A Pompei il passato torna a fiorire. Con la messa a dimora di oltre 4.000 piante tra rose antiche, viole, ruscus, ciliegi, viti e meli cotogni, la Casa del Giardino di Ercole, nota anche come “Casa del profumiere”, è stata restituita al suo antico splendore produttivo e sensoriale.
L’intervento di valorizzazione, inaugurato mercoledì 11 giugno, rientra in un più ampio progetto del Parco Archeologico di Pompei volto a integrare paesaggio, archeologia e cultura materiale.

Un progetto tra archeologia e botanica restituisce vita e identità alla “Casa del profumiere” grazie a uno studio scientifico e una sponsorizzazione privata.
Foto: Parco Archeologico Pompei

Un giardino produttivo e simbolico

La casa, che risale al III sec. a.C., prende il nome da una statua di Ercole rinvenuta nel larario del giardino. Era una tipica domus a schiera, dotata di orto, che nel tempo si trasformò in una struttura produttiva per la coltivazione di fiori e la fabbricazione di profumi.
Il giardino fu risistemato dopo il terremoto del 62 d.C., con ampliamenti ottenuti demolendo le case vicine. Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., l’attività era ancora in corso, come testimoniano bottigliette in vetro per profumi e materiali da costruzione trovati negli ambienti.

Foto: Parco Archeologico Pompei

Intervento filologico

Il progetto, frutto di una sponsorizzazione tecnica dell’Associazione ROSANTIQUA, ha previsto:

  • Il ripristino del piano di campagna originario e del sistema di irrigazione antico, unico nel suo genere a Pompei.
  • La ricostruzione dei pergolati e la piantumazione di specie botaniche storicamente documentate, tra cui 800 rose antiche, 1.200 viole e 1.000 piante di ruscus.
  • La riproduzione in terracotta della statua di Ercole, oggi collocata nel larario accanto al triclinio estivo.

Le selezioni botaniche sono basate sugli studi della celebre botanica Wilhelmina F. Jashemski, pioniera dell’archeobotanica a Pompei negli anni Cinquanta.

Foto: Parco Archeologico Pompei

Il team di lavoro

Coordinato dal Parco Archeologico di Pompei, il progetto ha visto la partecipazione scientifica di Antonio De Simone e Salvatore Ciro Nappo (archeologia), Michele Borgongino (botanica), Luigi Frusciante e Gaetano Di Pasquale (agronomia, Università Federico II di Napoli), con la direzione dei lavori di Raffaele Serafino. La supervisione è stata curata dai funzionari del Parco e dall’Area Verde, in particolare da Claudia Buonanno, Maurizio Bartolini e Halinka Di Lorenzo.

Pompei: natura e archeologia in armonia

«Il verde di Pompei che un tempo era percepito come un problema di gestione e manutenzione, oggi è riconosciuto come componente essenziale delle aree archeologiche, nonché del progetto di azienda agricola del Parco» ha dichiarato il direttore Gabriel Zuchtriegel. «Questa fusione tra natura e archeologia era viva già in antico e oggi viene restituita grazie a un’attenta cura scientifica e alla collaborazione tra pubblico e privato».

Foto: Parco Archeologico Pompei

La Casa del Giardino di Ercole sarà visitabile ogni martedì come “Casa del giorno”, offrendo al pubblico l’esperienza unica di immersione sensoriale tra profumi, colori e storia.

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