Intrigante scoperta ad Al Bahnasa, l’antica Ossirinco, in Egitto, uno dei siti più importanti al mondo per il ritrovamento di papiri antichi. Durante la campagna di scavo 2025-2026, la Missione Archeologica dell’Università di Barcellona ha individuato un frammento di papiro con versi dell’Iliade di Omero, collocato intenzionalmente all’interno della fasciatura di una mummia di età tardoromana.

Il reperto, comunica il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano proviene dalla Tomba 65, una sepoltura ipogea situata nella necropoli di età romana della città, e rappresenta un caso finora unico: non era mai stato documentato, in questo contesto, un testo letterario greco inserito nel rituale di imbalsamazione.
La Tomba 65 e il frammento del “Catalogo delle Navi”
Il papiro posizionato sull’addome del defunto

Il frammento è stato rinvenuto sull’addome della mummia, accuratamente piegato e sigillato come parte integrante del processo funerario. La lettura del testo, affidata alla papirologa Leah Mascia e identificata dal filologo Ignasi-Xavier Adiego, ha permesso di riconoscere un passo del secondo libro dell’Iliade: il “Catalogo delle Navi”.
Si tratta del lungo elenco delle forze greche partite per la guerra di Troia: una sezione fondamentale del poema omerico, che nel mondo antico aveva un forte valore culturale e identitario.

La missione spagnola, attiva a Ossirinco dal 1992 sotto la direzione di Maite Mascort ed Esther Pons Mellado, aveva già trovato in passato papiri inseriti nelle mummie, ma sempre con contenuti di carattere magico, rituale o apotropaico. La presenza di un testo letterario potrebbe cambiare il quadro interpretativo.
Lingue d’oro e sarcofagi policromi: i rituali funerari romani
Le mummie appartenevano a una famiglia benestante
La Tomba 65, pur saccheggiata già in antico, ha restituito un insieme funerario di grande interesse. Le mummie erano avvolte in bende di lino decorate con motivi geometrici dai colori vivaci e accompagnate da sarcofagi lignei policromi.

©Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano

©Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano
Tre defunti presentavano in bocca una sottile lamina d’oro a forma di lingua mentre un quarto aveva una lamina in rame. Si tratta di amuleti funerari ben noti nell’Egitto romano: servivano simbolicamente a garantire al morto la possibilità di parlare durante il giudizio di Osiride nell’aldilà.
Anche la presenza di foglia d’oro applicata direttamente sulle mummie suggerisce che i defunti appartenessero a un ceto elevato della società locale, probabilmente membri delle élite urbane di Ossirinco.
Per approfondire: Le “lingue d’oro” delle mummie, un mistero (svelato?) dell’Egitto tolemaico
Ossirinco tra Grecia, Roma ed Egitto
Una necropoli che racconta il sincretismo religioso
Gli scavi hanno interessato anche la Tomba 67, composta da tre camere in pietra calcarea con urne contenenti resti cremati di adulti e di un neonato, oltre a ossa animali, tra cui quelle di un felino.
Nella parte meridionale del sito sono emerse inoltre piccole statuette in terracotta e bronzo raffiguranti Arpocrate, divinità egizio-greca, e Cupido, figura della tradizione romana.

Questi ritrovamenti confermano il carattere profondamente sincretico della città in età imperiale: culti egizi, greci e romani convivevano in uno stesso paesaggio religioso e funerario.

©Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano
Perché mettere Omero in una mummia?
Perché inserire un passo dell’Iliade nell’imbalsamazione di un defunto? Le ipotesi sono diverse. Potrebbe trattarsi di un segno di prestigio culturale, un modo per dichiarare l’appartenenza alla tradizione ellenica delle élite locali. Oppure il testo poteva avere una funzione apotropaica, trasformandosi in una sorta di “amuleto letterario”.
Il fatto che il papiro non provenga dalle celebri discariche urbane di Ossirinco — da cui arrivano migliaia di testi amministrativi e letterari — ma da una tomba, rende questa scoperta particolarmente significativa perché la scelta di Omero potrebbe non essere casuale, ma frutto di una scelta.

Ma c’è anche una spiegazione più semplice. La mummificazione avveniva a volte reimpiegando materiali preesistenti, sia per avvolgere i corpi – si pensi al caso celebre della Mummia di Zagabria, appartenente a una donna vissuta nel periodo Tolemaico e ritrovata in Egitto a metà del XIX secolo: era stata avvolta in un telo di lino contenente un testo di circa 1200 parole in lingua etrusca – sia come “riempitivo” dopo aver rimosso gli organi . In quest’ultimo caso, il frammento non avrebbe dunque alcun valore religioso, ma sarebbe un semplice “riciclo” funzionale.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano ✅





