I Carabinieri TPC hanno consegnato all’Istituito Centrale del Restauro del Ministero della Cultura, a Roma, cinque splendidi reperti ellenistici in argento. I preziosi oggetti, che dovranno essere sottoposti a un intervento urgente di restauro conservativo, sono stati sequestrati a conclusione di una mirata attività di indagine volta alla repressione di un vasto traffico di reperti archeologici, provento di scavi clandestini in Sicilia e in particolare nell’area archeologica dell’antica città magno-greca di Morgantina – oggi nel territorio comunale di Aidone (Enna) -, una zona da sempre violata dai “tombaroli”.

Tornano quindi “a casa” altri straordinari reperti, dopo la cosiddetta “Venere di Morgantina”, esposta al Paul Getty Museum di Los Angeles (USA), rientrata ad Aidone il 17 marzo del 2011, e dopo gli Acroliti – appartenuti alla collezione di Maurice Templesmann, ultimo compagno di Jaqueline Kennedy – e il Tesoro di Morgantina, esibito in mostra al Metropolitan Museum di New York: manufatti dal valore inestimabile trafugati clandestinamente dai tombaroli da Aidone e ricettati attraverso il mercato nero dell’arte. Né sono i soli reperti prelevati furtivamente nel tempo da un territorio eccezionalmente ricco di antiche testimonianze culturali, e poi rivenduti a istituzioni museali e collezionisti stranieri. Un altro celebre esempio è la scultura in terracotta di Ade, detta “Barbablù”, recuperata sempre al Getty Museum.
I carabinieri TPC sulle tracce del tesoro perduto
Le indagini condotte dai Carabinieri TPC, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di acquisire le fotografie ritraenti cinque manufatti in argento, le cui caratteristiche di lavorazione riconducono al ben noto “Tesoro di Morgantina”. Le foto sono state trovate nella disponibilità di un giovane cittadino di Aidone che aveva avviato contatti nazionali ed esteri per vendere i preziosi reperti. Dall’esame delle immagini, i funzionari della Direzione Generale Archeologia – MiC hanno potuto datare gli argenti all’epoca ellenistica (III secolo a.C.). Il loro stato di conservazione in frammenti fa presumere la provenienza da uno scavo clandestino per la presenza della patina e delle concrezioni terrose rinvenute sulle superfici.

I carabinieri hanno monitorato i frequenti spostamenti del ragazzo nella Capitale, accertandone la responsabilità in ordine al reato di ricettazione. Quindi lo hanno pedinato mentre percorreva a piedi una strada romana, portando con sé un borsone in pelle. Una volta sottoposto al controllo, il giovane ha riferito di trasportare reperti archeologici detenuti dal padre che li aveva nascosti sotto terra e che, solo in punto di morte, aveva rivelato il proprio segreto. I militari si sono quindi recati sul terreno indicato, nell’area attigua al Parco Archeologico di Morgantina e vicino alla “Casa di Ganimede”.

I primi argenti erano stati acquisiti tra il 1981 e il 1994 da parte del Metropolitan Museum di New York. Tra gli anni ’90 e il 2000, grazie alle indagini condotte dalla Procura di Enna, i Carabinieri TPC erano riusciti a ricostruire la filiera tra tombaroli e ricettatori svizzeri, attraverso un antiquario libanese che citava la provenienza dei primi argenti proprio dal sito archeologico di Morgantina. I riscontri investigativi, incrociati con i dati tecnico-scientifici, permisero di acquisire elementi per affermare la provenienza certa degli argenti dalle terre di Aidone. Venne individuato anche un edificio di provenienza degli argenti, la “Casa di Eupolemo”, a seguito degli scavi eseguiti dal Prof. Malcon Bell dell’Università della Virginia, recentemente scomparso.



Grazie alle indagini e agli studi archeologici ne è seguito un accordo culturale firmato nel 2006 tra il Ministero della Cultura, la Regione Siciliana e il Metropolitan Museum, finalizzato alla restituzione, avvenuta poi nel 2010, del tesoro di Morgantina che prevedeva un avvicendamento, ogni quattro anni, delle opere tra l’Italia e gli USA. Le vicissitudini dei preziosi argenti si sono concluse il 27 settembre 2022 con l’annuncio della loro definitiva restituzione all’Italia.

Il sequestro degli ulteriori 5 argenti, che si aggiungono ai precedenti, dimostra la provenienza del “Tesoro di Eupolemo”, considerato la testimonianza più significativa della oreficeria della Sicilia ellenistica, dall’area archeologica della città magno-greca di Morgantina.
Il procedimento penale a carico del giovane è ancora in corso, ma il Tribunale di Roma ha disposto l’affidamento degli ultimi argenti recuperati all’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) per l’intervento urgente di tutela conservativa.
Fonte: Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale




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