I Neanderthal (Homo neanderthalensis) sono la specie umana estinta più studiata al mondo, scoperta nel 1856 e formalmente nominata nel 1864. Da allora, centinaia di fossili hanno permesso di ricostruirne la biologia, il comportamento e la cultura materiale, delineando l’immagine di un “fratello perduto” simile a noi, ma anche molto diverso.

Una nuova ricerca italiana, pubblicata su Evolutionary Anthropology e curata da studiosi dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, dell’Università Sapienza di Roma e dell’Università di Pisa, ha acceso i riflettori su un aspetto finora poco indagato: il collo e le strutture cranio-cervicali dei Neanderthal.

Collo corto, cranio robusto: un adattamento al clima glaciale

I Neanderthal avevano un cranio basso e allungato, un viso largo e sporgente, arcate sopraccigliari marcate e un naso grande. Il corpo, robusto e tarchiato, con arti corti, era chiaramente adattato ai climi freddi del Quaternario.

Lo studio dimostra che uno dei primi adattamenti a emergere nella loro evoluzione fu proprio il collo corto e robusto, poco mobile ma estremamente resistente. Questa caratteristica avrebbe poi condizionato lo sviluppo della base cranica e della faccia, influenzando la masticazione e la respirazione.

Gli studiosi parlano di una vera e propria “cascata morfo-funzionale”: un cambiamento iniziale – il tratto cervicale – avrebbe innescato trasformazioni successive, dando forma a una morfologia unica nella storia umana.

Un lavoro multidisciplinare

Lo studio è frutto della collaborazione tra paleoantropologi, odontoiatri e specialisti di biomeccanica.

«Abbiamo voluto capire il significato funzionale ed evolutivo delle caratteristiche cranio-cervicali dei Neanderthal» spiega Giorgio Manzi, paleoantropologo della Sapienza di Roma. «Il lavoro integra decenni di ricerche con nuove prospettive sulla biomeccanica della masticazione e della postura».

Fondamentale anche l’apporto clinico di Marco Boggioni e Andrea Papini (Istituto Italiano di Paleontologia Umana), che hanno evidenziato il ruolo di fattori funzionali nella formazione della morfologia. «Questo studio – aggiunge Papini – mostra come il dialogo tra discipline diverse, dalla paleoantropologia all’odontoiatria, possa aprire nuove strade nella comprensione dell’evoluzione umana».

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Per Barbara Coletti, dottoranda Sapienza e coautrice, «la sfida più stimolante è stata rileggere oltre un secolo di studi in una cornice evolutiva innovativa».

Una nuova cornice interpretativa

I risultati suggeriscono che l’integrazione tra cranio e tronco, con collo corto e robusto, fu un vantaggio nei duri ambienti glaciali: non solo per resistere al freddo, ma anche per la caccia ravvicinata a grandi prede.

Lo studio offre così una chiave di lettura inedita della morfologia dei Neanderthal, mostrando come piccoli cambiamenti possano generare trasformazioni profonde lungo l’evoluzione.

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 M. Boggioni, A. Papini, B. Coletti, A. Profico, F. Di Vincenzo, G. Manzi, Neanderthal cranio‐cervical features: morphological integration and functional evaluation of their early appearance
  • 🏛️ Istituto Italiano di Paleontologia Umana, Università Sapienza di Roma e Università di Pisa
  • 📚 Evolutionary Anthropology: Issues, News, and Reviews (peer-reviewed) 2025; 34: e70013
  • 🔗 https://doi.org/10.1002/evan.70013

    Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.

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