Una delle opere più originali attribuite a Jacopo Sansovino (1486 – 1570) torna visibile dopo un complesso intervento conservativo. Nell’ambito della rassegna “Caring for Art. Restauri in mostra”, il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ospita infatti, dal 30 luglio al 30 settembre 2026, la Madonna col Bambino e due putti, più conosciuta come Madonna delle Muneghette, prima del suo rientro presso l’I.R.E. – Istituzioni di Ricovero ed Educazione di Venezia.
L’iniziativa permette al pubblico di conoscere da vicino il lavoro degli undici settori di restauro dell’istituto fiorentino attraverso opere appena restaurate, esposte prima della riconsegna ai rispettivi proprietari.

Una tecnica insolita per Jacopo Sansovino
Rinvenuta negli anni Settanta nel Pensionato delle Muneghette di Venezia, la scultura rappresenta una testimonianza eccezionale della sperimentazione tecnica del maestro rinascimentale.
L’opera è infatti realizzata con strati di tela, gesso e cartapesta, assemblati attraverso elementi modellati separatamente e successivamente uniti. Per lungo tempo è stata interpretata come un semplice modello preparatorio destinato alla realizzazione di una versione in marmo o bronzo.

Le ricerche più recenti propongono invece una diversa lettura: la Madonna delle Muneghette sarebbe un’opera compiuta, eseguita con una tecnica derivata dall’esperienza di Sansovino nella realizzazione di apparati effimeri, più economica rispetto ai materiali tradizionali e destinata a committenze con risorse più limitate.
Un restauro complesso tra tradizione e innovazione
Quando è giunta nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure, la scultura presentava gravi problemi strutturali, deformazioni e numerose lacune che ne compromettevano sia la stabilità sia la leggibilità.
L’intervento, finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage, ha coinvolto congiuntamente i laboratori dedicati alle sculture lignee policrome e ai materiali ceramici, plastici e vitrei, affiancati dalle indagini diagnostiche del laboratorio scientifico dell’Istituto.
Il restauro ha permesso di recuperare la forza espressiva dell’opera senza cancellarne le tracce della complessa vicenda conservativa.
La stampa 3D al servizio della conservazione
Tra gli aspetti più innovativi dell’intervento figura il ricorso alle tecnologie digitali. Le parti mancanti sono state ricostruite attraverso scansioni tridimensionali e stampa 3D, consentendo di reintegrare gli elementi indispensabili per restituire il corretto equilibrio della composizione.
Contestualmente è stato progettato un nuovo sistema di sostegno interno, capace di ripristinare la corretta inclinazione del gruppo scultoreo e garantirne una maggiore stabilità nel tempo.
Le lacune che permettono di comprendere la particolare tecnica esecutiva sono invece state volutamente lasciate visibili, nel rispetto dei principi del restauro conservativo.
Una Madonna ispirata a Donatello
Come sottolinea la soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Emanuela Daffra, Sansovino rielabora il modello della Madonna realizzata da Donatello per l’altare della Basilica del Santo a Padova, trasformandolo in una rappresentazione più intima e profondamente umana.
La Vergine si piega verso il Bambino con un gesto protettivo e insieme rivolge lo sguardo ai fedeli, una postura che il restauro ha restituito grazie alla ricostruzione delle parti perdute e alla sostituzione del supporto interno.
L’esposizione rappresenta quindi un’occasione per osservare da vicino non solo un raro capolavoro del Rinascimento veneziano, ma anche il lavoro scientifico e interdisciplinare che oggi consente di preservare opere realizzate con materiali fragili e tecniche inconsuete.
Immagine in apertura: Jacopo Sansovino, Madonna delle Muneghette durante il restauro. Foto di Pino Zicarelli
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ Caring for Art. Restauri in mostra – Esposizioni temporanee al Museo dell’OPD
«…volava con le mani e con l’ingegno». Jacopo Sansovino, i materiali poveri, un capolavoro veneziano
📍 Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, Via degli Alfani 78 – Firenze
📅 Dal 30 luglio al 30 settembre 2026
🌐 Info: opd.museo@cultura.gov.it





