Un piccolo gioiello del Rinascimento musicale torna a nuova vita. Si tratta della spinetta realizzata da Francesco Patavino – Franciscus Patavinus – intorno al 1552, conservata nei depositi del Museo Correr di Venezia e appena restituita alla piena funzionalità sonora grazie a un minuzioso intervento di restauro.
L’operazione, iniziata nel 2021, è stata curata da Graziano Bandini in collaborazione con il Laboratorio Arvedi di Diagnostica Non Invasiva (CISRIC) dell’Università di Pavia, e sostenuta da Louis Vuitton, nell’ambito delle attività della Fondazione Musei Civici di Venezia per la valorizzazione del patrimonio artistico cittadino.
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Un oggetto vivo
“Restituire la voce a un oggetto antico – spiega Andrea Bellieni, curatore del Museo Correr – significa riportarlo nel suo contesto originario, come testimone attivo della cultura che lo ha generato, e non come semplice reperto da esposizione”. E così la spinetta di Patavinus, strumento prediletto degli ambienti aristocratici e femminili del Cinquecento, torna a parlare attraverso la musica.

Appartenente alla famiglia del clavicembalo, la spinetta si distingue per la sonorità più raccolta e il formato compatto, ideale per ambienti privati e conversazioni musicali domestiche. L’esemplare veneziano è uno dei rarissimi casi di conservazione quasi integrale. La sua attribuzione è confermata da analogie con un virginale conservato a Bruxelles, anch’esso firmato Patavinus, e con un cembalo al Deutsches Museum di Monaco.
Intervento filologico e tecnico di alta precisione
Lo strumento era stato studiato già nel 1995 da Grant O’Brien, ma solo l’intervento recente ne ha permesso la restituzione sonora. Il restauro ha interessato soprattutto il mobile ottocentesco, mentre la struttura originaria era intatta, con i ponticelli nella posizione originale e la tavola armonica senza rimaneggiamenti.

I salterelli – i piccoli leveraggi che permettono ai tasti di pizzicare le corde – sono stati ricostruiti con tecniche storiche, mentre quelli originali sono stati conservati. Anche le corde sono state reinstallate, seguendo unità di misura pre-metriche come once e piedi veneziani, a garanzia della coerenza filologica.
“Ritrovare uno strumento integro del Cinquecento è un evento rarissimo”, afferma Bandini. E proprio per questo la spinetta è oggi al centro di un progetto che unisce conservazione, ricerca storica e valorizzazione culturale.
Un debutto d’eccezione a Palazzo Ducale
Il suono ritrovato della spinetta è stato presentato venerdì 27 giugno, nella Chiesetta di Palazzo Ducale, con un’esecuzione del Maestro Matteo Messori, nell’ambito della rassegna promossa dal Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Un evento che segna il ritorno alla vita musicale di un capolavoro a lungo dimenticato, riportando Venezia al centro della sua eredità sonora.

“Venezia è stata per secoli un crocevia di innovazione musicale, dalla musica sacra al melodramma”, ricorda il musicologo Franco Rossi, già direttore del Conservatorio. Questa vivacità culturale ha alimentato una tradizione artigianale di eccellenza, con botteghe di liutai e cembalari tra le più rinomate d’Europa.
Il Museo Correr e la sua spettacolare collezione musicale
Il Museo Correr conserva una collezione di circa settanta strumenti storici, tra cui spicca anche un magnifico organo del 1494 realizzato da Lorenzo Gusnasco da Pavia, autentico capolavoro dell’organaria tardo-quattrocentesca.
Meno nota al grande pubblico, ma di grande valore documentario, è anche la raccolta musicale concessa in comodato al Conservatorio Benedetto Marcello, proveniente dalla Biblioteca del Correr. Vi si trovano manoscritti musicali rari, legati a collezioni storiche e all’Ospedale della Pietà, dove furono eseguite le musiche delle celebri “figlie del coro”. Un tesoro che testimonia la profondità della tradizione musicale veneziana.

