeological Textiles Review, pp. 54–72, DOI 10.7146/atr.67.166262.
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Data di pubblicazione registrata: 07/09/2026 18:21
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