Nel 2013 gli hanno ricostruito la testa e il busto mancanti. Ora l’Amorino di Antonio Canova ha avuto bisogno di un nuovo restauro. Il modello in gesso del Principe Henryk Lubomirski, conservato alla Gypsotheca di Possagno, ha infatti sviluppato fessurazioni e depositi legati alla migrazione di sali solubili dall’interno della struttura verso la superficie.

La nuova campagna conservativa, preceduta da termografia a infrarossi e analisi chimiche, è stata presentata il 19 settembre 2026 e racconta una vicenda che va oltre il singolo intervento: quella di un’opera ricostruita attraverso tecnologie tridimensionali e che, a distanza di anni, ha richiesto nuove indagini per comprenderne il comportamento.
L’Amorino di Canova e il principe Lubomirski
Canova realizzò l’opera nel 1785, su commissione della principessa Elzbieta Czartoryska Lubomirska, che voleva un ritratto del giovane nipote Henryk. Il ragazzo, timido, accettò di posare soltanto per il volto. Per il corpo lo scultore fece invece riferimento a un modello antico.

Nacque così un giovane Amore con l’arco appoggiato a terra, il capo dalla chioma fluente ruotato di tre quarti e il busto inclinato verso il tronco d’albero che gli fa da sostegno. Il risultato è un modello in gesso che oggi costituisce uno dei manufatti più significativi e fragili della collezione del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno.
Quando l’opera arrivò a Possagno, però, testa e busto erano mancanti. La ricostruzione del 2013 fu resa possibile dalla collaborazione con il museo del castello Lubomirski di Łańcut, in Polonia, che conserva il marmo originale.
La ricostruzione in 3D
Per riprodurre le parti perdute venne eseguita la scansione tridimensionale della scultura in marmo di Łańcut. Dai dati ottenuti fu ricavato un modello delle porzioni mancanti, successivamente riprodotte in gesso attraverso la stampa 3D e assemblate al resto del corpo scultoreo conservato a Possagno.
La soluzione permise di restituire all’opera la configurazione perduta, ma negli anni successivi il manufatto ha iniziato a mostrare alcuni fenomeni di degrado. Piccole fessurazioni sono comparse lungo i margini di contatto tra le parti originali e quelle ricostruite e in prossimità della caviglia. Sulla superficie sono comparsi inoltre depositi e aloni.

Le indagini hanno ricondotto questi fenomeni anche alla presenza di sali solubili all’interno della struttura cava. Le variazioni dell’umidità hanno favorito la loro progressiva migrazione verso la superficie, dove l’accumulo dei sali ha contribuito al degrado di alcune aree.
Diagnostica e nuovo intervento conservativo
Prima di intervenire sul manufatto sono state quindi condotte nuove indagini per valutare lo stato di conservazione e comprendere la natura dei fenomeni osservati. Tra gli strumenti utilizzati figurano la termografia a infrarossi e le analisi chimiche, inserite in una campagna diagnostica necessaria a definire le modalità del nuovo intervento.

Il restauro è stato affidato alla Passarella Restauri S.r.l., con il sostegno dei Musei Civici di Treviso. Il lavoro si inserisce nell’attività continuativa della Gypsotheca dedicata alla conservazione delle opere di Canova, attraverso il ricorso alla ricerca, alla diagnostica e alla collaborazione con università, istituzioni e centri specializzati.
Nel caso dell’Amorino, la storia conservativa mostra così anche un aspetto concreto della gestione dei modelli in gesso: una ricostruzione tecnologicamente avanzata può restituire le parti perdute, ma il comportamento dell’opera deve essere seguito nel tempo, soprattutto quando materiali originali e integrazioni vengono a costituire insieme una nuova struttura.
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Data di pubblicazione registrata: 21/09/2026 11:53
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