Che cosa mangiavano gli abitanti dell’area vesuviana poco prima dell’eruzione del 79 d.C.? Una nuova ricerca condotta sui resti umani rinvenuti a Oplontis ci dà la risposta basata su dati scientifici, fornendo un quadro più preciso dell’alimentazione e delle condizioni di vita della popolazione che trovò la morte durante la catastrofica eruzione del Vesuvio.
Lo studio nasce dalla collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DiSTABiF) dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” ed è stato pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports.
Una nuova analisi dei resti della Villa B
La ricerca ha preso in esame i resti umani recuperati nell’ambiente 10 della Villa B di Oplontis, nel quale decine di persone cercarono rifugio nei pressi dell’antico porto durante l’eruzione del Vesuvio. La revisione critica del contesto archeologico, affiancata da nuove analisi bioarcheologiche, ha permesso di riconoscere un numero di vittime superiore rispetto a quello finora stimato, il che offre una base più solida per lo studio della popolazione vesuviana.

Gli studiosi hanno applicato un approccio multidisciplinare, integrando dati antropologici, archeologici e analisi isotopiche eseguite sul collagene osseo. Questa metodologia consente di ricostruire la composizione della dieta attraverso l’identificazione delle principali fonti alimentari consumate durante gli ultimi anni di vita.
Una dieta fondata su cereali e prodotti agricoli
I risultati delle analisi mostrano che l’alimentazione degli abitanti di Oplontis era costituita prevalentemente da risorse terrestri: la base della dieta era cioè rappresentata da cereali, soprattutto grano e orzo, affiancati da legumi e altri prodotti agricoli coltivati a livello locale.
Le proteine animali, al contrario, erano presenti in quantità moderata, e derivavano probabilmente dal consumo di carne e latticini. Una sorpresa deriva dal pesce, consumato in quantità limitata. Si tratta di un dato significativo, considerando la vicinanza dell’insediamento al mare e agli approdi dell’antica costa campana.

Le analisi isotopiche hanno inoltre evidenziato alcune differenze individuali nella dieta, senza però rilevare marcate distinzioni tra uomini e donne. Lo studio suggerisce anche che alcune specie animali allevate ricevessero regimi alimentari differenti, elemento che contribuisce a comprendere meglio l’organizzazione economica del territorio.
Come ha osservato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, i risultati confermano il ruolo centrale del pane e dei cereali nell’alimentazione quotidiana della maggior parte della popolazione di epoca romana.
«Ciò conferma – ha commentato Zuchtriegel – che quando il Vangelo dice “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, non si trattava tanto di una metafora, nel senso di cibo e più in generale di sostentamento, quanto della realtà della maggioranza della popolazione, che mangiava principalmente pane e cereali».
Una base per le future ricerche sulla Grande Pompei
Gli autori dello studio sottolineano come Oplontis rappresenti un contesto privilegiato per approfondire le abitudini alimentari delle popolazioni vesuviane di età romana. Le metodologie applicate nella ricerca saranno estese anche ai resti provenienti dagli altri siti della Grande Pompei, con l’obiettivo di ricostruire in modo sempre più dettagliato le condizioni di vita, l’alimentazione e le differenze sociali della popolazione che perì nell’eruzione del 79 d.C.
Lo studio scientifico
I risultati sono pubblicati nell’articolo “A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources”, apparso sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports.
Lo studio è firmato da Valentina Giacometti, Simona Altieri, Noemi Mantile, Maria Rosa Di Cicco, Chiara Comegna, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel e Carmine Lubrito ed è frutto della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
📘 Fonte scientifica
- 📄 Valentina Giacometti, Simona Altieri, Noemi Mantile, Maria Rosa di Cicco, Chiara Comegna, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel, Carmine Lubritto, A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources
- 📚 Journal of Archaeological Science: Reports , vol. 74 (2026), 05986, ISSN 2352-409X
- 🔗 https://doi.org/10.1016/j.jasrep.2026.105986.
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 07/08/2026 20:08
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.





