Dopo oltre sessant’anni di oblio, torna sulle carte dell’archeologia subacquea il sito romano di Punta Chiappa, a Camogli, in Liguria. Durante un’attività addestrativa, i Carabinieri Subacquei di Genova hanno individuato un’anfora romana integra a oltre 40 metri di profondità, nelle acque dell’Area Marina Protetta di Portofino. Le successive immersioni, condotte con il supporto del Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea della Soprintendenza ligure, hanno permesso di censire nove anfore e di riconoscere il contesto segnalato alla fine degli anni Cinquanta da Duilio Marcante, figura storica della subacquea italiana.

Le anfore, in parte inglobate nelle concrezioni e saldate al fondale roccioso, sono difficili da individuare. Due esemplari sono stati recuperati perché particolarmente esposti al rischio di sottrazione. I primi esami hanno identificato un carico omogeneo di anfore vinarie Dressel 1A, prodotte nell’area tirrenica e databili tra la fine del II e i primi anni del I secolo a.C. Per ora non è possibile stabilire le dimensioni dell’imbarcazione né confermare la presenza di altri resti: serviranno nuove ricognizioni.

La segnalazione del 1959 e le ricerche di Lamboglia
La vicenda risale al novembre 1959, quando Duilio Marcante segnalò alla Soprintendenza e al Centro sperimentale di archeologia sottomarina di Albenga la presenza di anfore incastrate tra le rocce e ricoperte da organismi marini. Durante le immersioni furono recuperati alcuni esemplari, mentre sul fondale sembrava esserci un possibile accumulo di reperti, in parte coperto dai sedimenti.
Nel maggio 1960 Marcante tornò sul posto con Gianni Roghi, collaboratore del Centro diretto da Nino Lamboglia, ma le verifiche non permisero di ritrovare il presunto accumulo. Lamboglia presentò il caso al convegno internazionale di archeologia subacquea di Barcellona del 1961, ipotizzando che il sito potesse essere stato depredato. Da allora se ne erano perse le tracce.

Un carico da proteggere
La riscoperta consente oggi di riaprire quel dossier e di collegare le nuove evidenze alle testimonianze storiche. Secondo Simon Luca Trigona, responsabile dello S.T.A.S. Liguria, la corrispondenza con il sito segnalato da Marcante può essere confermata. Il carico documenta una fase significativa dei traffici commerciali romani lungo la costa ligure, in un periodo successivo alla conquista romana della Gallia meridionale.

Il sito è ora sottoposto a sorveglianza e monitoraggio. Le prossime indagini dovranno chiarire l’estensione del deposito e l’eventuale presenza di ulteriori resti del relitto, mentre la tutela richiederà anche attenzione alla frequentazione subacquea dell’area.
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- 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria
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Data di pubblicazione registrata: 26/10/2026 22:06
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