Nuovi dati da antichi oggetti, il tutto grazie ai restauri. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Padova ha recentemente ricevuto oltre 100 reperti archeologici, appartenenti a 12 corredi funerari della necropoli romana di Vicolo Pastori. I restauri, realizzati grazie a fondi ministeriali e affidati al laboratorio della ditta Docilia, hanno permesso di riportare alla luce anche gli oggetti più compromessi, contribuendo a dettagliare le pratiche rituali legate alla morte nell’antica Patavium.

Un tesoro archeologico nel cuore di Patavium
La necropoli di Vicolo Pastori è emersa nel 2010 durante lavori di edilizia urbana che hanno rivelato un’area funeraria romana con circa 130 tombe databili tra l’età augustea e gli inizi del II secolo d.C., collocate lungo l’antico asse della Via Annia, l’arteria che collegava Padova alle regioni orientali dell’Impero.
Il restauro, curato da Giuseppe Elegir e Giusi Bertolotto della Ditta Docilia, ha coinvolto un ampio ventaglio di materiali: da lucerne finemente modellate a balsamari in vetro, fino a frammenti di ognuna delle componenti di un corredo funerario. I restauratori hanno lavorato su impasti ceramici estremamente sensibili all’acqua e su pareti sottili, dove ogni intervento richiede grande manualità per salvaguardare decorazioni, ingobbi e tracce d’uso.

Reperti e riti: cosa raccontano gli oggetti
Tra i reperti spiccano oggetti di uso quotidiano trasformati in elemento simbolico del rito funerario: lucerne, balsamari in vetro, ossuari, coppe e patere. Ogni oggetto è stato pazientemente ricomposto a partire da sacchetti di frammenti, mentre grumi di terra e ossidi hanno rivelato piccole scatole in bronzo per sigilli e parti in ferro di strutture funerarie come letti o barelle.





Particolarmente rilevante è anche l’analisi dei vetri deformati dal calore della pira, che offrono indizi sui riti di cremazione e sulla loro sequenza. L’integrazione delle lacune, fondamentale per la conservazione, è stata realizzata con materiali compatibili, frutto di esperienza specifica nel campo del restauro archeologico.
L’ara circolare con la dedica di Attia Secunda al marito defunto
La necropoli ha restituito anche un’ara circolare a festoni, la cui iconografia è già stata studiata. Realizzata in pietra di Aurisina, è composta da un basamento quadrangolare, al centro del quale è stato ricavato l’alloggiamento per i resti cremati, e da un corpo cilindrico posto originariamente a copertura dell’urna.

Il monumento è decorato nella parte superiore con un fregio di tipo dorico, in quella centrale con tre ghirlande di fiori e frutta con estremità chiuse da nastri intrecciati con nodi d’Ercole, collocati sopra due teste di Satiro e una testa femminile. Completano la decorazione altri motivi vegetali e una lucertola.


Dal titulus (iscrizione) inciso sul basamento apprendiamo che l’ara era stata commissionata da una donna libera, Attia Secunda, per il defunto marito Manius Cutius Philargurus, di nascita servile ma poi affrancato. Il testo recita: M(anio) Cutio M(ani) l(iberto) Philarguro / Attia C(ai) f(ilia) Secunda uxor. Il cognomen della donna, Secunda, è ampiamente diffuso in Italia settentrionale, mentre quello del marito e i gentilizi di entrambi sono attestati per la prima volta a Padova.
In base all’analisi iconografica e allo studio epigrafico dell’iscrizione, il manufatto si può datare alla metà del I secolo d.C. ed è confrontabile con esemplari documentati fra Treviso, Oderzo e Altino.
Il restauro del “lettore”
Uno dei reperti più interessanti emersi nella necropoli di Vicolo Pastori è la cosiddetta statuina del “lettore”, il cui restauro è già stato presentato nel settembre scorso.
Si tratta di una statuina in ceramica depurata che raffigura un uomo seduto, dai tratti marcati e dall’aspetto quasi caricaturale, assorto nella lettura di un testo che tiene tra le mani.

Le figure di “lettori” seduti sono generalmente interpretate come caricature di uomini istruiti, filosofi, precettori o lectores, oppure come mimi-attori che si esibivano durante un banchetto.

Durante l’intervento sono stati ricomposti i numerosi frammenti della statua mentre la parte mancante è stata integrata sulla base di confronti con figure simili rinvenute nei pressi di Lione (Francia) e di Colchester (Inghilterra). Il restauro, motivato da esigenze conservative ed espositive, richiede spesso una ricerca approfondita che diventa parte integrante dello studio.


Il “lettore” dopo il restauro. Foto credits: archivio Sabap Pd Tv e Bl. photo Docilia snc, rielaborazione Sara Emanuele
Nuove prospettive di ricerca
I reperti restaurati sono stati imballati con grande cura e preparati per le fasi successive di rilievo grafico e inventariazione. Parallelamente, i resti ossei saranno oggetto di uno studio approfondito all’interno di un progetto di dottorato dell’Università di Padova, che promette di approfondire ulteriormente la conoscenza dei rituali funerari e dell’organizzazione sociale di Patavium.
📘 Fonte scientifica (primaria)
- 📄 Comunicati stampa ufficiali della Soprintendenza
- 📄 C. Rossi, Le necropoli urbane di Padova romana, Scuola di Dottorato in Studio e Conservazione dei Beni Archeologici e Architettonici Indirizzo in Scienze Archeologiche XXIII ciclo, Università di Padova
- 📄 Elena Pettenò, Patrizia Toson, Ornata sepulcra. Una rilettura dell’ara di vicolo Pastori dopo il restauro. In: Il dono di Altino Scritti di archeologia in onore di Margherita Tirelli. Antichistica 23, Archeologia 5, Università Ca’ Foscari, 2019, pp. 151-170. http://dx.doi.org/10.30687/978-88-6969-380-9/011
Il nostro articolo è una sintesi divulgativa delle fonti scientifiche citate.


