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Per oltre cinque secoli è rimasto invisibile, smembrato e trasformato in semplice materiale da legatoria. Oggi il Codice di San Gaudenzo, una straordinaria raccolta di musica profana medievale, torna a raccontare la propria storia grazie a un complesso progetto di restauro e ricostruzione digitale che ha coinvolto l’Archivio di Stato di Rimini, l’Istituto centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro (ICPAL) e l’Università di Trento.

Un canzoniere medievale nascosto tra le pagine di un registro contabile

I frammenti del manoscritto erano stati riutilizzati tra il XIV e il XVI secolo per rinforzare la legatura di un registro dei censi redatto tra il 1398 e il 1503 dai monaci benedettini dell’abbazia di San Gaudenzo, nel territorio riminese. Si tratta di 179 strisce di pergamena, cucite tra le pagine del volume contabile e rimaste sconosciute fino al loro recupero nel 2025.

Il restauro ha riportato in vita un manoscritto perduto

Il progetto di ricerca è iniziato nel 2016 sotto la direzione del musicologo Francesco Zimei, docente all’Università di Trento. Dopo anni di studi, il restauro è stato affidato all’ICPAL, i cui specialisti hanno rimosso con estrema precisione ogni frammento, lo hanno restaurato, digitalizzato in alta definizione e reso nuovamente leggibile.

Codice di San Gaudenzo trento
Codice di San Gaudenzo, una pagina ricostruita – Credits: Francesco Zimei e Giacomo Pirani (Unitn) per la ricostruzione virtuale, Alfredo Corrao (ICPAL) per le fotografie. I frammenti originali sono conservati presso l’Archivio di Stato di Rimini ©Riproduzione riservata   

La successiva ricostruzione virtuale, realizzata da Francesco Zimei e Giacomo Pirani, ha permesso di ricomporre le pergamene come un gigantesco puzzle digitale, restituendo una parte consistente del manoscritto originale.

Ottantacinque composizioni tra Ars Nova italiana e musica franco-fiamminga

Il Codice di San Gaudenzo si è rivelato un’antologia di 85 composizioni, comprendente 72 brani italiani e 13 francesi, destinata probabilmente all’uso di una cappella musicale tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento.

Il repertorio documenta la tradizione dell’Ars Nova italiana, con ballate e madrigali riconducibili all’ambiente di Francesco Landini, ma testimonia anche i rapporti culturali tra la corte dei Malatesta, Firenze e la musica franco-fiamminga. Tra le composizioni figurano infatti rondeaux e chansons attribuibili a musicisti della Cappella Papale, tra cui Guillaume Du Fay.

Particolarmente significativo è il numero di opere uniche: diciannove brani non sono infatti attestati in nessun’altra fonte medievale oggi conosciuta.

Il 4 settembre il manoscritto tornerà a far sentire la sua voce

La riscoperta del codice culminerà il 4 settembre 2026 con un evento di grande valore culturale. Nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana, il celebre Ensemble Micrologus eseguirà al Teatro Galli di Rimini una selezione delle musiche recuperate, utilizzando copie di strumenti storici come viella, liuto, organo portativo, flauto e cennamella.

Sarà la prima esecuzione moderna di queste composizioni dopo oltre cinquecento anni, restituendo finalmente voce a un patrimonio musicale che si credeva perduto.

Tutte le informazioni sull’evento sono disponibili qui:
www.sagramusicalemalatestiana.it/2026/ensemble-micrologus

Il lavoro di ricerca è stato inoltre raccolto nei due volumi “Rimini, Ms San Gaudenzo III: The New Life of a Dismembered Songbook”, che inaugurano la nuova collana scientifica Ars Renovata della Libreria Musicale Italiana e che saranno presentati in occasione dell’evento riminese. Il primo tomo, a cura di Francesco Zimei, contiene gli studi dedicati al codice (saggi di Gianluca Braschi, Simonetta Iannuccelli, Giacomo Pirani, Marco Gozzi, Lucia Marchi, Matteo Leonardi, Thomas Persico, Luisa Passamani, Anita Sisino, Agathe Sultan, Marie-Antoinette Alamenciak e dello stesso Zimei). Il secondo contiene le immagini del codice, ricostruito da Francesco Zimei e restaurato digitalmente da Giacomo Pirani. Si tratta di due volumi di pregio scientifico, editoriale e tipografico, che inaugurano “Ars Renovata”, la nuova collana LIM dedicata ai facsimili dei codici musicali, la quale prende il posto della storica “Ars Nova” ampliandone i presupposti cronologici.

Immagine in apertura: Codice di San Gaudenzo, una pagina ricostruita – Credits: Francesco Zimei e Giacomo Pirani (Unitn) per la ricostruzione virtuale, Alfredo Corrao (ICPAL) per le fotografie. I frammenti originali sono conservati presso l’Archivio di Stato di Rimini ©Riproduzione riservata   

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  • 📄 Fonte: Università di Trento ✅

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