Quando pensiamo alle malattie che affliggevano le popolazioni del passato, la nostra mente corre subito alle grandi epidemie di peste, alla lebbra o alla tubercolosi. Eppure, tra i nemici invisibili che tormentavano i nostri antenati, c’erano anche patogeni insidiosi e poco esplorati dalla ricerca bioarcheologica: i funghi.
Oggi le infezioni micotiche rappresentano una minaccia sanitaria globale in costante aumento. Ma come impattavano sulla vita delle comunità medievali in un’epoca di grandi stravolgimenti geopolitici e climatici?

A fare luce su questo capitolo dimenticato è uno studio internazionale guidato dalla Sapienza Università di Roma (in collaborazione con gli atenei di Perugia e Bari), che ha identificato per la prima volta in un contesto archeologico italiano le tracce di infezioni fungine su cinque individui sepolti nella necropoli di Selvicciola nei pressi di Ischia di Castro (Viterbo).
I resti, datati con il radiocarbonio al C14 tra il 426 e il 639 d.C., appartengono alla complessa fase di transizione tra la fine dell’impero romano e il consolidamento del regno longobardo. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, non solo svela le precarie condizioni di salute nell’Italia centrale di 1.500 anni fa, ma propone un innovativo modello diagnostico in paleopatologia.
Il mistero delle micosi “invisibili” nelle ossa
Identificare un’infezione fungina su resti scheletrici vecchi di secoli è una delle sfide più complesse per i bioarcheologi. Quando i funghi si diffondono nell’organismo (micosi sistemiche), possono intaccare il tessuto osseo lasciando lesioni litiche o lesioni proliferative. Il problema è che queste alterazioni sono spesso aspecifiche e simili a quelle causate da tubercolosi, brucellosi o tumori.
“Le infezioni fungine sono probabilmente sottostimate in paleopatologia, perché le lesioni che producono possono essere poco specifiche”, spiega Ileana Micarelli del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza. “Il nostro obiettivo è stato quello di proporre un sistema diagnostico più trasparente e riproducibile, che integri l’analisi differenziale delle lesioni ossee con un “threshold method” (metodo della soglia, ndr), classificando le caratteristiche scheletriche in base alla loro rilevanza diagnostica come fortemente diagnostiche, diagnostiche o suggestive di infezione micotica”.
Tutti e cinque gli individui analizzati (tutti adulti sopra i 45 anni d’età) presentano almeno due criteri diagnostici e, in quattro casi, lesioni fortemente diagnostiche quali lesioni litiche1 ed escrescenze ossee (spicole smussate2).
TAC 3D ed endocasti: così gli scienziati hanno letto “dentro” i crani

L’impiego della tomografia computerizzata (TAC) a 16 strati e delle ricostruzioni 3D ha permesso di studiare l’endocast (o endocalco) delle scatole craniche senza intaccare le ossa. I risultati delle analisi digitali hanno mostrato due elementi chiave:
- Pneumatizzazione dei turbinati e deviazione del setto nasale: presenza di una concha bullosa (ingrossamento dei turbinati3) e deviazioni del setto nasale, compatibili con lo sviluppo in vita di un fungus ball (palla fungina) nei seni paranasali4.
- Ingrossamento delle arterie meningee: accentuata impronta dei vasi meningei, indizio di meningite cronica riconducibile a possibile disseminazione micotica.

Cambio di epoca, dieta impoverita e grotte: i fattori di rischio
Perché lo studio sulle infezioni fungine a Selvicciola ha rilevato un’incidenza così significativa di micosi? La risposta, secondo gli studiosi, sta nell’interazione tra fattori sociali, ambientali ed economici.
Con la fine dell’impero romano e l’arrivo dei Longobardi, il modello agricolo subì profonde trasformazioni. L’intensificazione della cerealicoltura portò a una riduzione della varietà nella dieta e a un generale deterioramento dello stato nutrizionale e immunitario delle popolazioni rurali.
L’analisi geografica GIS del territorio attorno al sito ha inoltre individuato, entro un raggio di 5-10 km (distanza compatibile con gli spostamenti quotidiani a piedi), una fitta concentrazione di cavità e grotte naturali nel tufo. L’uso di questi ambienti umidi come ricoveri temporanei o stalle per il bestiame, unito al lavoro manuale a contatto diretto con il suolo e con acque stagnanti, ha favorito l’inalazione continua di spore fungine. Gli esperti ipotizzano che tra i principali responsabili vi fossero patogeni appartenenti ai generi Cryptococcus o Histoplasma.
La ricerca, avvertono gli studiosi, non è certo conclusiva ma vuole essere un punto di partenza per nuove indagini. “Sebbene per l’area di studio siano documentate condizioni ambientali ed ecologiche compatibili con la proliferazione fungina – si legge nello studio -, la presenza di tali condizioni non implica un’esposizione o un’infezione diretta a livello individuale. Tuttavia, le ricostruzioni ambientali possono fornire contesti di rischio plausibili”.
Lo studio mostra dunque come l’integrazione tra bioarcheologia, imaging digitale e ricostruzione ambientale possa contribuire a comprendere meglio il rapporto tra salute, attività quotidiane e ambiente nelle popolazioni del passato.
📘 Fonte scientifica
- 📄 Buzi, C., Merola, A., Messineo, D. et alii, Bioarchaeological evidence of mycoses during the Late Antiquity–Early Middle Ages transition in Central Italy📚 Scientific Reports 16, 27383 (2026)
- 🔗 https://doi.org/10.1038/s41598-026-65544-y
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Università Sapienza Roma
Note
- Aree di distruzione o riassorbimento del tessuto osseo in cui l’osso risulta indebolito, assottigliato o perforato. ↩︎
- Piccole sporgenze, prolungamenti o punte di tessuto che hanno perso la loro forma aguzza o tagliente, apparendo arrotondate o attenuate. ↩︎
- I turbinati, chiamati anche cornetti nasali o conche, sono piccole strutture ossee rivestite da mucosa altamente vascolarizzata, situate all’interno delle fosse nasali, in numero di tre per lato (superiore, medio e inferiore). ↩︎
- Il fungus ball è un accumulo denso e non invasivo di ife fungine, muco e detriti cellulari che si forma all’interno di una cavità corporea, più frequentemente nei seni paranasali. ↩︎
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Data di pubblicazione registrata: 07/11/2026 18:30
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