Incisioni di animali, simboli e tracce di pigmenti risalenti a oltre 10.000 anni fa. Una nuova ricerca ha riportato alla luce dettagli finora poco conosciuti sull’arte paleolitica di Grotta Romanelli, uno dei siti preistorici più importanti del Mediterraneo. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Science: Reports, ha riesaminato nove pietre incise con raffigurazioni figurative provenienti dalla grotta di Castro, nel Salento, chiarendone cronologia, tecniche di esecuzione e repertorio iconografico. Il lavoro, coordinato dall’archeologo Dario Sigari dell’Università degli Studi di Milano, si inserisce nel progetto internazionale Dec.O. – Decorated Objects of Romanelli Cave, dedicato allo studio degli oggetti decorati provenienti dal sito.

Le figure incise: animali e simboli
Le pietre decorate costituiscono una piccola parte del vasto insieme di reperti provenienti dalla grotta, dove prevalgono segni astratti e motivi geometrici. Tuttavia, proprio queste raffigurazioni figurative offrono informazioni preziose sull’immaginario simbolico delle comunità preistoriche che frequentavano la cavità alla fine del Paleolitico superiore.

L’analisi ha permesso di riconoscere sedici figure incise sulle superfici litiche. Il repertorio comprende diversi animali – tra cui pesci, bovini, asini selvatici, cervi, cinghiali e un leone delle caverne – insieme alla rappresentazione di un canide e di un animale non identificabile.

Tra i motivi compare anche un raro soggetto antropomorfo, interpretato come una raffigurazione fallica, elemento che dimostra come l’arte mobiliare della grotta non fosse limitata al mondo animale ma includesse anche simboli legati alla sfera umana.

Una cronologia rivista per l’arte epigravettiana
Uno dei risultati più importanti della ricerca riguarda la ridefinizione cronologica di questi manufatti. Il riesame dei dati stratigrafici e delle campagne di scavo condotte tra l’inizio del Novecento e la metà del secolo scorso ha consentito di collocare le pietre incise tra circa 13.400 e 10.400 anni fa, nella fase finale dell’Epigravettiano.

Questa datazione anticipa parzialmente le ipotesi formulate in passato e inserisce le decorazioni nel quadro delle trasformazioni culturali del tardo Glaciale, quando le popolazioni di cacciatori-raccoglitori del Mediterraneo svilupparono nuove forme di espressione simbolica.

Tecniche e stile dell’arte paleolitica
Dal punto di vista tecnico, le immagini sono state realizzate soprattutto tramite incisioni profonde tracciate con strumenti appuntiti. In alcuni casi sono state individuate tracce di pigmento rosso a base di ematite, segno che pittura e incisione potevano convivere nella stessa composizione. Su alcune superfici sono visibili sovrapposizioni di segni, indizio di possibili correzioni o di un riutilizzo delle pietre nel tempo.

Le caratteristiche stilistiche collocano queste raffigurazioni nel cosiddetto “quinto stile” dell’arte paleolitica, una fase caratterizzata dalla compresenza di forme naturalistiche semplificate e schemi grafici più essenziali. Il repertorio iconografico suggerisce inoltre un interessante equilibrio tra tradizioni artistiche diffuse in Europa e influenze ambientali locali. La presenza di animali come pesci o cinghiali sembra infatti riflettere il paesaggio e le risorse naturali del territorio salentino frequentato dalle comunità epigravettiane.

La revisione delle pietre figurate dimostra quanto lo studio delle collezioni archeologiche storiche, spesso raccolte più di un secolo fa, possa ancora offrire nuovi dati sulla preistoria mediterranea e restituire centralità scientifica a siti fondamentali come Grotta Romanelli.
📘 Fonte scientifica
- 📄 Sigari D. et al., The figurative motifs in the portable art of Grotta Romanelli (southern Italy) within the late Pleistocene art tradition of southwestern Europe
- 🏛️ Università degli Studi di Milano
- 📚 Journal of Archaeological Science: Reports (peer-reviewed) 71, 105630 (2026)
- 🔗 https://doi.org/10.1016/j.jasrep.2026.105630




