A cent’anni dalla riscoperta condotta dall’archeologo italiano Luigi Ugolini, Butrinto, in Albania, restituisce nuovi indizi sulla sua lunga storia. Il primo rilievo LiDAR integrale del Parco archeologico e della vicina penisola di Ksamil ha permesso di individuare edifici, cisterne, tratti di fortificazione e sepolture finora sconosciuti. Le strutture sono state poi verificate sul terreno dalla missione dell’Università di Bologna e dell’Istituto di Archeologia di Tirana, in collaborazione con l’Università di Siena.

Affacciata su una laguna e abitata per millenni, Butrinto è uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo. La fitta vegetazione che ricopre ampie porzioni del parco e delle colline circostanti rende però difficile esplorarne ogni settore. Per superare questo ostacolo, i ricercatori hanno utilizzato il LiDAR (Light Detection and Ranging), una tecnologia di rilevamento laser che consente di ricostruire con grande precisione la morfologia del terreno anche nelle aree boscate.
Il modello digitale ottenuto mette in evidenza anomalie del suolo che possono corrispondere a strutture sepolte o nascoste dagli arbusti. Gli archeologi raggiungono quindi i punti segnalati con GPS e strumenti per aprirsi un passaggio nella vegetazione, verificando se le forme individuate siano effettivamente di origine antropica.
Un edificio con due absidi e nuove mura ellenistiche
Tra i ritrovamenti all’interno del parco spicca un edificio con due absidi, conservato in alcuni punti per quasi due metri d’altezza. La tecnica costruttiva ricorda quella della Grande Basilica di Butrinto e potrebbe indicare una datazione tardoantica, da confermare con ulteriori indagini. È stato individuato anche un pozzo con imboccatura in blocchi di calcare.
Sulle pendici nord-occidentali del sito, una depressione nel terreno ha rivelato una cisterna circolare rivestita di malta idraulica. Più in alto, in direzione dell’acropoli, è emerso un possibile nuovo tratto delle mura ellenistiche, costruito con grandi blocchi squadrati.

Di particolare interesse è anche un grande edificio a due ambienti situato immediatamente a est del Foro romano. Al suo interno si conservano tracce d’intonaco, un pavimento in lastre di terracotta e una soglia in pietra con gradini che conduceva a uno spazio esterno dotato di banchine. Elementi che suggeriscono una possibile funzione pubblica e un rapporto cronologico con il complesso del Foro, ancora da approfondire.
Le scoperte continuano sulle colline
Le ricognizioni hanno interessato anche le aree esterne al parco, dove il LiDAR aveva segnalato numerose anomalie. Qui sono state individuate sepolture scavate nella roccia, altri edifici antichi e una chiesa a tre absidi, con muri conservati in alcuni punti per oltre due metri. Accanto alla chiesa è stato riconosciuto un ulteriore edificio, forse con una prima fase di età romana. Le indagini hanno documentato anche testimonianze più recenti della storia albanese, tra cui bunker e trincee del Novecento.

Per Enrico Giorgi, docente dell’Università di Bologna e coordinatore della missione insieme a Belisa Muka dell’Istituto di Archeologia di Tirana, i risultati confermano quanto resti ancora da conoscere della città antica. L’integrazione tra telerilevamento e verifiche archeologiche sul campo offre così nuove possibilità di ricerca in un paesaggio in cui la vegetazione ha a lungo nascosto tracce del passato.
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Data di pubblicazione registrata: 26/10/2026 11:33
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