La mostra “Essere donna nell’antica Pompei”, allestita presso la Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei, si inserisce nel solco di un rinnovato approccio multidisciplinare allo studio dell’antichità, centrato sull’analisi delle dinamiche di genere e sulla valorizzazione delle soggettività storiche solitamente marginalizzate nei grandi paradigmi interpretativi.

Concepita come naturale prosecuzione dell’esposizione L’altra Pompei, dedicata alle classi subalterne della città vesuviana, la nuova mostra intende approfondire la condizione femminile a Pompei attraverso una prospettiva integrata che combina dati archeologici, epigrafici e iconografici, mettendo in luce non solo il ruolo delle donne appartenenti all’élite, ma anche quello di liberte e schiave, documentate attraverso testimonianze materiali spesso trascurate nei percorsi museografici tradizionali.

Leggi anche

Pompei, un laboratorio privilegiato per lo studio del mondo femminile romano

Il caso di Pompei, grazie al suo eccezionale stato di conservazione e alla ricchezza della documentazione emersa in oltre due secoli e mezzo di scavi, rappresenta un osservatorio unico per la ricostruzione della vita quotidiana delle donne in età romana. Qui, al di là delle fonti letterarie spesso normative e androcentriche, è possibile accedere a una dimensione materiale e concreta dell’esistenza femminile, articolata in ruoli, pratiche, attività e reti di relazione che si estendono dalla sfera domestica a quella pubblica, economica e religiosa.

donna pompei

Realizzata in collaborazione con le Università di Padova, Salerno e Verona, la mostra si snoda lungo un percorso articolato in otto sezioni tematiche che intrecciano documentazione archeologica e storie personali. Affreschi, ritratti funerari e privati, oggetti d’uso, iscrizioni, graffiti e corredi funebri documentano le molteplici categorie femminili – matrone, liberte, schiave – lungo l’intero arco della vita: dalla nascita all’infanzia, dal matrimonio alla maternità, fino alla morte.

Donne e società: visibilità e marginalità

Particolare attenzione è riservata alla dimensione lavorativa e all’impegno pubblico di numerose donne pompeiane, in un contesto in cui le categorie giuridiche e i limiti imposti dalla condizione sociale e dalla schiavitù non impedivano, in alcuni casi, l’affermazione personale e il riconoscimento pubblico. L’esposizione propone, tra le altre, le figure di imprenditrici e evergeti che hanno lasciato un’impronta urbanistica e sociale nella città: donne capaci di esercitare una significativa agenzia, spesso attraverso l’uso mirato delle risorse economiche e delle reti clientelari.

donna pompei

La mostra non elude inoltre la questione della prostituzione, documentata archeologicamente e statisticamente: si stima che a Pompei operassero fino a 100 donne in questo ambito, molte delle quali in condizione servile. La complessità del fenomeno viene affrontata senza semplificazioni, ma con attenzione al contesto giuridico e sociale.

Spazi, memoria e nuove tecnologie

Una delle innovazioni principali del progetto espositivo è la sua articolazione in forma di museo diffuso. Il percorso non si esaurisce all’interno della Palestra Grande, ma si estende in situ, con indicazioni e segnaletiche che connettono gli ambienti museali con specifici luoghi del sito archeologico, permettendo una lettura contestualizzata e immersiva della presenza femminile e del ruolo della donna nella topografia urbana pompeiana.

donna pompei

Tra gli spazi significativi citiamo:

  • la tomba di Flavia Agatea e quella di Eumachia a Porta Nocera
  • la Casa di Giulia Felice (praedia)
  • il Termopolio di Asellina
  • la Casa della Venere in Conchiglia, dove è stata ricostruita una struttura a telaio verticale
  • la Casa di Marco Terenzio Eudosso, associata alla figura di Amaryllis
  • il quartiere servile della Casa dei Vettii, dove è attestata Eutychis

In parallelo, l’app MyPompeii offre contenuti digitali in forma di podcast, che integrano l’esperienza museale con narrazioni storico-biografiche basate su fonti primarie, arricchendo il profilo individuale di otto donne storicamente attestate.

Verso una riflessione critica e attuale

Carolina Bonaparte ritratta da François Gérard nel 1811

La sezione conclusiva della mostra propone una riflessione contemporanea sul ruolo della donna nella società e nella ricerca archeologica, attraverso i profili di quattro studiose e figure storiche – Carolina Bonaparte, Wilhelmina Jashemski, Tatiana Warsher, Olga Elia – che hanno contribuito alla conoscenza e alla valorizzazione di Pompei. A questo si affianca una selezione di materiali audiovisivi tratti dal cinema d’ambientazione romana, per riflettere sulla rappresentazione femminile nel grande immaginario storico-artistico.

Eventi collaterali: letture e performance serali

A partire da settembre 2025, il progetto si arricchirà di un ciclo di eventi serali, a cura di Casa del Contemporaneo, con letture sceniche e performance ispirate ai contenuti della mostra, a firma di Fabio Cocifoglia e Rosario Sparno, nell’ambito del programma ESOPOP per la valorizzazione del sito archeologico.

“Essere donna nell’antica Pompei” rappresenta un importante contributo alla museologia archeologica contemporanea, sia per l’originalità dell’impianto tematico, sia per l’impiego di tecnologie e strategie narrative inclusive, orientate a una fruizione consapevole, critica e partecipata. Un progetto che coniuga rigore scientifico e capacità comunicativa, gettando nuova luce su un tema storiografico ancora in larga parte da esplorare.

Info: pompeiisites.org

Guarda il video con le interviste

L’autore dell’articolo

Ultima modifica:

© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.


Scopri di più da Storie & Archeostorie

Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli ultimi articoli nella tua e-mail.

LEGGI ANCHE

error: Content is protected !!