Immagini generate con l’intelligenza artificiale e racconti privi di fondamento scientifico presentati come contenuti di divulgazione archeologica. Il Parco Archeologico di Pompei richiama l’attenzione sulla diffusione di materiali fuorvianti dedicati al sito e alle vittime dell’eruzione del 79 d.C., dopo un caso comparso su Instagram e riferito alla Casa del Bracciale d’Oro.
A intervenire è il direttore Gabriel Zuchtriegel, che ha definito «sconcertante» e «ripugnante» l’utilizzo dell’IA per costruire immagini e narrazioni false sulle persone morte durante l’eruzione. Secondo quanto riferito dal Parco, il contenuto sarebbe stato pubblicato su un profilo intestato a un professore di chimica dell’Università di Napoli Federico II e collegato a un portale di raccolta fondi. Il Parco ha scritto all’Ateneo per avviare un’interlocuzione e chiedere una valutazione sulla compatibilità di questa attività con il suo codice etico.

I calchi delle vittime e le nuove linee guida
La presa di posizione arriva dopo l’adozione di nuove linee guida per l’esposizione dei calchi delle vittime di Pompei. La questione riguarda in particolare la presentazione dei resti umani e il rispetto dovuto alle persone che persero la vita nella catastrofe.
Nella Casa del Bracciale d’Oro, esplorata già nel Settecento e scavata integralmente tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, furono rinvenuti i resti di diverse vittime. Di quattro persone, due adulti e due bambini, sono stati realizzati calchi con la tecnica introdotta nell’Ottocento: il gesso viene colato nelle cavità lasciate dai corpi nella cenere vulcanica. I quattro calchi sono oggi esposti nella Palestra Grande, nell’allestimento dedicato all’eruzione e alle sue vittime, inaugurato l’11 marzo 2026.
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Il progetto ha portato all’elaborazione di indicazioni per la presentazione e il trattamento dei resti umani, adottate dal Comitato scientifico e dal Consiglio di amministrazione del Parco.
IA e archeologia: ricerca e responsabilità
Zuchtriegel ha precisato che la posizione del Parco non è una condanna dell’intelligenza artificiale. L’istituzione sta infatti sperimentando queste tecnologie per la ricerca, la valorizzazione, la sicurezza e il monitoraggio del patrimonio. Il punto, secondo il direttore, è che il loro impiego deve rimanere ancorato a criteri scientifici ed etici.
Un esempio è la ricostruzione digitale della fuga di un uomo durante l’eruzione del Vesuvio, realizzata dal Parco in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e il Laboratorio Digital Cultural Heritage. Il progetto è stato sviluppato sulla base delle evidenze scientifiche emerse dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del Ministero della Cultura.
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La distinzione è quindi tra strumenti digitali utilizzati per interpretare e comunicare dati verificati e contenuti artificiali che presentano come reali immagini o ricostruzioni prive di riscontri. Per Pompei, la questione apre una riflessione più ampia sulle responsabilità di chi produce e diffonde divulgazione culturale, anche attraverso i social network.
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- 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei
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Data di pubblicazione registrata: 28/10/2026 18:53
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