Uno dei più celebri capolavori dell’arte greca torna simbolicamente a vivere a Pompei. Il Parco Archeologico ha presentato la nuova ricostruzione scientifica in bronzo del Canone di Policleto, realizzata grazie alle storiche matrici della ex Fonderia Chiurazzi, salvate dalla dispersione e oggi al centro di un ambizioso progetto di tutela, ricerca e valorizzazione.

L’iniziativa rappresenta molto più della semplice riproduzione di una statua perduta: costituisce un importante risultato scientifico che riporta al centro del dibattito uno dei temi più affascinanti dell’archeologia classica, quello delle copie romane dei grandi originali greci.
Alla presentazione sono intervenuti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, sottolineando il valore della collaborazione tra tutela del patrimonio, ricerca scientifica e valorizzazione culturale.
Un capolavoro perduto ricostruito grazie alle copie romane

Realizzato intorno al 440 a.C., il Canone di Policleto rappresenta uno dei massimi esempi dell’ideale classico di equilibrio, armonia e proporzione. L’originale bronzeo, come la quasi totalità delle opere dei grandi maestri greci del V secolo a.C., non è giunto fino a noi.

La conoscenza della statua deriva dalle numerose copie romane, molte delle quali rinvenute proprio in Italia, con una particolare concentrazione nell’area vesuviana. Fu proprio una copia scoperta nella Palestra Sannitica di Pompei a permettere allo studioso Karl Friedrichs, nel 1863, di identificare il celebre capolavoro policleteo, dando impulso alla cosiddetta “critica delle copie”, disciplina fondamentale per la ricostruzione della scultura greca perduta.

La nuova ricostruzione presentata a Pompei nasce da oltre un secolo di studi e da una collaborazione internazionale tra ricercatori e istituzioni di Italia, Grecia e Germania, confermando il ruolo del sito vesuviano come centro di ricerca oltre che di conservazione.
Nuove ricerche cambiano il volto del Canone
La ricostruzione introduce importanti novità rispetto alle precedenti versioni realizzate nel Novecento.
Uno degli aspetti più evidenti riguarda la policromia. Le indagini scientifiche confermano infatti che le statue classiche erano originariamente dipinte con colori destinati a riprodurre in modo realistico pelle, capelli, occhi e altri dettagli anatomici, superando definitivamente l’immagine tradizionale della scultura greca completamente bianca.

Ancora più significativa è la revisione dell’arma impugnata dalla figura. Secondo le nuove analisi, il personaggio non reggerebbe una lancia (dory), bensì un giavellotto (akontion). Questa interpretazione rimette in discussione una convinzione consolidata, secondo cui il Canone coinciderebbe con il celebre Doriforo, il “portatore di lancia”. Le fonti antiche e il confronto tra le copie sembrano invece indicare che si trattasse di due opere distinte, aprendo nuove prospettive nello studio dell’opera di Policleto.
Le copie di Pompei ed Ercolano per ricostruire l’originale
Per realizzare la nuova versione del Canone sono stati utilizzati due modelli diversi. Il corpo deriva dalla celebre statua marmorea rinvenuta nel 1793 nella Palestra Sannitica di Pompei, considerata la copia più completa tra le oltre cinquanta conosciute.

Per la testa è stato invece scelto un raffinato busto bronzeo proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano, ritenuto più vicino all’originale greco.
Il giavellotto è stato realizzato con legno, cuoio e metallo, seguendo criteri filologici e sperimentali.
Le matrici Chiurazzi diventano un patrimonio vivo
L’intero progetto è stato reso possibile grazie all’acquisizione delle storiche matrici della ex Fonderia Chiurazzi, storica officina napoletana che per oltre un secolo ha diffuso nel mondo riproduzioni dei grandi capolavori dell’antichità.

Secondo il direttore Gabriel Zuchtriegel, utilizzare queste matrici rappresenta anche una forma di conservazione attiva: il gesso, infatti, tende a deteriorarsi se non viene impiegato. Da qui nasce l’idea di riattivare, in modo controllato, la produzione di copie, sostenendo contemporaneamente una tradizione artigianale che ancora oggi conserva la tecnica della fusione a cera persa, la stessa utilizzata dagli scultori greci del V secolo a.C.
📽️VIDEO Il Canone di Policleto torna a vivere a Pompei: il raccxonto del direttore Gabriel Zuchtriegel
L’obiettivo è trasformare questo patrimonio in una risorsa capace di coniugare ricerca scientifica, archeologia sperimentale, formazione professionale e sviluppo economico, restituendo nuova vitalità a uno dei simboli più importanti della cultura classica.
Un nuovo tassello per comprendere l’arte greca
La ricostruzione del Canone dimostra come lo studio delle copie romane e dei loro contesti archeologici resti indispensabile per comprendere la grande scultura greca.
Le città vesuviane continuano così a offrire nuove chiavi di lettura sull’arte antica, confermando il loro ruolo non solo come straordinari luoghi di conservazione, ma anche come laboratori internazionali di ricerca. Il progetto inaugura inoltre la valorizzazione della collezione Chiurazzi, destinata a diventare uno dei nuovi strumenti attraverso cui Pompei racconterà il dialogo tra il mondo greco, Roma e la tradizione artistica italiana.
Tutti gli approfondimenti sul tema sono contenuti nell’e-journal degli scavi di Pompei: pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei ✅
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 03/08/2026 19:47
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.





