In Groenlandia, ai tempi di Erik il Rosso, c’era una chiesa che gli archeologi non conoscevano. Durante gli scavi condotti nell’agosto scorso a Qinngua, nel sud dell’isola, i ricercatori hanno individuato lo scheletro di un individuo sepolto con la testa rivolta verso est e le braccia distese lungo i fianchi. La tomba si trovava all’interno di un recinto rettangolare in pietra al centro del quale c’erano i resti di un edificio. E proprio la sua configurazione ha portato gli archeologi a sospettare che potesse trattarsi di una chiesa cristiana.

Il sito era già noto: era stato indagato dagli archeologi del Nationalmuseet, il Museo Nazionale di Danimarca, negli anni Duemila, ma in quell’occasione non erano state trovate sepolture. Il nuovo ritrovamento, invece, fornisce ora la conferma che mancava per interpretare correttamente l’intero complesso, che era dunque una chiesa norrena dotata di cimitero.

La ricerca è condotta da un’équipe del Nationalmuseet, del Museo Nazionale ed Archivio della Groenlandia, del Museo Universitario di Bergen e del sito UNESCO di Kujataa, il paesaggio culturale subartico che testimonia la prima introduzione dell’agricoltura nell’Artico e la coesistenza tra la colonizzazione norrena e le comunità Inuit. Per Christian Edelfelt Koch Madsen, senior researcher del Nationalmuseet e coordinatore del progetto, il ritrovamento fornisce nuovi elementi che permettono di riconsiderare l’importanza che questa zona doveva rivestire per le comunità norrene della Groenlandia.

Una chiesa più grande delle altre
Le dimensioni dell’edificio e la presenza di numerosi blocchi di pietra accuratamente sagomati fanno pensare a una costruzione di una certa importanza. Secondo gli archeologi la sua costruzione sarebbe da collocare tra il 1100 e il 1300, anche se le analisi dei campioni recuperati sono ancora in corso.

Che si tratti di una sepoltura norrena appare verosimile anche dal confronto con le usanze funerarie praticate dagli Inuit, il popolo indigeno dell’Artico che abitava la Groenlandia nello stesso periodo e avevano usanze funerarie diverse. Gli Inuit, infatti, deponevano i loro morti in camere sepolcrali rivestite di pietra, mentre i Norreni li seppellivano nei cimiteri delle chiese.

Ma di quale chiesa si trattava? Le fonti dell’epoca ricordano una “Kirkja undir Sólarfjöllum“, letteralmente la “chiesa sotto le montagne soleggiate”. Il paesaggio di Qinngua sembra adattarsi bene a questa descrizione: alle spalle del sito si innalzano infatti le montagne che si trovano a ridosso della calotta glaciale e che, date le particolari condizioni atmosferiche della zona, si stagliano spesso nel cielo terso e sereno.
Le fonti medievali, tuttavia, ricordano l’esistenza anche di altre chiese in Groenlandia, di cui non è ancora stata trovata alcuna traccia. Riuscire a stabilire con precisione se quella appena ritrovata a Qinngua sia davvero la “Kirkja undir Sólarfjöllum” potrebbe fornire il punto di partenza per ulteriori indagini orientate alla ricerca degli altri edifici religiosi la cui ubicazione è al momento ancora sconosciuta.
Sei chiese vicino a Brattahlíð
Qinngua si trova a poca distanza da Brattahlíð, la storica tenuta e residenza del celebre esploratore vichingo Erik il Rosso, fondata verso la fine del X secolo sulla punta del fiordo di Tunulliarfik. In questa zona, relativamente circoscritta, sono state individuate sei chiese norrene, anche se soltanto tre rimasero in uso per tutto il Medioevo.

La costruzione di una chiesa richiedeva l’impiego di risorse notevoli e poteva costituire, per le famiglie aristocratiche, il modo di affermare il proprio prestigio e la propria posizione all’interno della comunità locale. Il fatto che nell’area di Brattahlíð le chiese fossero ben sei potrebbe dunque esser un indizio che, a livello locale, fosse in atto una forte competizione per il potere.
“Sembra quasi che in quest’area si sia svolta una vera e propria corsa alla costruzione di chiese, un modo per ostentare potere e posizione sociale. Probabilmente, in questa corsa ci furono anche dei perdenti, che forse rinunciarono ai loro progetti di costruzione di chiese, come potrebbe essere accaduto con questa. Ulteriori ricerche lo dimostreranno. In ogni caso, questo ritrovamento ci impone di guardare all’area con occhi diversi e di riconsiderare ciò che sappiamo sulle strutture sociali medievali norrene”, afferma Christian Edelfelt Koch Madsen.
Non tutte le chiese ebbero però la stessa sorte. Alcune furono abbandonate mentre altre continuarono a essere utilizzate per secoli. La chiesa di Qinngua potrebbe essere proprio uno degli edifici caduti nell’oblio. Per stabilire quando, come e perché ciò avvenne saranno necessarie ulteriori ricerche.
Insediamenti e fattorie
Intorno alla chiesa di Qinngua, gli archeologi hanno rinvenuto anche le rovine di due o tre fattorie, segno che l’edificio religioso probabilmente non era isolato ma faceva parte di un piccolo nucleo abitato. Anche in questo caso, a dirci di più sull’insediamento saranno ulteriori indagini sul territorio.

Perché i Norreni abbandonarono la Groenlandia?
Le future ricerche potranno forse anche aiutare a risolvere una questione ancora aperta: quella che riguarda la sorte delle comunità norrene della Groenlandia. Dopo aver prosperato per secoli, dalla loro fondazione avvenuta intorno al 980 d.C., gli insediamenti norreni della Groenlandia meridionale furono progressivamente abbandonati nel corso del Quattrocento. Per molto tempo si è ritenuto che la causa fosse il brusco calo delle temperature legato alla cosiddetta “Piccola Era Glaciale“, un periodo di sensibile raffreddamento climatico globale che ha interessato la Terra – in particolare l’emisfero settentrionale – approssimativamente dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo.
Di recente, però, un team guidato dall’Università del Massachusetts – Amherst ha analizzato i sedimenti del fondo di un lago situato nei pressi di un’antica fattoria norrena alla ricerca di indizi per ricostruire il clima dell’epoca. I dati, discussi in uno studio pubblicato nel 2022 su Science Advances1, hanno rivelato che le temperature rimasero pressoché stabili durante tutto il lungo periodo di insediamento, mentre all’inizio del XV secolo si verificò una siccità prolungata e persistente.
La mancanza di pioggia ridusse drasticamente la produzione di foraggio per il bestiame in inverno, costringendo la popolazione a cambiare dieta e rendendo, alla lunga, la vita sull’isola insostenibile sotto il profilo economico e sociale. Tra le cause dell’abbandono, dunque, ci sarebbe sempre il cambiamento climatico, ma non un irrigidimento delle temperature, bensì la siccità prolungata. Le ragioni che hanno portato le comunità norrene all’esodo sono tuttavia oggetto di dibattito tra gli studiosi e molti aspetti devono ancora essere chiariti.
Il ritrovamento di Qinngua potrebbe quindi essere, secondo Christian Edelfelt Koch Madsen, “un altro piccolo indizio verso la soluzione di questo mistero”.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Nationalmuseet / ViaRitzau
- Boyang Zhao, Isla S. Castañeda, Raymond S. Bradley, Tobias Schneider, William C. Daniels, Gregory A. de Wet, Prolonged drying trend coincident with the demise of Norse settlement in southern Greenland. In: Science Advances (Vol. 8, N. 12), 23 marzo 2022. DOI: 10.1126/sciadv.abm4346 ↩︎
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 28/09/2026 19:05
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.





