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Resti di affreschi policromi, elementi architettonici e stucchi del I secolo a.C. sono emersi dagli scavi della Scuola Normale Superiore nel Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento. I reperti appartengono a un edificio situato poco a sud dell’ekklesiasterion, lo spazio destinato alle assemblee dei cittadini dell’antica Akragas, e potrebbero essere ciò che resta del grande peristilio di una domus oppure di un portico monumentale.

Resti di affreschi policromi romani scoperti negli scavi della Scuola Normale ad Agrigento
Resti di affreschi policromi romani scoperti negli scavi della Scuola Normale ad Agrigento © Scuola Normale Superiore

L’ipotesi è ancora in fase di verifica, ma gli ultimi ritrovamenti permettono di definire meglio la struttura già individuata nelle precedenti campagne. Sono infatti comparsi colonne e tracce di un porticato, insieme a numerosi frammenti di intonaco decorato, riconducibili al secondo e al terzo stile della pittura parietale romana.

Una domus o un edificio pubblico?

La destinazione dell’edificio resta uno degli interrogativi principali. Potrebbe trattarsi di una residenza privata di grandi dimensioni, una domus con un ampio spazio porticato, oppure di una struttura pubblica collegata al vicino tempio romano.

Il team di scavo al lavoro della Scuola Normale Superiore
Il team di scavo al completo © Scuola Normale Superiore

Il problema è legato anche alla trasformazione funzionale dell’area. Quando l’edificio venne realizzato, infatti, l’ekklesiasterion aveva ormai perso la propria funzione assembleare. Il nuovo complesso potrebbe quindi essere stato inserito in un paesaggio urbano profondamente diverso da quello della città greca.

«Abbiamo rinvenuto numerosi frammenti di intonaci policromi classificabili nel secondo e terzo stile», spiega Gianfranco Adornato, docente della Scuola Normale e responsabile delle indagini. Saranno gli studi sui materiali e sulla struttura a chiarire se si trattasse di uno spazio privato o di una terrazza porticata con funzione pubblica.

L’area, inoltre, continuò a essere frequentata per secoli. Gli archeologi hanno individuato anche i resti di un’abside di una piccola basilica paleocristiana, già interpretata in precedenza come un’esedra.

Dal centro civico di Akragas alla città romana

Il Poggio di San Nicola occupa una posizione strategica nella città antica. Qui si concentravano alcuni degli edifici legati alla vita pubblica di Akragas, tra cui l’ekklesiasterion, il bouleuterion (l’edificio pubblico che nell’antica Grecia era destinato alle riunioni della boulè, il consiglio cittadino che amministrava la politica e le leggi della polis) e il teatro. Lo scavo permette quindi di seguire da vicino una fase decisiva della storia urbana di Agrigento: quella in cui le strutture e gli spazi della città greca vengono progressivamente trasformati dopo l’affermazione del dominio romano.

Il team di ricerca al lavoro della Scuola Normale Superiore
Il team di ricerca al lavoro © Scuola Normale Superiore

Per la Scuola Normale si tratta della terza campagna-scuola condotta sul Poggio di San Nicola, nell’ambito delle ricerche avviate ad Agrigento nel 2020. La campagna 2026, iniziata il 7 settembre e in programma fino al 9 ottobre, ha coinvolto studenti, dottorandi e giovani ricercatori di università italiane e internazionali attraverso una seasonal school organizzata nella rete europea EELISA.

Accanto allo scavo, il progetto ha riunito competenze diverse, dall’archeologia alla data science, dalla patristica allo studio delle fonti letterarie. Un approccio interdisciplinare che punta a ricostruire non soltanto gli edifici, ma anche le trasformazioni della società e dello spazio urbano di Akragas tra età greca, romana e tardoantica.

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  • 📄 Fonte: Scuola Normale Superiore
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Data di pubblicazione registrata: 09/10/2026 13:43
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