Il Ministero della Cultura ha confermato l’acquisizione dell’“Ecce Homo” di Antonello da Messina, che era stata anticipata da indiscrezioni giornalistiche e dalla stessa Sotheby’s. L’opera è stata acquistata, tramite la Direzione generale Musei, per 14,9 milioni di dollari.
A comunicarlo è stato il ministro Alessandro Giuli, che ha definito l’operazione strategica per l’ampliamento e la valorizzazione del patrimonio pubblico. Il dipinto sarebbe stato battuto all’asta il 1° febbraio con una stima compresa tra 10 e 15 milioni di dollari, ma il “forte interesse” manifestato dal MiC ha portato al ritiro del lotto e all’avvio di una trattativa privata.
Una tavola dipinta su due lati
L’opera, realizzata tra il 1460 e il 1465, è una piccola tavola dipinta su entrambi i lati, misura appena 19,5 × 14,3 centimetri ed è considerata un unicum nella produzione dell’artista, al quale sono attribuite con certezza circa quaranta opere.
Sul fronte è raffigurato un intenso Ecce Homo: Cristo, coronato di spine, guarda direttamente lo spettatore nel momento in cui, secondo il Vangelo di Giovanni, Pilato lo presenta alla folla. Il volto segnato, gli occhi arrossati e l’impostazione ravvicinata costruiscono un’immagine di forte coinvolgimento emotivo, in cui l’eredità fiamminga si unisce a una resa psicologica nuova per il contesto italiano del tempo.

Sul retro compare un San Girolamo penitente, inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, allusione alla traduzione latina della Bibbia. Il paesaggio roccioso, punteggiato da specchi d’acqua e reso con minuzia quasi miniaturistica, conferma l’attenzione di Antonello per le novità provenienti dalle Fiandre.
Il primo “Ecce Homo” del maestro
Secondo gli studiosi, si tratterebbe del primo Ecce Homo eseguito da Antonello, soggetto che l’artista svilupperà in diverse versioni oggi conservate in musei internazionali, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola di Genova fino al Collegio Alberoni di Piacenza.
In queste opere Antonello rielabora l’iconografia bizantina dell’Uomo dei dolori in un’immagine più diretta e umana, destinata a grande fortuna. La tecnica, legata a un uso pionieristico dell’olio, gli consente di ottenere sfumature tonali e passaggi cromatici che influenzeranno profondamente la pittura veneziana, in particolare Giovanni Bellini.
Una storia collezionistica internazionale
Come molte opere di Antonello, anche questa tavola ha trascorso gran parte della sua storia fuori dall’Italia. All’inizio del Novecento era documentata in una collezione privata spagnola; nel 1967 passò alla galleria Wildenstein & Co. di New York. In seguito fu venduta tramite trattativa privata da Sotheby’s al gallerista Fabrizio Moretti e poi ceduta a un ultimo proprietario, probabilmente un collezionista cileno.
L’attribuzione ad Antonello si deve a Federico Zeri, che nel 1985 riconobbe la mano del maestro in quella che definì un’opera giovanile fino ad allora ignota alla letteratura artistica.
Le dimensioni ridotte e le tracce di usura, in particolare sul retro con il San Girolamo, suggeriscono una funzione devozionale privata. Secondo Zeri, la tavola sarebbe stata a lungo trasportata in una bisaccia e ripetutamente baciata, circostanza che spiegherebbe l’evidente consumo della superficie pittorica.
Dove sarà esposta?
Non è ancora stata resa nota la futura collocazione dell’opera. Tra le ipotesi circolate figurano il Museo di Capodimonte e la Pinacoteca di Brera. Il professor Giuseppe Campagna, dell’Università di Messina, ha invece auspicato la destinazione al Museo regionale Accascina, sottolineando il legame tra il dipinto e la città natale dell’artista.
La scelta finale avrà un peso non solo museografico ma anche simbolico, considerando la rarità delle opere autografe di Antonello e il valore storico del primo Ecce Homo noto.



