Nel grande sito archeologico di Djarkutan, nell’attuale Uzbekistan meridionale, una sepoltura risalente a circa 4.000 anni fa sta offrendo nuove informazioni sulle conoscenze mediche delle comunità dell’età del Bronzo in Asia centrale. Gli archeologi hanno infatti individuato i resti di due bambini deposti uno accanto all’altro, uno dei quali presenta le chiare tracce di una trapanazione cranica, un intervento chirurgico praticato sul cranio con strumenti litici o in osso.
Il rinvenimento, emerso durante la campagna di scavo del 2026 della missione congiunta dell’Università del Salento, della Termez State University e dell’Istituto Archeologico di Samarcanda, rappresenta la più antica testimonianza finora documentata di questo tipo di operazione in Asia centrale e una delle più antiche conosciute nell’intero continente asiatico.
Una delicata operazione eseguita nell’età del Bronzo
La sepoltura conteneva due individui di circa tre e cinque anni, deposti fianco a fianco secondo un preciso rituale funerario. Sul cranio del bambino più grande gli antropologi hanno identificato un’apertura artificiale, compatibile con un intervento di trapanazione.
Questa pratica, già attestata in altre aree del mondo preistorico, consisteva nell’asportazione di una porzione della calotta cranica attraverso tecniche che variavano dalla raschiatura al taglio o alla perforazione. Le motivazioni potevano essere differenti: alleviare gli effetti di un trauma cranico, trattare patologie neurologiche oppure intervenire su disturbi interpretati anche in chiave rituale o religiosa.
Gli studiosi ritengono che, nel contesto della Civiltà dell’Oxus, medicina e pratiche cultuali fossero strettamente intrecciate e che l’intervento potesse rispondere tanto a esigenze terapeutiche quanto a credenze legate alla sfera spirituale.
Djarkutan, una delle grandi città della Civiltà dell’Oxus
Il ritrovamento proviene da Djarkutan, il principale centro urbano della Battriana settentrionale, appartenente alla cosiddetta Civiltà dell’Oxus (o Bactria-Margiana Archaeological Complex – BMAC), sviluppatasi tra la fine del III e gli inizi del II millennio a.C.
Questa cultura occupava un vasto territorio compreso tra l’odierno Uzbekistan, il Turkmenistan, il Tagikistan e parte dell’Afghanistan, controllando importanti rotte commerciali che mettevano in comunicazione il Vicino Oriente, l’altopiano iranico e la valle dell’Indo.
Le città della Civiltà dell’Oxus erano caratterizzate da monumentali complessi fortificati, quartieri residenziali, templi e officine artigianali, testimoniando un elevato livello di organizzazione politica ed economica.
Una ricerca multidisciplinare
Il progetto di ricerca è stato avviato nel 2024 sotto la direzione di Enrico Ascalone per l’Università del Salento e di Alisher Shaidullaiev per la Termez State University, in collaborazione con l’Istituto Archeologico di Samarcanda diretto da Komil Rakhimov.
Le indagini coinvolgono specialisti di numerose discipline, tra cui antropologia fisica, archeobotanica, archeozoologia, paleogenetica, topografia e archeometria, con l’obiettivo di ricostruire non soltanto l’organizzazione della città, ma anche gli aspetti biologici, economici e culturali delle popolazioni che la abitarono.
Alla missione partecipano quaranta ricercatori tra studiosi italiani e uzbeki, una delle squadre scientifiche più numerose impegnate oggi nelle ricerche archeologiche dell’Asia centrale.
Un tassello per la storia della medicina antica
L’individuazione della trapanazione amplia il quadro delle conoscenze mediche sviluppate dalle società dell’età del Bronzo in Asia. Se ulteriori analisi confermeranno la diagnosi preliminare, il caso di Djarkutan diventerà un punto di riferimento per gli studi sulla storia della chirurgia e delle pratiche terapeutiche preistoriche.
Resta ora da chiarire se il piccolo paziente sia sopravvissuto all’intervento oppure se l’operazione sia stata effettuata poco prima della morte. Le future analisi antropologiche e paleopatologiche potranno verificare l’eventuale presenza di processi di cicatrizzazione ossea, elemento fondamentale per comprendere l’esito dell’intervento.
Più in generale, la scoperta dimostra come le comunità della Civiltà dell’Oxus disponessero di conoscenze tecniche e anatomiche ben più avanzate di quanto si ritenesse finora, offrendo una nuova prospettiva sulle competenze mediche sviluppate nelle grandi società urbane dell’Asia centrale durante l’età del Bronzo.
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- 📄 Fonte: Università del Salento ✅





