Un viaggio straordinario nell’arte figurativa dell’antica Etruria attende i visitatori al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che ospita da domani 20 dicembre e fino al 7 aprile 2025 una mostra dedicata alle lastre di terracotta dipinte di Cerveteri. L’esposizione, intitolata “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” e curata da Daniele Federico Maras, include quattro lastre eccezionalmente conservate, risalenti alla fine del VI secolo a.C., recuperate nel 2019 grazie all’intervento della Guardia di Finanza e sottoposte a un lungo e accurato lavoro di studio e conservazione.

La collaborazione tra istituzioni pubbliche, tra cui il Ministero della Cultura, la Soprintendenza per l’Etruria Meridionale e la Direzione regionale Musei della Toscana, ha permesso di restituire al pubblico testimonianze di grande valore storico e artistico. Le lastre, ricche di colori vivaci e dettagli raffinati, offrono uno spaccato della visione etrusca di miti e riti: dallo sguardo etereo di Pentesilea alle ali iridescenti di Hermes, passando per le enigmatiche figure degli aruspici.
Mito e rito a colori su quattro lastre dipinte
Le quattro lastre di terracotta dipinte, ricostruite da una serie di frammenti, furono recuperate nell’estate del 2019 dalla Guardia di Finanza, nel corso di un’operazione di contrasto al commercio clandestino di reperti archeologici. Sono state prodotte nei decenni finali del VI secolo a.C. in un’officina della città etrusca di Caere (odierna Cervereri), probabilmente per decorare le pareti di un tempio.
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Il fregio della parte superiore, comune a tutte e quattro, rappresenta un meandro spezzato che incornicia riquadri con uccelli acquatici e motivi floreali a stella. La superficie è stata danneggiata dai maldestri tentativi di pulizia dei ladri d’arte che le hanno strappate al loro contesto.
Lastra A: il duello tra Achille e Pentesilea

L’eroe greco a sinistra, racchiuso in una pesante armatura, si ripara dietro lo scudo e si prepara a colpire la regina delle Amazzoni, che sprezzante del pericolo si scaglia verso di lui brandendo una spada insanguinata. Il volto dell’eroina, sereno e distaccato, sottolinea la scelta dell’artista etrusco di rappresentarla all’apice della gloria, subito prima che il nemico la trafiggesse.
Lastra B: una corsa di dei o di eroi?

Un uomo biondo dalla carnagione rossa brandisce un ramo dalle foglie dorate mentre insegue una donna dalla chioma riccia armata di arco: potrebbe trattarsi di Apollo e Artemide con i rispettivi attributi divini, oppure della vergine cacciatrice Atalanta sfidata alla corsa dal suo futuro sposo Melanione, che vinse la gara lasciando cadere tre mele d’oro per distrarla.
Lastra C: il Giudizio di Paride

A destra il messaggero degli dèi Hermes, dalle ali variopinte e con in mano uno scettro, precede Hera, prima delle tre dee in lizza per scegliere la più bella tra loro. In origine le altre due dee (Atena e Afrodite) e il giovane Paride chiamato a giudicare erano raffigurati su due lastre adiacenti, purtroppo andate perdute.
Lastra D: due aruspici etruschi al lavoro

Un giovane sacerdote dai capelli lunghi ha appena completato un rito di divinazione osservando gli uccelli con il lituo (il bastone ricurvo che ora tiene sulla spalla) e sta comunicando la volontà degli dèi al suo compagno con la barbetta a punta, che si affretta verso destra tenendo in mano un ramoscello con dei frutti rossi.
Il mistero del “Viaggiatore etrusco”
Accanto a questi tesori, un’altra opera si unisce alla narrazione: il cosiddetto “Viaggiatore etrusco”, un frammento dipinto databile attorno al 500 a.C. raffigurante un giovane in abiti da viaggio. Il piccolo ma prezioso frammento di lastra dipinta è stato acquistato dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano nel 2020 presso una casa d’aste di New York, con l’intento di cederlo allo Stato italiano. Il pezzo è quindi stato consegnato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Un accurato restauro a cura di Antonio Giglio ha reso possibile lo studio della decorazione e l’esposizione del reperto, prima a Venezia e poi a Roma, prima del suo arrivo ora a Firenze.

Un giovane dai tratti aristocratici
Il frammento dipinto riproduce il profilo di un giovane imberbe, a torso nudo, che rivolge lo sguardo in basso a sinistra con atteggiamento pensoso. I lunghi capelli rossi sono raccolti in robuste trecce che ricadono sulle sue spalle e sulla schiena, mentre la fronte è incorniciata da un’elaborata serie di riccioli bruni. Sulla sommità del capo porta un piccolo cappello a tesa di colore grigio: il cosiddetto petaso, tipico di viandanti e viaggiatori, trattenuto da un sottile laccio che pende sotto il mento. Un lungo bastone arancione è appoggiato alla spalla destra e quello che sembra un flauto, piuttosto danneggiato, è trattenuto sotto l’ascella.
Alcuni indizi fanno pensare che l’abbigliamento del Viaggiatore sia in realtà un costume di scena. A suggerire l’ipotesi il doppio colore della capigliatura (che fa pensare a una parrucca), le dimensioni del copricapo (sensibilmente più piccolo del normale) e soprattutto la presenza del flauto, che potrebbe suggerire una performance rituale di musica e danza, del tipo che nell’antichità si chiamava ‘pantomima’. Ma se così fosse, quale ruolo poteva interpretare il personaggio rappresentato?
Viaggiatori nel mito
Nell’iconografia antica, la tenuta da viaggio è tipica di diversi personaggi: da Ulisse a Bellerofonte e da Giasone a Teseo. Salvo il primo, però, che è di regola rappresentato come maturo e barbuto, gli altri sono eroi combattenti e non pensierosi come sul nostro frammento dipinto. Esiste un solo giovane eroe mitologico che ha come caratteristica quella di meditare prima di parlare: Edipo, che spesso viene rappresentato proprio nel momento in cui risolve l’enigma della Sfinge. Ci si può pertanto chiedere se sia proprio lui il soggetto messo in scena dal “Viaggiatore”, anche se probabilmente non lo sapremo mai, a causa degli ignoti ladri che in passato hanno strappato il frammento al suo contesto d’origine.

Il direttore Maras: “Proteggere, conservare e valorizzare il patrimonio storico”
Il direttore del Museo, l’etruscologo Daniele F. Maras, ha sottolineato come questa esposizione rappresenti la piena realizzazione della missione culturale: proteggere, conservare e valorizzare il patrimonio storico:
“Grazie a iniziative espositive come questa, che fa seguito a una breve anteprima nella primavera del 2024 a Vetulonia, si porta a compimento il ciclo della tutela per le quattro lastre, dalla protezione (assicurata dalla Guardia di Finanza), alla conservazione (resa possibile dalla Soprintendenza) fino alla valorizzazione (garantita nel contesto del Museo). Solo così lo sguardo etereo di Pentesilea, l’esuberante vitalità della coppia in corsa, l’esplosione di colori delle ali di Hermes, i gesti enigmatici degli aruspici torneranno a svolgere la funzione per cui sono stati creati: comunicare con il pubblico e trasmettere la voce degli artisti del passato”.
Nonostante la perdita del contesto originario causata dagli scavi clandestini, le opere esposte a Firenze continuano a raccontare il mito e l’arte degli Etruschi cercando di riannodare i fili di una storia perduta.
Visioni di miti e riti etruschi a Firenze
Museo Archeologico Nazionale di Firenze
20 dicembre 2024 – 7 aprile 2025
a cura di Daniele Federico Maras
Info: cultura.gov.it/luogo/maf-museo-archeologico-nazionale-di-firenze

