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Le comunità britanniche dell’Età del Ferro potrebbero aver compiuto rituali funerari molto più complessi di quanto immaginato finora. A suggerirlo è una nuova ricerca condotta sui resti, eccezionalmente ben conservati, di due individui rinvenuti a Loch Borralie, nel Sutherland, nell’estremo nord-occidentale della Scozia.

Quattro ossa di forma irregolare disposte su uno sfondo scuro.
Le ossa manipolate e affilate post mortem: erano state usate come strumenti o utensili prima della sepoltura? Foto: (C) University of York

La scoperta riguarda una donna adulta e un ragazzo, sepolti insieme all’interno di un piccolo tumulo in pietra. Identificare le pratiche funerarie nella Britannia dell’Età del Ferro (circa 800 a.C. – 43 d.C.) è notoriamente difficile perché i resti umani raramente si conservano. In questo caso, però, le particolari condizioni ambientali della Scozia nord-occidentale hanno favorito la conservazione delle ossa, consentendo agli scienziati di studiare, come in questo caso, reperti preistorici.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Antiquity.

Un rituale mai osservato prima

L’analisi osteologica dei resti ha portato alla luce un elemento sorprendente. Gli studiosi hanno individuato una serie di incisioni all’interno del cranio della donna compatibili con la rimozione intenzionale del cervello dopo la morte.

Illustrazione di uno scheletro umano visto da diverse angolazioni, inclusi profili anteriore, laterale e posteriore.
Rappresentazione schematica degli elementi ossei superstiti dell’individuo 1. Crediti: Castells Navarro et al., Antiquity (2026)

Secondo Laura Castells Navarro, archeologa dell’Università di York e autrice dello studio, non esistono al momento confronti noti per quanto riguarda una simile pratica nella Britannia dell’Età del Ferro.

Gli esperti ritengono tuttavia che questo intervento post mortem possa inserirsi in un quadro più ampio, che comprendeva l’attenzione e la cura riservata ai defunti, attestato in altre comunità britanniche dello stesso periodo.

Ossa modellate e forse riutilizzate

Le sorprese non finiscono qui. Diverse ossa, tra cui omeri, ulne e femori, erano state deliberatamente modificate: le estremità erano state accuratamente assottigliate fino a formare punte affilate. Potrebbero essere state riutilizzate come strumenti o utensili prima della definitiva sepoltura?

cervello estratto scozia
Lesioni perimortem osservate nell’individuo 1: a) vista endocranica (cioè interna) del frammento della base cranica formato dalla frattura delle porzioni laterale e basilare dell’occipitale e del corpo e della piccola ala sinistra dello sfenoide dal resto del cranio (lo schema mostra la posizione del frammento all’interno del cranio); b) fratture perimortem bilaterali e quasi simmetriche alla base delle spine scapolari sinistra (immagine a sinistra) e destra (immagine a destra). Crediti: fotografie di Rebecca Ellis-Haken; Castells Navarro et al., Antiquity (2026)

Una cosa è certa: gli archeologi sottolineano come i resti della donna siano stati ricomposti con grande attenzione al momento dell’inumazione, forse perché godeva di uno status particolare o era considerata un membro di spicco all’interno della comunità.

DNA e isotopi raccontano una storia di mobilità

Per ricostruire l’identità dei due individui, i ricercatori hanno utilizzato contemporaneamente diverse metodologie scientifiche: analisi osteologiche, studi isotopici e sequenziamento del DNA antico.

Prove di manipolazione post mortem sulle ossa, tra cui incisioni all’interno del cranio e affilatura di ossa lunghe in punte. Crediti: fotografie di Rebecca Ellis-Haken; Castells Navarro et al., Antiquity (2026)

I risultati hanno rivelato che la donna e il giovane erano strettamente imparentati, probabilmente cugini di secondo grado per linea materna.

Le analisi isotopiche hanno inoltre mostrato che entrambi erano cresciuti circa 80 chilometri a sud-est rispetto al luogo della loro sepoltura.

Una rete di contatti lungo le coste della Scozia

L’analisi genetica ha restituito un quadro ancora più interessante. I due individui presentano collegamenti con individui originari delle Isole Orcadi e della regione di Applecross, il che fa supporre l’esistenza di una rete di contatti vasta, che attraversava ampi tratti di mare.

Secondo gli studiosi, questi dati dimostrano che le comunità costiere della Scozia preistorica erano molto più mobili e interconnesse di quanto si ritenesse fino a oggi.

Gli spostamenti via mare avrebbero favorito non solo gli scambi tra gruppi umani, ma anche la diffusione di tradizioni culturali e pratiche rituali condivise.

Un nuovo sguardo sulla morte nell’Età del Ferro

La scoperta aggiunge un tassello importante alla comprensione delle società britanniche della Preistoria. I risultati suggeriscono che i defunti continuassero a svolgere un ruolo significativo nella memoria collettiva delle comunità, mantenendo un legame simbolico con i vivi anche molto tempo dopo la loro dipartita e conseguente sepoltura.

Le strane manipolazioni riscontrate sui resti di Loch Borralie indicano infatti che il trattamento dei defunti era parte di un complesso sistema di credenze e relazioni sociali che si trasmetteva per generazioni, coinvolgendo territori anche distanti fra loro.

La ricerca fa parte del progetto COMMIOS , guidato dal professor Ian Armit e finanziato da un ERC Advanced Grant, che mira a combinare DNA antico, analisi isotopica, osteoarcheologia e archeologia funeraria per studiare la diversità, la mobilità e le dinamiche sociali nelle comunità dell’età del ferro in Gran Bretagna nel più ampio contesto europeo. 

📘 Fonte scientifica

  • 📄 Castells Navarro, L., Metz, S., Bleasdale, M., Evans, J., Legge, M., Büster et al., Reconnecting the dead in Iron Age Britain: funerary processing and long-distance connectivity at Loch Borralie, Scotland.
  • 📚 Antiquity (peer-reviewed) 1–19 (2026)
  • 🔗 doi:10.15184/aqy.2026.10353

    📘 Notizia verificata

    • 📄 Fonte: University of York ✅

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