Il “Sacrario blu” della Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista npj Heritage Science. Le analisi scientifiche, condotte dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) insieme al Parco Archeologico di Pompei e all’Università degli Studi del Sannio, hanno esaminato il pigmento blu che rivestiva le pareti della stanza (il famoso il blu egizio o caeruleum per gli antichi romani).

Fra il 50% e il 90% del salario di un legionario
La caratterizzazione multi-scala del pigmento, che ha visto più metodologie di indagine (da quelle non distruttive a quelle microdistruttive, dalla scala atomica a quella macroscopica) ha permesso di quantificare gli esatti quantitativi di colore applicati tramite la tecnica dell’affresco e, pertanto, di stimare i notevoli costi dei pigmenti utilizzati per la decorazione, paragonandoli al costo della vita presso gli antichi romani. Le stime rivelano che i costi del solo pigmento ceruleo si aggiravano fra il 50% e il 90% del salario di un legionario.
Lo studio ribadisce la necessità di studi diagnostici integrati per la comprensione del mondo antico dal punto di vista pittorico e simbolico, ma senza dimenticare anche il lato pragmatico ed economico.
📘 Fonte scientifica
- 📄 Quraishi, M.A., Nicola, M., Weaver, J.C. et al., The Pompeiian ‘Blue Room’: in situ detection and economic estimation of Egyptian blue pigment in an ancient domestic sacrarium
- 🏛️ Massachusetts Institute of Technology (MIT), Parco Archeologico di Pompei, Università degli Studi del Sannio
- 📚 npj Herit. Sci. (peer-reviewed) 14, 132 (2026)
- 🔗 https://doi.org/10.1038/s40494-026-02349-2



