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Cento reperti archeologici restituiti dagli Stati Uniti e una mostra che riunisce alcune delle più importanti sculture bronzee degli imperatori romani, disperse per decenni tra Paesi e collezioni. Ai Musei Archeologici di İstanbul, la Turchia presenta due risultati del lavoro di recupero del proprio patrimonio: il rientro di opere che coprono un arco cronologico di oltre duemila anni, dalla prima età del Bronzo all’epoca romana, e l’apertura di “No Way Out: Boubon”, dedicata alle sculture sottratte all’antica città nella provincia di Burdur.

Scultura in bronzo di un busto, esposta su un supporto, con un poster sullo sfondo che riporta la scritta 'BOUBON'.

Tra i cento beni rientrati dagli Stati Uniti, quaranta provengono da Horoztepe, nel distretto di Erbaa, nella provincia di Tokat. Si tratta di strumenti musicali cerimoniali, armi e recipienti metallici databili tra il 2300 e il 2000 a.C., testimonianze della lavorazione dei metalli nell’Anatolia della prima età del Bronzo. Il confronto con i materiali archeologici e la documentazione storica ha permesso di ricostruirne la provenienza e sostenere la restituzione, avvenuta a quasi settant’anni dal saccheggio.

Scultura di testa umana in primo piano, con un torso femminile sfocato sullo sfondo.

Altri quarantaquattro reperti sono lastre architettoniche in terracotta provenienti da Düver, nella provincia di Burdur. Risalgono al VI secolo a.C. e facevano parte dei sistemi di copertura e rivestimento degli edifici. Il gruppo, restituito dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles, sarà ricongiunto agli altri elementi di Düver già conservati nei Musei Archeologici di İstanbul. Il ritorno prosegue un percorso che ha visto precedenti restituzioni dagli Stati Uniti nel 2022, dalla Danimarca nel 2024 e dal Virginia Museum of Fine Arts nel 2025.

Tra gli altri beni figurano un ritratto proveniente da Afrodisia, maschere teatrali e statuette di divinità femminili. Per il ritratto è stato determinante anche un documento d’archivio: un verbale del 1976 nel quale il magistrato incaricato di un caso di furto segnalava la scomparsa di ulteriori reperti, oltre a quelli già individuati.

Boubon, i bronzi degli imperatori tornano insieme

La mostra “No Way Out: Boubon” affronta una vicenda diversa, quella delle sculture bronzee trafugate negli anni Sessanta dal Sebasteion, il santuario dedicato agli imperatori romani e alla famiglia imperiale nell’antica città di Boubon, nei pressi dell’attuale villaggio di İbecik.

Durante gli scavi clandestini le statue furono smembrate: teste, torsi e arti finirono in Paesi e collezioni differenti, separati anche dai piedistalli sui quali erano collocati. Le ricerche dell’archeologa Jale İnan contribuirono a ricostruire i collegamenti tra iscrizioni, basi e sculture conservate all’estero. In seguito, le indagini hanno integrato fotografie storiche, registri museali e testimonianze degli abitanti di İbecik.

Uno dei riscontri più significativi riguarda la statua di Marco Aurelio: la corrispondenza tra il calco dei piedi e gli incavi del piedistallo ha fornito un elemento concreto per ricondurla a Boubon. Le analisi del terreno e degli isotopi del piombo, con il contributo delle ricerche condotte in Germania da Ernst Pernicka, hanno ulteriormente sostenuto l’attribuzione.

Tra i bronzi recuperati nel corso degli anni figurano quelli raffiguranti Lucio Vero, Settimio Severo, Caracalla e Marco Aurelio. Riunirli consente di riconsiderarli come parti di un unico complesso monumentale, restituendo informazioni sul santuario e sulla sua storia. Gli scavi a Boubon, ripresi nel 2023 sotto il coordinamento del Museo Archeologico di Burdur, proseguono per mettere in relazione le opere recuperate con le nuove evidenze sul terreno.

Pannello di terracotta decorato con una figura di guerriero a cavallo e una creatura mitologica, con dettagli dipinti in rosso e nero.

Le restituzioni sono il risultato della collaborazione tra il Ministero della Cultura e del Turismo turco, la Procura distrettuale di Manhattan e Homeland Security Investigations. Nel maggio 2026, la documentazione scientifica condivisa con le autorità statunitensi ha permesso di bloccare la vendita all’asta di altri reperti anatolici e di ottenerne il ritorno. La presentazione a İstanbul offre così l’occasione di ricomporre, almeno in parte, storie e contesti rimasti a lungo separati.

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  • 📄 Fonte: Ambasciata di Türkiye
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Data di pubblicazione registrata: 03/11/2026 13:31
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