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A Pompei la vendemmia non è più solo un capitolo di storia antica da raccontare ai visitatori: è tornata a essere un gesto concreto, ripetuto ogni anno tra le rovine dell’antica città. Il 16 settembre 2026 il Parco Archeologico di Pompei ha celebrato la Festa del Vino, in occasione della prima raccolta delle uve del progetto vitivinicolo nato dal partenariato pubblico-privato siglato il 29 novembre 2024 con il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco.

Durante la giornata i visitatori hanno potuto assistere alle attività di raccolta, visitare alcuni dei vigneti dell’area archeologica e partecipare a un momento conviviale con degustazioni di vino, pane e olio IGP del Parco (Pùmpaiia) e dei prodotti della Parvula Domus, la fattoria culturale e sociale che sviluppa produzione agricola contemporanea all’interno del sito. Non un semplice evento simbolico, dunque, ma l’ingresso nella fase produttiva vera e propria di un’azienda vitivinicola che nasce e cresce dentro l’area archeologica, sulle stesse domus che duemila anni fa erano già coltivate a vigna.

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Quattordici piccoli vigneti, quattordici microclimi diversi

Il raccolto di quest’anno riguarda i 14 vigneti custoditi all’interno delle domus del Parco, poco più di un ettaro complessivo coltivato anche con finalità di ricerca e didattica. Ogni vigneto racconta una storia botanica a sé: varietà, forma di allevamento, esposizione e umidità cambiano da un appezzamento all’altro, mentre i muretti che li delimitano disegnano altrettanti microclimi distinti. Qui si coltivano le varietà rosse che i Romani già conoscevano in Campania: Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso.

A vineyard with a sign depicting its heritage titled 'The Revival of an Ancient Heritage', situated near a stone wall and foliage.
Courtesy Parco Archeologico di Pompei

Ad affiancare questo primo nucleo si aggiunge un nuovo vigneto, nato da materiale genetico prelevato dalle viti centenarie di Feudi di San Gregorio in Irpinia e messo a dimora a inizio 2026 nell’area di Stabiae, vicino alla Villa San Marco, nel quadro del piano di valorizzazione della Grande Pompei. L’impianto, ancora giovane e non in produzione, amplierà nei prossimi anni il progetto anche ai vini bianchi: Fiano, Greco e Falanghina.

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Una ricerca che incrocia archeologia, genetica e agronomia

A guidare la ricostruzione delle tecniche antiche di coltivazione è il professor Attilio Scienza, dell’Università degli Studi di Milano, che affianca il progetto incrociando le fonti storiche e archeologiche con gli strumenti della ricerca contemporanea. “Pompei e la Campania sono un modello interpretativo di tutta la viticoltura italiana”, ha spiegato Scienza, sottolineando come il sito rappresenti al tempo stesso un luogo di confine e un luogo di frontiera, dove tradizioni diverse sono arrivate fino a noi senza mai fondersi del tutto.

Ruins of an ancient building with a decorated alcove and surrounding archaeological site, including stone walls, trees, and a clear blue sky.
Courtesy Parco Archeologico di Pompei

Sul fronte agronomico il progetto si appoggia sulle competenze di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, che segue l’evoluzione dei vigneti in quella che ha definito una “fase di ristrutturazione”, utile a conoscere meglio i microambienti molto particolari di Pompei, in un’annata resa peraltro anomala dall’andamento climatico dell’intero territorio.

Il legame con Dioniso e i prossimi passi del progetto

Il rilancio della viticoltura si inserisce in un percorso più ampio che nel corso del 2026 ha visto il Parco dedicare diverse iniziative alla dimensione dionisiaca della vita quotidiana pompeiana, un filone di ricerca rilanciato anche dal recente ritrovamento, nella Regio IX, del salone del Tiaso, decorato con un fregio dedicato al corteo di Dioniso. “Per noi la vite e il vino non sono soltanto elementi archeologici da studiare, ma costituiscono un patrimonio vivo che definisce il nostro paesaggio e la cultura mediterranea”, ha commentato il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel. Per Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, si tratta invece di “un momento che aspettavamo da tempo”, l’avvio concreto di un progetto pensato per restituire a Pompei “il ruolo che ha sempre avuto nella storia della civiltà mediterranea”.

I prossimi passi sono già scanditi: la cantina di vinificazione e affinamento, prevista in un edificio dell’area di Stabiae, dovrebbe essere completata entro la vendemmia del 2028, quando anche i vigneti di Stabiae entreranno progressivamente in produzione. I primi vini del partenariato sono attesi entro il 2029, con una produzione a regime stimata intorno alle 30.000 bottiglie l’anno, affiancata da un’area di degustazione e vendita all’interno del Parco.

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  • 📄 Fonte: Parco Archeologico di Pompei
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Data di pubblicazione registrata: 18/09/2026 16:35
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