Un tesoro nascosto è riemerso dalla Cittadella Vescovile di Gerace: 39 frammenti di manoscritti greci medievali, risalenti ai secoli X-XII, scoperti durante il restauro di corali latini del XV secolo. Questi testi liturgici e giuridici, legati alla tradizione italogreca, aprono nuove prospettive sulla Calabria bizantina e il suo ruolo di ponte tra Oriente e Occidente. I preziosi frammenti sono ora esposti nella mostra permanente Graeca a Gerace, promossa dalla Diocesi di Locri-Gerace con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Calabria.

Veduta esterna della concattedrale di Gerace, delle due absidi e dell’attigua Porta dei Vescovi (Di DaffyDuke – https://www.flickr.com/photos/daffyduke/2871880745/sizes/o/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10173825)

Frammenti di un passato bizantino

I 39 frammenti, datati tra il X e il XII secolo, conservano – tra gli altri – alcuni passi del Vangelo di Luca, commentari esegetici e testi giuridici orientali, molti riconducibili all’area calabro-sicula. Rinvenuti casualmente durante il restauro, questi manoscritti testimoniano la vitalità del monachesimo italogreco e il dialogo tra la liturgia greca e quella latina. Come spiega Angela Furci, responsabile dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, «offrono un contributo unico alla conoscenza della pratica liturgica medievale e della transizione culturale».

Graeca a Gerace

Gerace, crocevia di culture

Gerace, fondata nel X secolo da profughi di Locri Epizephyrii guidati, secondo la leggenda, da uno sparviero (dal greco hierax), fu un baluardo bizantino nella Calabria meridionale. La sua posizione strategica, su una rupe a 500 metri nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, ne fece una piazzaforte di resistenza agli attacchi saraceni e un crocevia culturale. La Cittadella Vescovile, dove è avvenuta la scoperta, conserva bene l’impronta bizantina, visibile nella Cattedrale normanna del 1045 e nella chiesa greco-ortodossa di San Giovannello, la più antica d’Italia.

Cittadella Vescovile di Gerace
La Cittadella Vescovile di Gerace (da https://cittadellavescovilegerace.it/)

La mostra: viaggio nella Calabria medievale

Inaugurata il 13 aprile, “Graeca a Gerace” è una mostra permanente che unisce reperti e tecnologia. I frammenti, esposti in teche climatizzate, sono accompagnati da pannelli e ricostruzioni digitali che illustrano il loro contesto liturgico e storico. Video 3D, curati da esperti come quelli di Altair4, ricreano il monastero di San Giovanni Theristis e l’ambiente bizantino, permettendo ai visitatori di immergersi nell’atmosfera del X secolo. La mostra evidenzia il ruolo di Gerace come centro di produzione manoscritta, con testi che riflettono influenze orientali.

Il monachesimo italo-greco

I manoscritti testimoniano l’attività dei monaci greci, come Barlaam di Seminara, vescovo di Gerace, che nel XIV secolo contribuì alla riscoperta del greco antico in Europa, influenzando Petrarca e Boccaccio. I testi liturgici, con inni e preghiere, e quelli giuridici, legati al diritto bizantino, mostrano una Calabria culturalmente viva, capace di preservare la lingua greca fino al XVI secolo, nonostante la latinizzazione.

Un ponte tra Oriente e Occidente

Parte dell’Impero Bizantino dal 536 al 1071, la Calabria fu un crocevia di culture. I frammenti di Gerace, con i loro caratteri greci arcaici, confermano questa eredità. Alcuni termini, come quelli del dialetto grecanico ancora parlato in enclave come Bova, derivano dal dorico della Magna Grecia, mentre altri riflettono il greco koine bizantino. Questa scoperta, come nota Antonio Tarasco, direttore generale Archivi, è significativa per definire «l’anima bizantina della Calabria».

La transizione alla liturgia latina

I manoscritti documentano il passaggio dalla liturgia greca a quella latina, avviato tra il XIII e il XV secolo sotto i Normanni e gli Angioini. La presenza di corali latini sopra i frammenti greci suggerisce un riutilizzo delle pergamene, pratica comune in epoca medievale. Questo passaggio riflette l’evoluzione culturale di Gerace, che mantenne la sua identità greca anche sotto il dominio romano.

Tutela e valorizzazione

La Soprintendenza Archivistica, guidata da Angela Furci, ha avviato un progetto di conservazione avanzato, con analisi paleografiche e digitalizzazioni ad alta risoluzione. Le pergamene, fragili ma ben preservate, sono state stabilizzate per garantirne la trasmissione alle future generazioni. La collaborazione con l’École Normale Supérieure ha permesso di datare con precisione i testi, usando tecniche come la spettroscopia.

La Chiesa di San Giovannello (Par Jacopo Werther, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50187727)

“Graeca a Gerace” è visitabile presso la Cittadella Vescovile, con ingresso gratuito. Orari: martedì-sabato 9:00-13:00 e 15:00-18:00; domenica 10:00-12:30. Per dettagli: www.museoarcheologicoreggiocalabria.it. Prenotazioni consigliate per gruppi.

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