MOSTRE / A Napoli la medicina “illustrata” nei codici medievali e nei primi libri a stampa

In esposizione alla Biblioteca Nazionale di Napoli una selezione di antichi manoscritti e libri a stampa che illustrano l’arte medica del passato. Tra i volumi più preziosi, il celebre “Dioscoride Napoletano” (VII secolo), i Commentari di Galeno e diversi testi della Scuola Medica Salernitana.

Un prezioso folio del Dioscoride napoletano (Wikimedia Commons)

Fino al 3 febbraio è possibile visitare la mostra La medicina illustrata. Scienza e arte dal medioevo alla prima età moderna: manoscritti e libri a stampa della Biblioteca Nazionale di Napoli, a cura di Daniela Bacca, Claudia Grieco, e Maria Gabriella Mansi della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, in collaborazione con Teresa D’Urso, Andrea Improta e Sandra Perriccioli del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Sotto gli occhi del visitatore sfilano vere meraviglie a cominciare dai manoscritti di fine Trecento della Scuola salernitana, che svolse un ruolo di primo piano nello sviluppo degli studi di medicina durante tutto il medioevo. Spiccano i Commentari di Galeno (c. 129-201 d.C.) e le opere di Ippocrate (c. 460-377 a.C.), ma anche il De medicina di Celso, tra i testi medici più belli prodotti a Napoli nel ‘400, impreziosito da iniziali, fregi e cornici, verosimilmente realizzato per Ferrante d’Aragona duca di Calabria (c. 1455-1458). E soprattutto, il famoso Dioscoride napoletano, testimone dell’opera di Pedanio Dioscoride, medico greco nato ad Anazarba presso Tarso in Cilicia e vissuto nel I secolo d.C. ai tempi di Nerone. Dioscoride scrisse un trattato in 5 libri, intitolato Perì üles iatrichès (tradotto in latino come “De materia medica”), considerato il più importante manuale di medicina e di farmacia di tutto il mondo greco-romano e tenuto nella massima considerazione nel Medioevo sia in Occidente che tra gli arabi. L’opera tratta l’efficacia terapeutica delle sostanze naturali animali, vegetali e minerali. Il codice conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli contiene il solo “erbario” in 170 pagine miniate, con tutte le piante medicinali conosciute, accompagnate da un commento scritto per la descrizione della singola pianta, dell’habitat, dell’utilizzo terapeutico. Il manoscritto appare legato ad un altro testimone dell’opera, il cosiddetto Dioscurides Costantinopolitanus, prodotto a Costantinopoli intorno al 512 per la principessa Giuliana Anicia, figlia dell’imperatore d’Occidente Flavio Anicio Olibrio, e conservato presso la Biblioteca nazionale austriaca a Vienna: entrambi sembrano derivato dal medesimo archetipo, ma a differenza del viennese e di altri codici dioscoridei quali il Chigiano e il Parigino non riporta figure antropomorfe e zoomorfe.


Il percorso della mostra, aperta fino al 5 febbraio 2023, documenta gli albori della medicina e il suo progressivo sviluppo evidenziando l’affermarsi fin dall’antichità di una visione della cura che guarda all’uomo in modo più completo e che adotta il concetto di mantenersi a lungo in buona salute prendendo in esame l’intervento assistenziale, le cure termali e le regole igieniche.

Tra le curiosità in mostra, spicca la matricola della confraternita napoletana dell’Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, una delle più importanti istituzioni assistenziali napoletane. All’inizio del fascicolo compare lo stemma dell’imperatore Carlo V, che fu tra i primi governatori della confraternita, accanto a quelli di papa Leone X e della città di Napoli. I benefici terapeutici delle acque termali della zona flegrea sono protagonisti delle eleganti xilografie che illustrano l’edizione ampliata del De Balneis puteolanis di Pietro da Eboli e la Cronaca di Partenope, stampate a Napoli rispettivamente nel 1507 e nel 1526.


“La mostra offre l’occasione – spiega la Direttrice della Biblioteca Maria Iannotti– per misurare la varietà ed importanza del patrimonio librario della biblioteca napoletana che conserva edizioni di grande pregio ed unicità come il Dioscoride napoletano, un codice membranaceo di rarissima di fattura italiana del trattato di farmacoterapeutica di Dioscoride di Anazarbo, vissuto nel I secolo d. C. L’opera costituisce inoltre una fonte fondamentale per lo studio della cultura medica greco-romana e della sua ricezione nel mondo bizantino italiano tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo. La selezione di manoscritti miniati di incredibile bellezza che esponiamo, prodotti tra il VI e il XVI secolo e di incunaboli e cinque centine, documenta come il libro illustrato, sia manoscritto che a stampa, sia stato per secoli il principale veicolo di trasmissione del sapere. Anzi proprio i libri di argomento medico dimostrano come la Medicina si è avvalsa dell’illustrazione per elaborare un sistema di immagini che potesse aiutare il lettore a comprendere meglio e a memorizzare il testo dando vita all’affermarsi di una specifica tradizione iconografica”.

Il percorso espositivo consente di cogliere l’importanza rivestita dall’illustrazione libraria nel trasmettere la cura della salute e nel contempo traccia una storia delle illustrazioni a scopo scientifico, spesso affidate a miniatori, disegnatori e incisori, talvolta anche di grandi qualità artistiche, che hanno contribuito a consolidare una tradizione iconografica per gli erbari di piante e frutti con funzione medicinale, e per i trattati di medicina, invece, di strumenti chirurgici, raffigurazioni anatomiche e di altri interventi connessi alla cura delle malattie, come l’osservazione delle urine.

L’importante mostra è organizzata dalla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, con il sostegno dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e della Fondazione Bracco di Milano.

Il catalogo della mostra è pubblicato da Campisano Editore.

La mostra è accessibile con due visite quotidiane dalle ore 12,30 alle 13,30 e dalle 16,30 alle 17,30 (escluso sabato e domenica), con prenotazione obbligatoria.


Per informazioni: Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli

Fonti: MiC / BNN

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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