Oggi, si sa, siamo letteralmente bombardati da un’enorme quantità di messaggi: video e registrazioni vocali, per non dire delle chat e dei post social che pullulano di acronimi e faccine. La scrittura, relegata ormai sempre più ai margini anche nelle scuole, sta rischiando di diventare un’attività per pochi, un lusso quasi demodè: un po’ come avvenne quando la stampa finì per soppiantare i manoscritti. Eppure, ricorda l’egittologo tedesco Ludwig Morenz nel suo nuovo libro Vom langen Weg zur Schrift ( “La lunga strada verso la scrittura”), è proprio la scrittura il pilastro su cui si fonda nbuona parte del patrimonio culturale dell’umanità, il mezzo che da millenni ha reso possibile conservare e trasmettere non solo informazioni e conoscenze, ma anche la memoria e l’identità di interi popoli.
Professore presso l’Università di Bonn, Morenz propone in questo volume una riflessione ampia e affascinante sul lungo percorso che ha portato l’uomo a trasformare immagini e segni in un sistema complesso di comunicazione. Un cammino tutt’altro che lineare, iniziato oltre cinquemila anni fa tra il Nilo e la Mesopotamia.
Un processo secolare, non un’invenzione improvvisa
Secondo Morenz, la nascita della scrittura non può essere ridotta a un momento preciso della storia dell’umanità: si tratta piuttosto di un processo evolutivo durato secoli, alimentato da esigenze concrete e da dinamiche sociali complesse. Le prime forme di notazione scritta servivano a risolvere problemi pratici, come registrare nomi o informazioni di carattere contabile e amministrativo. Solo con il tempo hanno acquisito una dimensione più ampia, fino a diventare un vero e proprio sistema di trasmissione del sapere.

In questo percorso hanno giocato un ruolo fondamentale diversi fattori: l’organizzazione del potere, la gestione delle risorse, ma anche esigenze religiose e culturali. La scrittura nasce quindi dall’intrecciarsi di bisogni materiali, spirituali e simbolici, sviluppandosi gradualmente da semplici immagini a segni dotati di valore fonetico, ossia in grado di traslitterare i suoni.
Dal disegno al suono: la rivoluzione dei geroglifici
La parte centrale del libro è dedicato al processo di trasformazione dei segni in suoni, uno dei passaggi più rivoluzionari nella storia della comunicazione. I geroglifici egizi non erano infatti semplici immagini, ma combinavano elementi visivi e fonetici, creando una forma di scrittura complessa e stratificata.

Morenz ricostruisce questo itinerario di sviluppo attraverso quella che definisce una sequenza di “piccoli passi decisivi”: dall’“immagine che rappresenta” al “segno che significa”, fino al “segno che suona”. È in questa fase che emergono i cosiddetti segni monoconsonantici, capaci di rappresentare un singolo suono, anticipando in qualche modo il principio alfabetico.

Immagine: Ludwig Morenz/David Sabel
Il canto della quaglia e la nascita del suono scritto
Tra le scoperte più sorprendenti evidenziate dallo studioso c’è l’origine onomatopeica di alcuni segni. Alcuni geroglifici, finora difficili da interpretare, sembrerebbero derivare dall’imitazione dei versi degli animali.
Il caso più emblematico è quello della quaglia: il suo richiamo “wi-wi-wi” avrebbe ispirato il segno utilizzato per indicare il suono “w”. Allo stesso modo, anche altri uccelli come la civetta o l’avvoltoio sono stati associati a specifici valori fonetici. Non è un caso che, in alcune tradizioni, la scrittura egizia fosse definita addirittura “scrittura degli uccelli”.

Questi segni rappreserebbero un passaggio cruciale: l’introduzione sistematica del rapporto tra suono e simbolo, che porterà, circa 300 anni dopo le prime sperimentazioni, alla formazione di un vero sistema fonetico intorno al 2950 a.C.
Dalla periferia al centro: una nuova prospettiva archeologica
Un altro aspetto innovativo della ricerca di Morenz riguarda il cambio di prospettiva geografica. Se per lungo tempo gli studi si sono concentrati sui grandi centri come Abydos o Hierakonpolis, oggi l’attenzione si sposta anche verso le aree periferiche, come le regioni a nord di Assuan o il Sinai sud-occidentale.
Questi territori, spesso considerati marginali, avrebbero invece avuto un ruolo significativo nello sviluppo della scrittura, contribuendo a diffondere e trasformare le innovazioni nate e perfezionate nei centri urbani più importanti.
Dalla pietra agli emoji: la scrittura continua a evolversi
Lo sguardo di Morenz non si ferma all’antichità. Il suo lavoro suggerisce una riflessione più ampia sull’evoluzione della comunicazione fino ai giorni nostri. Dalla scrittura geroglifica, che combinava immagini e suoni, si passa all’alfabeto, basato quasi esclusivamente sui suoni, per arrivare infine a una sorprendente “ritorno dell’immagine” nella comunicazione contemporanea.
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Emoji, icone e pittogrammi digitali rappresentano infatti una nuova forma di linguaggio visivo, che richiama in modo inatteso le origini più antiche della scrittura. Un ciclo che si chiude e si riapre, dimostrando come la comunicazione umana sia in continua trasformazione.
Una storia ancora da scrivere
Con Vom langen Weg zur Schrift, Ludwig Morenz offre non solo una puntuale e accurata ricostruzione storica, ma anche una riflessione profonda sul significato della scrittura. Comprendere le sue origini significa infatti comprendere meglio la storia dell’uomo e anche il presente, in un mondo in cui i modi di comunicare cambiano rapidamente, ma restano legati a una lunga tradizione.
Perché, in fondo, anche dietro un semplice segno o un’emoji si nasconde lo stesso impulso che, migliaia di anni fa, portò l’uomo a incidere i primi simboli nella pietra: dare forma al pensiero e renderlo condivisibile.
Immagine in apertura: Geroglifici egizi (di Marufish from Alor Setar, Malaysia – DSC_0095, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=130260788)
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- 📄 Fonte: Università di Bonn ✅





