Restituire un’identità ai soldati caduti nei conflitti del Novecento e ancora oggi privi di nome e di sepoltura. È l’obiettivo del protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Difesa, sottoscritto il 27 ottobre al Complesso monumentale del San Michele. L’accordo punta a rendere più strutturata la collaborazione tra le Soprintendenze e l’Ufficio per la Tutela della Cultura e della Memoria della Difesa, favorendo lo scambio di informazioni e il coordinamento delle attività di recupero.
Il protocollo riguarda i resti dei caduti che continuano a riaffiorare sui monti, nelle valli e lungo gli antichi fronti di guerra. Si tratta di militari di diverse nazionalità, le cui vicende personali sono spesso rimaste sconosciute. Per ricostruirne l’identità e restituire loro una sepoltura, l’intesa prevede l’integrazione di competenze archeologiche, storico-documentarie, antropologiche e forensi.

Il recupero con metodo archeologico
Un aspetto centrale dell’accordo è l’impiego della metodologia archeologica stratigrafica per il recupero dei resti mortali. Lo scavo e la documentazione del contesto consentono infatti di conservare informazioni che andrebbero perdute con una rimozione non specialistica: la posizione dei corpi, gli oggetti personali e le tracce materiali legate agli eventi bellici possono contribuire a ricostruire le circostanze della morte e le storie individuali.
A queste attività si affiancheranno analisi antropologico-forensi, bioarcheologiche e genetiche, insieme alle ricerche negli archivi. L’obiettivo è mettere in relazione i dati scientifici con le fonti documentarie, così da arrivare, quando possibile, all’identificazione dei caduti.
Una collaborazione tra ricerca e memoria
Il Generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, capo dell’Ufficio per la Tutela della Cultura e della Memoria della Difesa, ha definito la firma un atto di giustizia storica e di rispetto verso chi ha perso la vita nei conflitti. Il direttore generale Fabrizio Magani ha sottolineato invece il valore della ricerca archeologica per documentare e interpretare ogni rinvenimento, preservando le informazioni contenute nei contesti.
L’intesa riconosce dunque ai resti dei caduti un duplice valore: testimonianze umane da trattare con rispetto e fonti storiche da indagare con rigore scientifico. Il lavoro congiunto dei due Ministeri mira a trasformare ogni recupero in un percorso di ricerca capace, quando le evidenze lo consentono, di restituire un nome e una storia a chi è rimasto senza identità.
Immagine in apertura: Cimitero militare di Asiago “Generale Euclide Turba” in una foto d’epoca. Wikimedia Commons
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- 📄 Fonte: Ministero della Cultura ✅
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Data di pubblicazione registrata: 27/10/2026 19:38
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