Per lungo tempo hanno circolato nell’ombra, sottratti al loro contesto originario e alla conoscenza scientifica. Oggi, dopo mesi di accertamenti, dieci importanti reperti archeologici di età etrusca e orientalizzante sono ufficialmente rientrati nel patrimonio dello Stato e destinati alla valorizzazione museale. A renderlo possibile è stata un’articolata indagine condotta dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia, che ha permesso di ricostruire le complesse vicende di oggetti provenienti da scavi clandestini dell’Italia centrale.

Il recupero si inserisce in una più ampia attività di controllo avviata nell’autunno del 2024 nell’ambito di verifiche su beni ereditari presenti in una privata abitazione. Proprio da questi controlli è emersa l’assenza di una documentazione di possesso conforme alla normativa sui beni archeologici. Da qui sono scattati gli accertamenti giudiziari, coordinati dalla Procura della Repubblica di Venezia e supportati dalle competenze specialistiche della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Tra i reperti restituiti c’è un capolavoro: l’olpe etrusco-corinzia

Il pezzo più significativo del gruppo è una olpe etrusco-corinzia a rotelle risalente agli inizi del VI secolo a.C., alta 24,8 centimetri e decorata con una complessa sequenza figurativa. Il vaso presenta un collo ornato da fasce tricromatiche brune, rosse e bianche, mentre sul corpo si sviluppano, su due registri sovrapposti, teorie di animali reali e fantastici, tra cui creature ibride tipiche dell’immaginario orientalizzante.

olpe etrusco-corinzia carabinieri TPC

A completare l’apparato decorativo, una fitta serie di rosette circolari incise e una caratteristica fascia inferiore a “catena di denti di lupo”, motivo ornamentale diffuso nelle produzioni più raffinate dell’area tirrenica etrusca. L’olpe trova confronti puntuali con un esemplare conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, confermandone l’alta qualità artigianale e l’inserimento in circuiti di élite.

Un insieme che racconta l’Etruria tra VIII e VI secolo a.C.

Accanto all’olpe, il gruppo restituito comprende ceramiche d’impasto e vasellame fine da mensa, la cui area di produzione e circolazione si colloca principalmente nell’ambito etrusco-laziale medio-tirrenico. La cronologia dei materiali si estende dall’Età Orientalizzante all’Età Arcaica (VIII–VI secolo a.C.), una fase cruciale per la formazione delle culture urbane dell’Italia centrale.

Non mancano, seppur in numero più limitato, manufatti d’importazione, verosimilmente collegati a reti di scambio mediterranee e a dinamiche di prestigio sociale. Oggetti che testimoniano come l’Etruria non fosse un mondo isolato, ma parte attiva di un sistema di relazioni che metteva in comunicazione Grecia, Levante e mondo tirrenico.

Le indagini, il sequestro e la restituzione allo Stato

Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire una vicenda tipica del traffico illecito di antichità: reperti provenienti da scavi clandestini in area centro-italica, successivamente immessi in circuiti di ricettazione tra area ceretana ed etrusco-laziale, fino ad arrivare agli ultimi detentori in buona fede, privi però di titoli di proprietà validi.

Come previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo italiano sono infatti soggetti a presunzione di appartenenza al demanio culturale. Ogni passaggio di proprietà privo di un atto formale dello Stato è da considerarsi nullo. È proprio sulla base di questo principio che è stato disposto il sequestro, poi seguito nel maggio 2025 dal dissequestro finalizzato alla restituzione allo Stato.

Dai depositi al museo: la nuova destinazione dei reperti

Secondo quanto disposto dalla Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, i reperti sono stati definitivamente assegnati al Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, dove saranno ora oggetto di studio, valorizzazione ed esposizione al pubblico. Un passaggio decisivo che restituisce questi materiali non solo alla fruizione collettiva, ma anche alla ricerca scientifica, finalmente in grado di inserirli in un contesto storico coerente.

Il recupero conferma il ruolo centrale del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio culturale, attraverso controlli costanti sul mercato antiquario, la collaborazione con le Soprintendenze e il contributo di studiosi e cittadini.

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