Per secoli ha accolto pellegrini e viandanti diretti a Roma lungo la Via Francigena; in seguito, i suoi spazi e le sue terre sono entrati nell’organizzazione agricola delle fattorie granducali. Ora la storia di Altopascio, in provincia di Lucca, si racconta attraverso un nuovo percorso museale che collega l’antico Spedale del Tau, gli scavi archeologici, i silos del grano di piazza Ospitalieri e la collezione conservata nel Loggiato Mediceo. Sabato 10 ottobre è stato inaugurato il MAST – Museo di Altopascio Spedale del Tau, insieme al rinnovato allestimento archeologico: un progetto che combina reperti, pannelli bilingui, installazioni multimediali e realtà virtuale.
La novità riguarda anche gli spazi: dopo molti anni di chiusura, i visitatori possono tornare a entrare nel complesso dei silos del grano, parte integrante del percorso. L’inaugurazione ha richiamato numerosi cittadini, che hanno riempito la Sala Granai e piazza Ospitalieri, insieme a rappresentanti delle istituzioni e ai professionisti coinvolti nell’intervento.
Promosso dal Comune di Altopascio e realizzato da ETT S.p.A., società di industria digitale creativa del gruppo Dedagroup, il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La direzione dei lavori è stata affidata allo studio di architettura Battaglini-Frediani; la ricostruzione storica è stata curata da Giuseppe Dal Canto con l’archeologa Rossella Megaro, con il coinvolgimento degli uffici comunali della cultura, del turismo e dei lavori pubblici.
Dallo Spedale medievale alla fattoria granducale
Il percorso del MAST prende le mosse dalla storia dello Spedale di Altopascio, attestato dall’XI secolo e legato all’Ordine ospedaliero dei Frati di San Jacopo. La sua funzione era offrire assistenza, ristoro e ospitalità ai pellegrini diretti a Roma e alle persone bisognose. La posizione lungo la Via Francigena rese il complesso una tappa importante della rete di accoglienza che accompagnava i viaggiatori attraverso l’Europa medievale.

Il complesso aveva l’aspetto di una fortezza, protetta da una robusta cinta muraria. Si entrava attraverso la Porta degli Ospedalieri e si raggiungevano due ampi cortili, uno riservato ai frati e l’altro destinato all’ospitalità. Ne facevano parte la chiesa di San Jacopo e l’imponente campanile, punto di riferimento visibile anche a distanza per chi percorreva la strada.

La storia dello Spedale cambiò nel XV secolo. Nel 1460 papa Pio II ne decretò la soppressione, destinandone i beni al sostegno della lotta contro i Turchi. Nel 1476 papa Sisto IV abolì definitivamente l’Ordine di Altopascio e i suoi possedimenti passarono sotto l’amministrazione di importanti famiglie fiorentine. Nel Cinquecento le proprietà entrarono nei possedimenti dei Medici e, successivamente, dell’Ordine di Santo Stefano.
Una nuova trasformazione arrivò con Pietro Leopoldo di Lorena, quando le terre furono organizzate secondo il modello delle fattorie granducali e vennero introdotte nuove pratiche agricole. A questa fase risale il grande Piaggione, struttura dotata di silos e botole per conservare il grano. La Fattoria di Altopascio comprendeva campi destinati alla coltivazione di cereali e biade, gelsi per l’allevamento dei bachi da seta e animali tenuti nei cortili. La gestione delle risorse seguiva un’organizzazione del lavoro e dei raccolti pensata per sostenere la produzione e conservare le derrate.

In origine il grano era custodito nelle cosiddette buche da grasce, profonde fosse in pietra rivestite di paglia. In seguito si utilizzarono i silos del Piaggione, trasformati in depositi per le granaglie. Il raccolto costituiva una riserva importante sia per la comunità locale sia per Firenze. La fattoria ebbe tuttavia vita breve e fu venduta nel 1780.
I silos del grano, aperti dopo anni di chiusura
Nei locali rinnovati dell’antico Spedale, in piazza Ospitalieri, pannelli informativi in italiano e inglese guidano alla scoperta dell’area archeologica, degli scavi e del corridoio dei silos. Il racconto ricostruisce la funzione dei granai, le tecniche di conservazione del raccolto e il ruolo del pane nella vita dello Spedale, collegando l’attività agricola alla tradizione dell’accoglienza.

Un avatar dalle sembianze di un contadino della fine del Settecento, riprodotto su un totem autoportante, accompagna i visitatori nella storia del lavoro nei campi, della crescita dei poderi e dell’utilizzo del Piaggione come deposito delle granaglie. Una videoproiezione ripercorre invece le vicende della Via Francigena, dello Spedale e dell’Ordine dei Frati di San Jacopo, con particolare attenzione ai Cavalieri del Tau e all’assistenza offerta per secoli a pellegrini e bisognosi.
La visita permette anche di osservare direttamente gli spazi destinati alla conservazione del grano, entrare nel ventre delle mura castellane e camminare su superfici vetrate attraverso le quali si possono vedere le stratificazioni storiche e archeologiche di piazza Ospitalieri. La riapertura restituisce così al pubblico una parte del complesso rimasta inaccessibile per molti anni e consente di leggere sul posto le trasformazioni degli edifici e dell’area.
Nel Loggiato Mediceo, la vita quotidiana raccontata dai reperti
Il secondo nucleo del percorso è il Loggiato Mediceo, dove la collezione archeologica è stata riallestita con una nuova pannellistica e teche espositive. I reperti provengono da ritrovamenti effettuati nel centro storico tra il 1985 e i primi anni Duemila e documentano diversi aspetti della vita quotidiana: ceramiche, elementi architettonici, manufatti in osso e oggetti in metallo e vetro, dalle grandi anfore utilizzate per conservare le granaglie alle stoviglie da cucina e agli oggetti di uso comune.
La provenienza dei singoli materiali non è sempre certa, ma nel loro insieme gli oggetti offrono uno sguardo sulla cultura materiale di Altopascio e sulle attività che si svolgevano attorno allo Spedale. La visita affianca quindi la ricostruzione della storia istituzionale e religiosa alle tracce concrete delle abitudini quotidiane e delle differenze sociali.
Una postazione multimediale è dedicata alla cucina medievale. Il pubblico può mettersi nei panni di un cuoco incaricato di preparare un pasto per i pellegrini, scegliendo gli ingredienti di una ricetta nel ricettario digitale Liber de coquina peregrinorum. Se la combinazione è corretta, un breve video mostra la preparazione del piatto. Tra le proposte figura anche il pane altopascese, che collega l’esperienza interattiva alla storia alimentare del territorio e alla funzione di ospitalità dello Spedale.

Un viaggio virtuale nell’Altopascio medievale
Nel Loggiato, i visori per la realtà virtuale permettono di assistere a 360 gradi al cortometraggio Nel segno del Tau, Cavalieri e Pellegrini nell’Altopascio medievale, con produzione esecutiva di ETT. Il filmato ricostruisce il passaggio ad Altopascio di una famiglia di pellegrini diretta a Roma alla fine del Trecento. Attori in costume, ambientazioni nel borgo e lungo la Via Francigena e tecniche cinematografiche immersive accompagnano il pubblico nella vita dello Spedale e nel ruolo svolto dai Cavalieri del Tau. L’esperienza è disponibile in italiano e inglese.

Il progetto comprende inoltre una web app bilingue, consultabile all’indirizzo museoaltopascio.it, e pannelli informativi che guidano alla scoperta del centro storico e dei due spazi espositivi. Gli approfondimenti digitali permettono di continuare la visita in autonomia, collegando le testimonianze conservate nel museo agli edifici e ai luoghi del borgo.
Per il sindaco Sara D’Ambrosio, il MAST deve diventare un luogo culturale aperto alla comunità, capace di unire la conoscenza del passato a linguaggi contemporanei. L’assessore alla cultura Alessio Minicozzi sottolinea il ruolo del coinvolgimento emotivo e delle nuove generazioni; per Giuseppe Guerrisi, amministratore delegato di ETT, le tecnologie digitali possono rendere il patrimonio accessibile a pubblici diversi, mantenendo il rigore scientifico.
Immagine in apertura: Il Tau scolpito alla base del campanile, forse simbolo della croce, forse simbolo dei picchetti usati dai manutentori dei ponti, forse stampella ospitaliera. Di Mongolo1984 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74564387
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Data di pubblicazione registrata: 17/10/2026 18:56
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