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Quattro anni di indagini, consolidamenti e integrazioni pittoriche restituiscono ai visitatori di Santa Croce uno dei cicli di affreschi più studiati di tutta la pittura italiana: le straordinarie Storie di San Francesco, affrescate da Giotto nella Cappella Bardi agli inizi del Trecento.

L’intervento, presentato a Firenze da Alessandro Tortorella (direttore del Fondo Edifici di Culto del ministero dell’Interno), Irene Sanesi (presidente dell’Opera di Santa Croce), Giovanni Bettarini (assessore alla Cultura del Comune di Firenze), Emanuela Daffra (soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure), padre Franco Buonamano (rettore della basilica), Carlo Sisi (Fondazione CR Firenze) e Dominique Marzotto (presidente ARPAI), restituisce al pubblico una lettura più chiara di un testo che ha fatto scuola per generazioni di pittori.

Ritrattato di un uomo con una corona dorata, barba e capelli bianchi, vestito in una tunica rossa e nera.
La prova del fuoco davanti al Sultano, particolare (foto: Opera Santa Croce, Firenze)

Un cantiere durato quattro anni

Il progetto, promosso dall’Opera di Santa Croce insieme all’Opificio delle Pietre Dure, che lo ha curato dal punto di vista scientifico e operativo, è stato sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Fondazione CR Firenze e da ARPAI (Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano), oltre che da donatori privati tra cui Veronica e Dominique Marzotto e William von Mueffling. Alla raccolta fondi ha contribuito anche la campagna Giving4Giotto, che ha coinvolto sostenitori da diversi Paesi. Fondazione CR Firenze ha inoltre promosso “A tu per tu con Giotto”, un’iniziativa che ha permesso a oltre 2.500 fiorentini di osservare gratuitamente il ciclo pittorico direttamente dai ponteggi durante i lavori.

Affresco storico che rappresenta scene religiose, con figure umane, angeli e architettura gotica.
Immagine delle pareti della Cappella Bardi in Luminescenza UV (foto: Opera Santa Croce, Firenze)

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Il restauro cade in una data non casuale: il 2026 segna l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, e le sei scene della cappella, che seguono il racconto della Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, tornano visibili proprio nell’anno in cui il mondo francescano ne celebra la memoria. I sei episodi ripercorrono momenti chiave della vita del santo: la rinuncia ai beni paterni, l’approvazione della Regola, l’apparizione al Capitolo di Arles, la prova del fuoco davanti al Sultano, la morte e l’apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido.

Tre figure umane con espressioni serie, visibili di profilo, in un affresco con tonalità chiare e dettagli naturali.
La rinuncia dei beni paterni (part.) (foto: Opera Santa Croce, Firenze)

📽️ VIDEO: Giotto, restaurati gli affreschi francescani della Cappella Bardi. Le interviste ai protagonisti

Video Courtesy Opera Santa Croce, Firenze

Che cosa ha rivelato il restauro sulla tecnica di Giotto?

Le indagini condotte durante il cantiere confermano un aspetto già noto agli studiosi, ma oggi documentato con maggiore precisione: sul ponteggio, accanto a Giotto, lavorarono altri pittori sotto il suo coordinamento, secondo una prassi diffusa nella fase matura della sua carriera. Il restauro ha reso più riconoscibili le differenze tecniche e stilistiche tra le mani intervenute sul ciclo, confermando come la Cappella Bardi sia stata un vero e proprio laboratorio di sperimentazione, capace di orientare gli sviluppi della pittura fiorentina nei decenni successivi.

Le analisi hanno inoltre chiarito come Giotto abbia adattato la tecnica alle proprie esigenze espressive: pur lavorando su una base a fresco, l’artista fece ampio ricorso a ritocchi a secco, una scelta che gli permetteva di utilizzare una gamma più ampia di pigmenti, variare gli effetti cromatici e spaziali e gestire con maggiore libertà i tempi del cantiere.

Laboratorio di restauro con attrezzature per analisi su pitture murali, inclusi computer e telecamere.
Indagine dei distacchi di intonaco mediante interferometria olografica (DHSPI) (foto: Opera Santa Croce, Firenze)

Per la prima volta, le incisioni e le linee tracciate sull’intonaco con corde imbevute di colore – usate da Giotto per costruire l’impianto architettonico dipinto – sono state oggetto di una mappatura digitale completa, che permette oggi di seguire passo dopo passo la progettazione dello spazio pittorico.

Un intervento su due fronti: conservazione e leggibilità

Il lavoro dell’Opificio delle Pietre Dure si è mosso lungo due direttrici parallele. La prima ha riguardato i problemi strutturali meno visibili ma più insidiosi per la tenuta del ciclo: sono state consolidate le aree più fragili, comprese fratture nelle pareti laterali e zone a rischio di caduta dell’intonaco, ridotti i fenomeni di degrado legati alla presenza diffusa di sali solubili, rimossi depositi e materiali alterati, e sostituite molte delle vecchie stuccature sintetiche di un precedente intervento con impasti più compatibili con gli intonaci originali.

Vista del soffitto affrescato, con opere d'arte e figure religiose, all'interno di una chiesa.
Pareti e volta dopo il restauro (foto: Opera Santa Croce, Firenze)
Affresco storico con diverse scene religiose, raffigurante personaggi in abiti medievali all'interno di una chiesa.
Parete destra (foto: Opera Santa Croce, Firenze)
Interno di una chiesa con una vetrata colorata e affreschi sulle pareti, rappresentanti figure religiose.
Parete di fondo (foto: Opera Santa Croce, Firenze)

La seconda direttrice ha riguardato la definizione dell’immagine finale: l’integrazione delle lacune, dalle più estese – quelle che segnano più visibilmente la superficie – alle circa cinquemila piccole mancanze disseminate sull’intero ciclo, insieme alle diffuse abrasioni, è stata trattata con sistemi differenziati, con l’obiettivo di restituire continuità alla lettura delle scene senza cancellare le tracce di una storia conservativa complessa. Quella storia comprende la scialbatura a calce subita dagli affreschi nei primi decenni del Settecento, la riscoperta del ciclo nel 1851 grazie al restauro di Gaetano Bianchi, e il successivo intervento condotto tra il 1957 e il 1959 da Leonetto Tintori, sotto la guida del soprintendente Ugo Procacci.

Affresco che rappresenta un gruppo di monaci inginocchiati di fronte a un'autorità religiosa su un trono, con uno sfondo architettonico decorato.
Approvazione della prima Regola, prima e dopo il restauro (foto: Opera Santa Croce, Firenze)
Affresco che rappresenta una scena di consacrazione, con un papa che benedice un gruppo di monaci in un'architettura classica.

Lo spazio dipinto che dialoga con quello reale

Uno degli aspetti che il restauro restituisce con maggiore evidenza è l’invenzione spaziale di Giotto, elemento centrale della sua rivoluzione pittorica. Le singole scene sono legate tra loro da un’architettura dipinta monumentale che si sovrappone a quella reale della cappella, trasformandola idealmente in una sorta di grande ciborio. All’interno di questa struttura illusionistica – pensata in origine per accomunare anche le altre cappelle del transetto – gli episodi si svolgono per lo più in ambienti chiusi mostrati frontalmente, come grandi scatole aperte verso chi guarda, che orientano la disposizione delle figure. Anche nelle scene ambientate all’aperto, come la Rinuncia ai beni paterni, l’architettura dipinta mantiene un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine.

Affresco che rappresenta scene religiose in tre sezioni, con figure di santi, monaci e angeli in un ambiente architettonico ricco di dettagli.
Parete sinistra (foto: Opera Santa Croce, Firenze)

Il restauro ha lavorato proprio su questo aspetto, ricostruendo con interventi sempre riconoscibili la continuità del dispositivo spaziale, per restituire immediata leggibilità a un elemento che Giotto costruì con estrema cura, tracciando incisioni e linee guida direttamente sull’intonaco fresco.

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Tutte le foto: Opera Santa Croce, Firenze

Leggi la versione in inglese: Giotto’s Lost Colors Come Back to Life in Florence

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Opera Santa Croce, Firenze
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Data di pubblicazione registrata: 12/09/2026 16:21
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