Sabato 14 febbraio 2026, alle ore 12, il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, segnando il ritorno temporaneo in città di uno dei più celebri bronzi dell’antichità. La statua, simbolo identitario di Arezzo, giunge in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dove è conservata stabilmente dal XIX secolo.

L’esposizione, aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026, non si limita a presentare un capolavoro: inaugura anche il progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, promosso dal Ministero della Cultura per rafforzare il legame tra patrimonio e territorio.

Statua di Minerva in bronzo esposta, con testo promozionale dell'evento al Museo Archeologico Nazionale di Arezzo dal 15 febbraio al 6 settembre 2026.

Un bronzo ellenistico tra Arezzo e Firenze

La Minerva di Arezzo fu rinvenuta nel 1541 durante lo scavo di un pozzo nei pressi della chiesa di San Lorenzo. Donata a Cosimo I de’ Medici, entrò nelle collezioni granducali e divenne uno dei pezzi più ammirati dello studiolo mediceo. Dal 1871 è parte delle raccolte del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

La scultura, alta 150,5 cm con uno spessore medio del bronzo di 4,5 mm, raffigura Atena/Minerva in posizione stante, con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la collocano nei primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C.), riconducendola a un originale di ambito ellenistico, forse prodotto in area italica o magnogreca.

Dal punto di vista tecnico, la statua è realizzata con fusione a cera persa indiretta, procedimento che consentiva la creazione di elementi separati successivamente assemblati. Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha evidenziato soluzioni raffinate: l’impiego del rame per le labbra e per i dettagli delle ciglia, destinato a creare effetti cromatici e di maggiore naturalismo, e una modellazione attenta alla resa dei panneggi, che alternano superfici tese a pieghe più profonde.

Statua bronzea di Minerva illuminata nel museo Archeologico di Arezzo, con un obiettivo fotografico e un tavolo espositivo sullo sfondo.

Le integrazioni settecentesche e il restauro moderno

Nel Settecento lo scultore Francesco Carradori intervenne con integrazioni – tra cui il braccio destro e un serpente sull’elmo – secondo il gusto antiquario dell’epoca. L’ultimo restauro ha rimosso queste aggiunte, restituendo alla figura una maggiore coerenza formale. In mostra è esposta anche una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli che documenta l’aspetto precedente agli interventi contemporanei.

Il contesto archeologico: la domus di San Lorenzo

Il percorso espositivo approfondisce il luogo del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta residenza romana edificata tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. L’abitazione, probabilmente appartenuta a un aristocratico di Arretium, era caratterizzata da mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali e arredi di pregio.

La presenza della Minerva in un contesto domestico suggerisce un uso come statua di prestigio, espressione di luxuria privata e di adesione culturale ai modelli ellenistici. Il nuovo allestimento valorizza i materiali provenienti dagli scavi, consentendo di leggere la scultura non come oggetto isolato, ma come parte di un sistema architettonico e simbolico.

Arezzo romana e il dialogo tra musei

La mostra amplia lo sguardo sull’urbanistica di Arezzo romana, inserendo la domus in un tessuto cittadino segnato da un asse viario nord-sud, dal complesso teatro-terme e da un’area forense testimoniata dagli elogia Arretina. Ne emerge il profilo di una città dinamica, integrata nei circuiti economici e culturali dell’Italia romana.

Il progetto consolida inoltre la collaborazione tra Arezzo e Firenze, già sperimentata con il temporaneo rientro della Chimera di Arezzo. La circolazione consapevole delle opere, accompagnata da interventi di riallestimento e miglioramento dell’accessibilità, conferma il ruolo dei musei nazionali come nodi attivi di una rete territoriale.

Con oltre 2 milioni di euro destinati al rinnovamento degli spazi e ulteriori fondi previsti per il 2026, l’iniziativa rappresenta un investimento strutturale sul museo aretino. Il ritorno della Minerva non è soltanto un evento espositivo, ma un’occasione per rileggere la storia di Arezzo attraverso uno dei suoi simboli più potenti.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

“La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”
📍 Arezzo, Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”
📅 15 febbraio – 6 settembre 2026
🌐 Info: museiarezzo.it/museo-archeologico-gaio-cilnio-mecenate

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