Non soltanto musica e grandi interpreti, ma anche contratti, corrispondenze, scelte editoriali, scenografie e costumi. La nascita di un’opera lirica è il risultato di un lavoro articolato, nel quale l’ispirazione del compositore incontra le competenze e gli interessi di numerose figure professionali. È proprio questo universo, solitamente nascosto agli spettatori, il protagonista di “Verdi oltre il sipario. Creare l’opera nell’Italia moderna”, la mostra allestita negli Appartamenti dei Principi di Palazzo Carignano, a Torino, dal 22 ottobre 2026 al 15 febbraio 2027.

Curata da Gabriele Dotto e realizzata dall’Archivio Storico Ricordi, in collaborazione con l’Archivio Storico del Teatro Regio Torino, l’esposizione ricostruisce le diverse fasi che conducevano alla realizzazione di uno spettacolo verdiano. Il percorso si sviluppa attraverso documenti, riproduzioni di manoscritti, lettere, contratti, prime edizioni a stampa, bozzetti e figurini, con un’attenzione particolare a tre opere: Otello, Falstaff e La traviata.
Ne emerge un racconto che supera la dimensione strettamente musicale per restituire il funzionamento dell’industria teatrale italiana tra Ottocento e Novecento, quando la realizzazione di un’opera coinvolgeva compositori, librettisti, editori, scenografi, cantanti e istituzioni teatrali.
Verdi, Boito e Giulio Ricordi: come nasceva un’opera
Uno dei fili conduttori della mostra è il rapporto tra Giuseppe Verdi, Arrigo Boito e Giulio Ricordi, una collaborazione fondamentale per la realizzazione di Otello e Falstaff.
Le lettere scambiate tra i tre protagonisti documentano il percorso creativo che portò alla trasformazione dei progetti musicali in spettacoli destinati ai principali palcoscenici italiani. La collaborazione con Boito, autore dei libretti ispirati alle opere di Shakespeare, rappresenta uno dei momenti più significativi dell’ultima fase della carriera verdiana.
Accanto al lavoro del compositore e del librettista emerge quello di Giulio Ricordi, editore musicale e figura centrale nell’organizzazione delle produzioni. Il suo ruolo non si limitava alla pubblicazione delle partiture, ma comprendeva la gestione dei rapporti con i teatri, la tutela dei diritti editoriali e il coordinamento di numerosi aspetti legati alla messa in scena.

La mostra permette così di osservare come il successo di un’opera dipendesse anche da un complesso equilibrio tra creatività artistica, organizzazione, investimenti economici e strategie editoriali.
I figurini e le scenografie: l’immagine dell’opera prende forma
Una parte importante del percorso è dedicata alla dimensione visiva dello spettacolo. I figurini realizzati da Alfredo Edel e Adolf Hohenstein, insieme ai bozzetti scenografici e ai disegni per l’attrezzeria, documentano le scelte estetiche che accompagnavano la preparazione delle produzioni verdiane.

Tra le testimonianze più interessanti figura anche la disposizione scenica predisposta per Otello. Il documento mostra l’attenzione di Giulio Ricordi per la possibilità di riprodurre l’allestimento della prima rappresentazione anche in altri teatri, attraverso indicazioni capaci di mantenere una certa coerenza tra le diverse produzioni.
L’opera, dunque, non era soltanto una partitura da eseguire, ma un progetto complessivo che doveva poter essere trasferito sul palcoscenico e adattato alle esigenze delle strutture teatrali.
Otello alla Scala: il debutto raccontato da Giulio Ricordi
Tra i documenti più significativi esposti a Palazzo Carignano c’è il libretto di Otello annotato da Giulio Ricordi durante la sera della prima rappresentazione, andata in scena al Teatro alla Scala il 5 febbraio 1887.
Le annotazioni restituiscono una testimonianza diretta dell’accoglienza riservata all’opera e ai suoi protagonisti. Sulle pagine del libretto Ricordi registrò le reazioni del pubblico, gli applausi e le chiamate al proscenio per Verdi, Boito e gli interpreti.
Si tratta di una sorta di cronaca personale del debutto, preziosa perché permette di avvicinarsi non soltanto all’evento teatrale, ma anche all’atmosfera che accompagnò il ritorno di Verdi sulle scene dopo un lungo periodo di silenzio operistico.
Per quella rappresentazione la casa editrice Ricordi aveva inoltre predisposto un’edizione speciale del libretto. Una doppia pagina ripiegata consentiva di seguire su tre colonne un complesso concertato, facilitando la lettura del testo durante l’esecuzione.
Francesco Tamagno, il primo interprete di Otello
La prima scaligera del 1887 ebbe come protagonista il tenore torinese Francesco Tamagno, primo interprete assoluto del ruolo di Otello.
La sua presenza nella mostra è evocata attraverso alcuni costumi appartenuti al cantante, conservati nell’Archivio Storico del Teatro Regio Torino. Si tratta di testimonianze materiali che affiancano la documentazione cartacea e restituiscono una dimensione concreta dell’esperienza teatrale.
I costumi permettono di osservare da vicino il rapporto tra il personaggio, l’interprete e il lavoro sartoriale necessario per trasformare un progetto artistico in una presenza scenica.
Falstaff e la ricerca della ricostruzione storica
Un altro nucleo espositivo è dedicato a Falstaff, l’ultima opera di Verdi, rappresentata per la prima volta alla Scala il 9 febbraio 1893.
Tra gli episodi raccontati dalla mostra c’è l’iniziativa di Giulio Ricordi, che incaricò lo scenografo Adolf Hohenstein di recarsi in Inghilterra per studiare architetture e abiti d’epoca. L’obiettivo era raccogliere riferimenti utili alla ricostruzione dell’ambientazione storica dell’opera.
L’episodio testimonia l’attenzione dell’editore per la coerenza visiva degli allestimenti. Verdi, tuttavia, aveva un approccio più pragmatico: era interessato soprattutto all’efficacia funzionale delle scene e commentò con ironia l’iniziativa di Ricordi in una lettera.
A completare questa sezione è esposta la riproduzione della partitura autografa di Falstaff, aperta sulla fuga conclusiva «Tutto nel mondo è burla». Un passaggio musicale che sintetizza lo spirito dell’opera e costituisce uno dei momenti più riconoscibili della produzione del compositore.
La traviata: il rapporto tra teatro, politica e censura
Il percorso si conclude con La traviata, opera che permette di affrontare un tema diverso ma altrettanto importante: il rapporto tra creazione artistica, società e potere politico.
La vicenda della protagonista, Violetta Valéry, e l’ambientazione contemporanea rispetto all’epoca della composizione contribuirono a rendere particolarmente delicata la prima rappresentazione dell’opera, che incontrò le resistenze della censura.
La mostra presenta il libretto con le annotazioni di Francesco Maria Piave, librettista dell’opera, relative ai movimenti scenici, accostandolo alle correzioni imposte dalla censura nel 1853.
Sono esposte anche due lettere scritte da Verdi a Torino e conservate presso la Bibliothèque nationale de France. Nella prima il compositore commenta il successo ottenuto dall’opera a Parigi nel 1864; nella seconda racconta a Camille Du Locle il viaggio attraverso il traforo ferroviario del Fréjus, inaugurato nel 1871.
I costumi del Teatro Regio: dalla memoria di Tamagno alle produzioni contemporanee
Accanto ai materiali documentari dell’Archivio Ricordi, la mostra presenta alcuni costumi provenienti dall’Archivio Storico del Teatro Regio Torino.
Oltre agli abiti appartenuti a Francesco Tamagno, il pubblico può ammirare due creazioni più recenti realizzate dalla Sartoria del Teatro Regio per altrettante produzioni verdiane. La prima è un vestito regale in seta damascata rossa, firmato da Richard Hudson per l’allestimento di Simon Boccanegra diretto da Graham Vick nel 2003.
La seconda è un abito da festa in shantung fucsia, realizzato per Violetta nella produzione de La traviata firmata da Laurent Pelly nel 2009.
Il confronto tra questi manufatti e i costumi storici di Tamagno permette di osservare l’evoluzione dei linguaggi sartoriali e delle soluzioni sceniche. Allo stesso tempo, mette in evidenza la continuità di un sapere artigianale che rimane indispensabile per il teatro d’opera.
Palazzo Carignano e il legame di Verdi con Torino
La scelta di Palazzo Carignano come sede della mostra non è casuale. L’edificio, uno dei più importanti esempi del barocco piemontese, è legato anche alla storia politica di Giuseppe Verdi.
Nel 1861 il compositore fu infatti eletto deputato del primo Parlamento del Regno d’Italia, insediato proprio a Palazzo Carignano. La sua partecipazione alla vita parlamentare, maturata anche in seguito alle sollecitazioni di Camillo Benso di Cavour, costituisce un capitolo meno conosciuto della sua biografia.
La mostra trova spazio negli Appartamenti di Mezzanotte, ambienti che vengono aperti al pubblico per la prima volta dopo un articolato intervento di restauro e riallestimento. Gli spazi, a lungo utilizzati dagli uffici del Ministero della Cultura, comprendono saloni affrescati e la Galleria degli stucchi, testimonianze dell’architettura di Guarino Guarini.
Particolare interesse rivestono anche le decorazioni delle volte, con le scene mitologiche realizzate da Stefano Maria Legnani, detto Legnanino, destinate alla celebrazione della figura del principe.
Viva (il) Verdi: tre concerti gratuiti accompagnano la mostra
L’esposizione rientra nel programma Viva (il) Verdi, promosso dal Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino in occasione del novantesimo anniversario del riconoscimento dell’istituzione come Regio Conservatorio di Musica.
Il progetto coinvolge diverse realtà culturali cittadine, tra cui le Residenze Reali Sabaude, l’Archivio Storico Ricordi, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e il Teatro Regio Torino. Mostre, concerti, incontri e iniziative di ricerca concorrono a raccontare l’eredità del compositore e il suo rapporto con la città.
Ad accompagnare la mostra di Palazzo Carignano è previsto anche un ciclo di tre concerti gratuiti:
- 19 novembre 2026, ore 17: Siss Quartet, quartetto di sassofoni.
- 17 dicembre 2026, ore 17: Trio d’ance all’opera.
- 21 gennaio 2027, ore 17: Ensemble di Corni del Conservatorio.
Il progetto ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, riconoscimento che ne sottolinea il valore culturale e la dimensione condivisa tra le istituzioni coinvolte.
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ Verdi oltre il sipario. Creare l’opera nell’Italia moderna
📍 Torino, Appartamenti dei Principi, Palazzo Carignano, via Accademia delle Scienze 5
📅 22 ottobre 2026 – 15 febbraio 2027
🌐 Info: museipiemonte.cultura.gov.it/index.php/category/palazzo-carignano/
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Data di pubblicazione registrata: 03/11/2026 10:23
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