Sei anfore, di cui tre di epoca romana e tre databili tra il XVII e il XIX secolo, sono state consegnate nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza al Parco Archeologico di Naxos Taormina. I reperti, che saranno presto valorizzati ed esposti presso il locale Museo Archeologico, erano stati rinvenuti durante un servizio di polizia ambientale.

Avvolte nei fogli di giornale

L’operazione è scattata quando i finanzieri della Compagnia di Taormina hanno individuato, nei pressi del torrente Santa Venera, nella frazione di Trappitello, un’area utilizzata come discarica abusiva. Tra vecchi indumenti e materiale di risulta, i militari hanno notato la presenza di diversi sacchi. All’interno, accuratamente avvolte in fogli di giornale e ricoperte da sedimenti marini, si trovavano le sei anfore.

Un gruppo di persone, tra cui membri della Guardia di Finanza, posano con anfore storiche in uno spazio espositivo. Sullo sfondo, sono visibili altre anfore e un video informativo.

I manufatti sono stati immediatamente sequestrati e trasmessi all’Autorità Giudiziaria di Messina, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di dispersione di beni culturali. Successivamente, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina ha effettuato una perizia, confermando l’autenticità e l’interesse archeologico dei reperti.

Due persone in uniforme e abbigliamento casual, una delle quali tiene un'anfora di grandi dimensioni, si trovano in un museo accanto a diverse anfore e reperti archeologici. Sullo sfondo, un televisore mostra un'immagine, mentre le pareti sono decorate con informazioni su altri reperti.

Tre reperti romani, tre databili tra il XVII e il XIX secolo

Secondo gli esperti, le tre anfore di maggiori dimensioni risalgono a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., testimoniando l’importanza dei traffici marittimi e commerciali in età romana lungo la costa siciliana. Le altre tre, di dimensioni ridotte, sono invece più recenti, databili tra il 1600 e il 1800, e costituiscono anch’esse un prezioso documento storico.

Il 25 settembre, dopo il nulla osta della magistratura, i reperti sono stati formalmente consegnati al Parco Archeologico, che ne curerà l’esposizione al pubblico. Un’operazione che restituisce alla collettività un frammento importante della memoria storica siciliana, sottraendolo al rischio di dispersione o traffici illeciti.

Foto: Guardia di Finanza

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