La Madonna in trono, gli arcangeli dalle ali variopinte, la Crocifissione con l’abate Epifanio inginocchiato ai piedi della croce: nella cripta di San Vincenzo al Volturno le pitture del IX secolo raccontano un universo religioso complesso, in cui si incontrano tradizioni artistiche occidentali e influenze orientali. Dal 30 settembre sono in corso i lavori di restauro e conservazione di questo straordinario ciclo pittorico, promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Molise.
La cripta si trova nell’area archeologica di San Vincenzo Minore, nel complesso monastico di San Vincenzo al Volturno, a Castel San Vincenzo, in provincia di Isernia. Fu realizzata durante l’abbaziato di Epifanio, che guidò il monastero tra l’824 e l’842, e originariamente era una piccola chiesa dedicata a Santa Maria in Insula. Le pitture furono conservate anche quando l’edificio venne trasformato in una residenza abbaziale.

Un racconto per immagini tra Cristo, Maria e i santi
Il ciclo è attribuito ad artisti anonimi legati alla tradizione pittorica longobarda beneventana e alla scuola di miniatura beneventana. La decorazione si sviluppa sulle pareti e nell’abside, dove la Madonna Regina degli Angeli è raffigurata al centro di una sfera celeste, circondata dagli arcangeli.

Le scene della vita di Cristo comprendono l’Annunciazione, la Natività, la Crocifissione e la Resurrezione. Accanto a queste compaiono i martìri di san Lorenzo e santo Stefano, le sante vergini e diverse figure angeliche. Nella Crocifissione, Epifanio è ritratto inginocchiato ai piedi della croce con un nimbo rettangolare, segno convenzionale che indica come fosse ancora in vita quando venne dipinto.

Un elemento distintivo della decorazione è il motivo dei papaveri, che attraversa le scene e contribuisce a creare uno spazio simbolico unitario. Le figure, caratterizzate da gesti espressivi e panneggi articolati, mostrano affinità con la cultura figurativa bizantina e con altri cicli pittorici altomedievali, pur mantenendo soluzioni originali.
Pulitura, consolidamento e controllo del microclima
I lavori prevedono la pulitura e il consolidamento degli intonaci e della pellicola pittorica. In uno dei bracci della cripta sarà eseguito un intervento di restauro degli affreschi, con la definizione di una metodologia da poter applicare successivamente alle altre superfici. L’approccio segue i principi del minimo intervento e della conservazione della materia originale.

Parallelamente è stato avviato un monitoraggio microclimatico per raccogliere dati sulle condizioni ambientali che incidono sulla conservazione delle pitture e impostare un programma di manutenzione nel tempo.
La cripta, sopravvissuta al sacco saraceno dell’881 e riscoperta casualmente nel 1832, è oggi uno dei monumenti più conosciuti del sito. Gli interventi si inseriscono nel più ampio programma di tutela e valorizzazione del complesso monastico, incluso nel sito seriale Complessi monastici benedettini altomedievali in Italia, candidato all’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
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Data di pubblicazione registrata: 15/10/2026 10:17
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