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Un bancone per vendere cibi preparati in cucina, una stanza con panche in pietra, provviste conservate al piano superiore e una sala da pranzo decorata con nature morte. La Bottega di Priapo, nel Parco Archeologico di Ercolano, permette di ricostruire diversi momenti della vita quotidiana in una città romana. Dopo anni di chiusura, il complesso torna visitabile grazie agli interventi di manutenzione straordinaria che stanno interessando l’intero sito. La riapertura arriva a pochi mesi da quella del percorso del Calchidicum e comprende anche il quartiere abitativo collegato alla bottega.

I lavori hanno riguardato soprattutto gli elementi strutturali dell’area della taberna e degli ambienti residenziali. Gli architravi in legno, acciaio o cemento armato che si trovavano in cattive condizioni o non garantivano più un sostegno adeguato sono stati rimossi e sostituiti con travi in massello di azobé. Sono stati eseguiti anche interventi sulle murature antiche, con l’obiettivo di garantire la conservazione delle strutture e la sicurezza della visita.

La manutenzione straordinaria è finanziata con fondi previsti dalla legge n. 190 del 23 dicembre 2014, per l’annualità 2025-2027, e coinvolge funzionari del Parco, professionisti esterni e imprese specializzate.

Il dipinto di Priapo e il bancone della bottega

La bottega venne scoperta durante la grande stagione di scavi diretta da Amedeo Maiuri. Deve il nome all’immagine di Priapo, divinità associata alla fertilità e alla prosperità, dipinta sulla parete alle spalle del bancone. La figura è caratterizzata dal grande fallo rivolto verso l’ingresso, un dettaglio che rende immediatamente riconoscibile l’ambiente.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. seppellì Ercolano, conservando spazi, arredi e tracce delle attività che vi si svolgevano. Nella bottega, il piccolo bancone serviva per vendere i cibi preparati nella cucina, mentre una cisterna permetteva probabilmente di mantenere fresco il vino. In una stanza vicina, panche di pietra disposte lungo le pareti offrivano posti a sedere per consumare un pasto.

Le provviste erano custodite sul soppalco. Tra i contenitori recuperati figurano un’anfora che conteneva vino proveniente da Creta e altri recipienti con oltre quindici chili di favino, un legume largamente utilizzato nell’alimentazione delle città vesuviane. Questi resti documentano le merci conservate nell’esercizio e contribuiscono a ricostruire le abitudini alimentari della popolazione.

Una sala da pranzo dietro il bancone

Gli ambienti più appartati rivelano un’organizzazione più articolata di quella suggerita dalla semplice area di vendita. Un passaggio dietro il bancone conduceva a un locale utilizzato come deposito, dove erano conservate pentole, stoviglie e altre provviste. Da qui si accedeva a una sala da pranzo con pareti decorate da affreschi a fondo bianco e riquadri rossi, al cui interno erano dipinte piccole nature morte.

Una finestra collegava direttamente la sala al bancone: attraverso questa apertura potevano essere passati i piatti appena preparati. La disposizione degli spazi mostra come l’attività comprendesse sia la preparazione e la vendita di alimenti sia il servizio ai clienti in un ambiente dedicato al consumo dei pasti.

Accanto alla taberna, un edificio per gli ospiti

Alla bottega è collegato un edificio su due piani, suddiviso in numerose stanze di dimensioni ridotte. Gli archeologi ipotizzano che potesse svolgere una funzione di accoglienza, andando oltre quella di una semplice abitazione privata. La vicinanza tra i due edifici suggerisce un insieme in cui gli avventori potevano mangiare, bere, trattenersi a conversare e, forse, pernottare dopo un viaggio.

L’interpretazione come locanda con spazi per l’alloggio resta un’ipotesi archeologica, ma la distribuzione degli ambienti aiuta a immaginare le diverse attività che potevano svolgersi nel complesso. La Bottega di Priapo diventa così una testimonianza concreta della vita commerciale e sociale di Ercolano, osservata attraverso i suoi spazi di servizio, le provviste e gli ambienti destinati agli ospiti.

La direttrice del Parco Archeologico, Federica Colaiacomo, ha sottolineato che la riapertura restituisce al pubblico un luogo in cui si mangiava, si beveva, si incontravano altre persone e ci si poteva fermare per la notte. La manutenzione straordinaria, ha aggiunto, è un’attività continuativa che permette di rendere progressivamente accessibili nuove aree del sito e di tutelarne le strutture.

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  • 📄 Fonte: Parco Archeologico di Ercolano
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Data di pubblicazione registrata: 16/10/2026 13:19
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