Tra la primavera e l’autunno del 1525, contadini, artigiani e comunità vallive del principato di Trento insorsero contro imposizioni fiscali e diritti feudali, sfidando l’autorità vescovile e imperiale. Uno dei principali centri della rivolta, che partì dall’attuale Alto Adige, fu l’Abbazia di Novacella, che insieme alla città di Bressanone fu invasa, il 12 maggio di quell’anno, da circa 5.000 contadini provenienti dalla Valle Isarco e dalla Val Pusteria.
Tra loro c’era Michael Gaismair, allora scrivano del vescovo, che aiutò i ribelli a prendere il palazzo vescovile e venne eletto Feldhauptmann, comandante supremo della rivolta. Davanti all’abbazia declamò i 30 “Articoli di Novacella”, proposte di riforma – rivoluzionarie e avanti rispetto ai tempi – che chiedevano giustizia sociale, uguaglianza di fronte alla legge e l’esautorazione del clero e della nobiltà.

La rivolta dilagò presto in tutta la regione. Castelli, monasteri, residenze signorili furono assaltate e saccheggiate. Bolzano fu occupata e Trento assediata, costringendo il vescovo di quest’ultima a riparare a Riva. Violenze e rappresaglie non si contarono. A Nomi, a sud di Trento, il signorotto locale Pietro Busio morì nell’incendio della torretta del suo palazzo.
Rivolta repressa nel sangue
La rivolta alla fine fu repressa nel sangue. Attirati in piazza a Trento col pretesto di una festa di conciliazione, un gran numero di contadini furono circondati dalle truppe del Principe Vescovo e i leader ribelli catturati, torturati e uccisi. Alcuni finirono impiccati, altri accecati o mutilati, altri ancora decapitati in Piazza del Duomo. Furono mesi tragici, il cui ricordo è rimasto impresso in maniera indelebile nella memoria locale.

Ora, a cinquecento anni di distanza, il Museo Diocesano Tridentino ripercorre quegli eventi in una mostra: “Poveri diavoli. Le rivolte contadine del 1525 nel principato vescovile di Trento“, aperta fino al 26 gennaio 2026 nel Palazzo Pretorio di Trento.
L’iniziativa si propone non solo di ricostruire uno degli episodi più turbolenti del XV–XVI secolo, ma anche di stimolare riflessioni sulla marginalizzazione, sulle lotte per la terra e sul ruolo delle narrazioni storiche nel presente.
Armi improvvisate, documenti e oggetti del tempo
Il percorso è diviso in sezioni tematiche che espongono documenti originali (concessi in prestito dalla Biblioteca Comunale di Trento), oggetti d’uso, le armi improvvisate (falci, forche, roncole) usate dai rivoltosi e opere d’arte del tempo. Particolarmente significativa è la carta di regola di Vigolo Baselga del 1513, che testimonia quali erano i diritti collettivi oggetto di contesa.

Le sezioni centrali indagano invece il lessico della protesta e la costruzione della figura del contadino fra idealizzazione evangelica e demonizzazione sociale.
Dialogo con il presente
Un tratto distintivo dell’esposizione è l’attualizzazione dei contenuti. La mostra mette in parallelo le rivolte del 1525 con conflitti agrari contemporanei, come quelli sostenuti dalla rete internazionale Via Campesina.

La sezione finale indaga l’influenza delle idee riformate (Lutero) nella diffusione di un lessico di speranza e dissenso che permeò il conflitto rurale.
La visita è accompagnata da una sonorizzazione storica (curata da Carlo Centemeri) e da un QR code per accedere a una playlist su Spotify, che propone musica coeva e immaginari sonori del tempo.

Secondo il curatore Domizio Cattoi, non si tratta semplicemente di raccontare “ciò che accadde”, ma di offrire strumenti critici per comprendere come potere, narrazione e memoria si intreccino nel racconto storico e nel presente.
La mostra si inscrive nel programma tematico Euregio 2025 “Museo. Pensa oltre”, che invita a considerare come vicende del passato possano dialogare con questioni attuali di giustizia sociale, disuguaglianza, ecologia e diritti territoriali.
Curata da Domizio Cattoi e Marta Villa, in collaborazione con Alessandro Paris, l’esposizione è accompagnata da un ricco catalogo. Ma ci sono anche itinerari tematici in città e attività didattiche mirate per le scuole.
Poveri diavoli. Le rivolte contadine del 1525 nel principato vescovile di Trento
Museo Diocesano Tridentino
Palazzo Pretorio, Piazza Duomo 18, Trento
Dal 24 ottobre 2025 al 26 gennaio 2026
Orari: 10:00-13:00 / 14:00-18:00 (chiuso il martedì)
Info: tel. 0461 234419 / prenotazioni@mdtn.it / www.museodiocesanotridentino.it

