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I fondali di Lampedusa continuano a rivelare importanti testimonianze del passato. Nell’ambito delle attività di tutela del patrimonio culturale sommerso, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, insieme ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, al Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e alla motovedetta dei Carabinieri di Lampedusa, ha condotto una significativa operazione di ricognizione e recupero archeologico.

Un gruppo di persone sulla riva di una spiaggia, con ombrelloni rossi sullo sfondo. Un subacqueo è in acqua, mentre gli altri osservano dalla costa.
© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

Le attività si sono concentrate in due diverse aree dell’isola e hanno portato al recupero di reperti databili tra la tarda età repubblicana romana e il periodo tardoantico. I materiali, trovandosi a bassa profondità e in parte dissabbiati, risultavano particolarmente esposti al rischio di essere depredati.

Guarda il 📽️video: Lampedusa, il mare restituisce decine di anfore e reperti di età romana

Anfore e reperti recuperati a Cala Guitgia

Nel tratto di mare antistante Cala Guitgia, tra i 100 e i 200 metri dalla costa e a profondità comprese tra 3 e 6 metri, sono stati recuperati 44 reperti archeologici. Tra questi figurano due anfore da trasporto parzialmente conservate, numerosi frammenti di colli, anse e puntali di anfore, oltre a un manufatto in piombo probabilmente utilizzato come peso da rete o collegato alle operazioni di recupero delle ancore.

Oggetto sommerso, un pezzo di plastica trasparente e un'etichetta bianca sul fondo del mare.
© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

Ritrovamenti anche al Molo della Madonnina

Ulteriori rinvenimenti sono avvenuti nei pressi del Molo della Madonnina, dove gli archeologi hanno recuperato altri otto reperti a profondità comprese tra 8 e 10 metri. Il gruppo comprende tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un puntale di anfora da trasporto e diversi materiali ceramici.

Possibili relitti sotto la sabbia

Durante le operazioni, gli specialisti hanno inoltre individuato anomalie sotto lo strato sabbioso che potrebbero appartenere a strutture di relitti sommersi. Le evidenze saranno oggetto di future indagini per verificarne la natura e il valore archeologico.

Fondale marino con una struttura subacquea, una corda gialla e un avviso di segnalazione accanto a un roccia.
© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana
Un oggetto metallico arrugginito parzialmente sepolto nella sabbia sott'acqua.
© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana
Fondale marino con diversi oggetti, tra cui recipienti e detriti, circondati da alghe, con una scala di misurazione e un segnaposto con la lettera B.
© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

L’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato come l’intervento dimostri l’importanza della collaborazione tra istituzioni nella salvaguardia del patrimonio culturale subacqueo, permettendo di preservare e valorizzare testimonianze storiche che il mare custodisce da secoli.

Un fossile di conchiglia su un fondo marino con detriti e un'etichetta identificativa.
© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

I reperti sono stati affidati agli organi competenti per le operazioni di studio, catalogazione e conservazione, in vista di una futura valorizzazione scientifica e pubblica.

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  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅

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