ARCHEOLOGIA / Scoperta in Turchia un’enigmatica struttura circolare: forse una traccia di Zippalanda, leggendaria città ittita sacra al Dio della Tempesta

Il team internazionale di archeologi guidato dall’Università di Pisa ha riportato alla luce nel sito di Uşaklı Höyük, nella Turchia centro-settentrionale, una misteriosa costruzione a forma di cerchio di epoca ittita. Il ritrovamento, assieme agli altri fatti nel corso delle precedenti campagne di scavi, potrebbe contribuire a confermare che si tratti davvero dell’antica città santa ittita di Zippalanda, centro di culto di un potente Dio della Tempesta.

La struttura circolare di epoca ittita durante le operazioni di scavo (foto: ©Università di Pisa)

Turchia Centro-Settentrionale, sito archeologico di Uşaklı Höyük. È qui, nel cuore dell’altopiano anatolico, che il team internazionale di archeologi guidato dall’Università di Pisa ha riportato alla luce una misteriosa costruzione a forma di cerchio di epoca ittita. Il ritrovamento, assieme agli altri fatti nel corso delle precedenti campagne di scavi, potrebbe contribuire a confermare che il sito è veramente l’antica città santa di Zippalanda.

“L’interpretazione di questa struttura circolare – spiega il professore Anacleto D’Agostino dell’Università di Pisa, che dirige gli scavi – è molto difficile al momento e sarà necessario un’estensione dei lavori che permetta di farsi un’idea di cosa ci sia attorno ad essa”.

“La sua collocazione a nord di quello che, probabilmente, è il principale tempio della città, non lontano dal fiume che scorre vicino alla base degli spalti – aggiunge D’Agostino – ci fa però propendere per una interpretazione in chiave rituale di questo ritrovamento, la cui importanza è data anche dal fatto che non ne sono documentati di simili in altri siti contemporanei”.

“Se così fosse – conclude il direttore degli scavi – questa struttura, assieme agli altri reperti scoperti negli corso degli anni, contribuirebbe a rafforzare l’identificazione di Uşaklı con l’importante città ittita di Zippalanda, centro di culto di un potente Dio della Tempesta, sede di un santuario e di una residenza reale e menzionata in diverse feste cui prendeva parte il re”.

Sopra, vista aerea degli scavi (foto ©Emanuele Taccola – Università di Pisa)

L’importante ritrovamento è avvenuto durante la campagna 2022 della missione archeologica internazionale diretta dall’Università di Pisa. Campagna che ha riportato alla luce anche i resti di una grande cinta muraria a gradoni che circonda la cittadella dell’età del Ferro e alcune tombe di età tardoantica.

In quindici anni di indagini e scavi, il lavoro degli archeologi ha permesso di far riemergere i resti di edifici monumentali e frammenti di tavolette con iscrizioni in cuneiforme, contribuendo alla ricostruzione di un periodo di primaria importanza per il Vicino Oriente e il bacino orientale del Mediterraneo, quando gli Ittiti, popolazione che parlava una lingua appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee, fecero la loro comparsa tra i protagonisti della grande storia, costituendo il potente regno di Hatti.

Architetture e materiali, quelli ritrovati durante gli scavi, la cui consistenza e qualità, oltre a rendere sempre più solida l’identificazione tra Uşaklı Höyük e la città santa di Zippalanda, mostrano anche come questo sito sia stato occupato in maniera estesa a partire dalla fine del Bronzo Antico fino all’epoca romano-bizantina, con sporadiche tracce più recenti che arrivano sino al periodo ottomano.

Il team della missione archeologica dell’Ateneo pisano (foto: ©Università di Pisa)

Il progetto archeologico della Missione Archeologica Italo-Turca in Anatolia Centrale (Uşaklı Höyük Archaeological Project), iniziato nel 2008 e in cui è impegnato l’Ateneo pisano, è l’unico a direzione italiana che opera su un insediamento ittita nell’area che fu centro del regno prima e poi dell’impero.

Il progetto opera con una concessione decennale della Direzione Generale del Patrimonio Culturale e dei Musei, Ministero della Cultura e Turismo della Repubblica di Turchia.  Sostenuto finanziariamente, per l’anno 2022, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dall’Università di Pisa, dalla Fondazione Oriente Mediterraneo e dall’Università degli Studi di Firenze, coinvolge archeologi, filologi, ricercatori e studenti delle Università di Pisa, Firenze, Siena, Yozgat Bozok, UCL Londra,  Hacettepe Ankara e del Salento, coordinati da Anacleto D’Agostino (Pisa), Valentina Orsi (Siena), Stefania Mazzoni e Giulia Torri (Firenze), Yagmur Heffron (Londra), Demet Taşkan (Yozgat Bozok), Yılmaz Selim Erdal (Ankara) e Claudia Minniti (Salento).

Hanno inoltre preso parte alla campagna 2022: i dottori Neil Erskine, Giacomo Casucci, Joshua Britton e Marta Doglio; gli studenti Ilaria Carboni, Federico Papa, Emanuele Gemignani, Federico Mandorino e Filomena Rescigno; il dottor Emanuele Taccola del Laboratorio LaDiRe dell’Università di Pisa – che ha realizzato il rilievo topografico e le riprese da drone -; Sergio Martelli che ha eseguito i disegni dei materiali e la dott.ssa Chiara Tarantino che ha curato la comunicazione.

Fonte: Università di Pisa

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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