Un nuovo spazio per un’icona dell’arte etrusca. Con la riapertura della rinnovata Sala della Chimera di Arezzo, che si terrà il 19 novembre 2025, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze inaugura una fase cruciale della propria storia espositiva. L’intervento, che rientra in un più ampio progetto di rinnovamento museale, restituisce a uno dei capolavori assoluti della bronzistica etrusca un ambiente all’altezza della sua fama e della sua straordinaria complessità artistica.

La Chimera, rinvenuta ad Arezzo nel 1553 durante lavori di fortificazione medicea, fu subito rivendicata da Cosimo I de’ Medici, che ne comprese il valore simbolico: un bronzo antico perfettamente funzionale alla costruzione dell’identità culturale della dinastia. Oggi, a quasi cinque secoli dal ritrovamento, la creatura ritorna protagonista in un allestimento che ne potenzia la forza plastica, la drammaticità narrativa e la raffinatezza tecnica.

La sala come palcoscenico: una regia di luci, ombre e prospettive

Un’esperienza immersiva e contemplativa

Il nuovo spazio, progettato dallo studio Guicciardini & Magni in collaborazione con l’Ufficio tecnico del Museo, adotta un approccio dichiaratamente teatrale. La statua domina il centro della sala poggiando su un basamento monumentale Goppion SpA, concepito per valorizzare la torsione del corpo, la tensione del muso leonino e la drammaticità del serpente che si avvolge sul dorso.

Attorno all’opera, quattro panche disposte in cerchio invitano a una fruizione lenta, ravvicinata, quasi meditativa. Il visitatore entra in uno spazio che simula un “silenzioso teatro del mito”, dove le luci dello studio Iarussi scolpiscono le superfici bronzee e riportano in vita i dettagli più minuziosi: la criniera del leone, la forza compressa delle zampe, l’espressione contorta della testa caprina.

A completare la scenografia, un grande tendaggio scuro funge da sipario su cui si proietta l’ombra della Chimera, una presenza quasi metafisica che amplifica la potenza evocativa del mito di Bellerofonte.

Un dialogo tra opere ritrovate insieme

I bronzetti etruschi in vetrina sospesa

Accanto alla statua principale, una vetrina sospesa espone tre preziosi bronzetti — un grifone, la divinità Tinia e un giovane offerente — provenienti dallo stesso deposito votivo del rinvenimento cinquecentesco. Questi reperti, raramente esposti in passato, instaurano un dialogo silenzioso con la Chimera, ricostruendo un frammento della sua biografia archeologica.

Il Museo verso il futuro

La riapertura della sala coincide con l’avvio della nuova identità grafica progettata dallo studio Rovai-Weber e con il debutto di Musetta, mascotte dei Servizi Educativi, pensata per avvicinare i più giovani alla Firenze etrusca.

Il progetto si inserisce in un percorso di rinnovamento più ampio che toccherà anche le sale dedicate alle sculture etrusche — dove troveranno sede opere come l’Arringatore e la Testa Lorenzini — in vista del 60° anniversario dell’alluvione del 1966, evento che segnò profondamente la storia del Museo.

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