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Da dove provengono realmente i Rotoli del Mar Morto? Dove furono realizzate le pergamene, quali animali fornirono le pelli e come circolarono questi straordinari manoscritti nell’antica Giudea? Sono alcune delle domande al centro del progetto europeo Tracing Scribes and Scrolls (“Sulle tracce di scribi e rotoli”), finanziato con 2,5 milioni di euro dall’European Research Council (ERC) e coordinato dal professor Mladen Popović dell’Università di Groningen. Tra i protagonisti della ricerca figura il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, che dal 2027 analizzerà micro-frammenti delle pergamene, tracce di inchiostro, papiri egizi e perfino particelle di polvere per ricostruire la storia materiale dei manoscritti.

Rotoli del Mar Morto analisi
Uno dei Rotoli del Mar Morto (foto UniPisa)

Analisi non invasive sui Rotoli del Mar Morto

Il progetto coinvolgerà oltre 250 frammenti dei Rotoli del Mar Morto, una raccolta di pergamene e papiri che comprende i più antichi manoscritti biblici oggi conosciuti. La maggior parte dei reperti sarà studiata con tecniche completamente non invasive, mentre una selezione di campioni verrà sottoposta ad analisi di laboratorio più approfondite.

Il gruppo dell’Università di Pisa si concentrerà soprattutto sui materiali organici. Verranno esaminati circa venti micro-frammenti prelevati dai margini delle pergamene per caratterizzare il collagene, con l’obiettivo di identificare le specie animali utilizzate e ottenere informazioni sulle condizioni di allevamento e sull’ambiente di provenienza.

Parallelamente saranno analizzati gli inchiostri, cercando eventuali residui di leganti organici attraverso campioni di dimensioni microscopiche, tali da non compromettere l’integrità dei reperti.

Leggi anche: I Rotoli del Mar Morto sono più antichi del previsto: nuove scoperte grazie all’intelligenza artificiale

Papiri egizi e polveri per ricostruire le rotte dei manoscritti

I dati ottenuti saranno confrontati con quelli ricavati da papiri conservati nei Musei Egizi di Torino e Berlino, nel tentativo di individuare analogie nei materiali e identificare possibili centri di produzione.

Anche le minuscole particelle di polvere depositate sui manoscritti saranno oggetto di studio. La loro composizione potrebbe infatti conservare informazioni sugli ambienti attraversati dai rotoli nel corso dei secoli, contribuendo a ricostruirne gli spostamenti e la circolazione.

Tutte le informazioni raccolte confluiranno in modelli di intelligenza artificiale, che permetteranno di individuare correlazioni difficilmente riconoscibili con le sole analisi tradizionali.

Alla ricerca della “filigrana” dei manoscritti antichi

L’obiettivo della ricerca è individuare una sorta di firma materiale capace di distinguere le diverse aree di produzione dei manoscritti.

Come spiega la professoressa Ilaria Degano (nella foto), l’ambizione è riconoscere nei materiali antichi un equivalente della moderna filigrana cartacea, utile a ricostruire i luoghi in cui operarono gli scribi e le reti attraverso cui i manoscritti si diffusero nell’antica Giudea.

La prosecuzione di una ricerca già avviata

Il nuovo progetto rappresenta la naturale evoluzione dell’ERC “The Hands That Wrote the Bible”, al quale l’Università di Pisa aveva già partecipato con il team formato da Ilaria Degano, Maria Perla Colombini e Jacopo La Nasa.

I risultati di quella ricerca, pubblicati nel 2025 sulla rivista PLOS One, avevano consentito di affinare la cronologia dei Rotoli del Mar Morto, indicando che alcuni manoscritti risultano più antichi di quanto ritenuto in precedenza.

La nuova fase punta invece a chiarire dove furono prodotti i materiali, dove operarono gli scribi e quali percorsi seguirono i manoscritti, offrendo nuovi strumenti per comprendere la storia materiale dei testi antichi e le reti culturali del Vicino Oriente antico.

Immagine in apertura: Uno dei rotoli del Mar Morto (credit: Commons / CC BY-SA 4.0)

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  • 📄 Fonte: Università di Pisa ✅

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