
Il possibile sarcofago di papa Alessandro IV: oggi è visibile nel Museo del Colle del Duomo (foto: Archeoares)
Attorno al luogo della sepoltura di papa Alessandro IV, morto a Viterbo il 25 maggio 1261, si concentra da secoli il lavoro di studiosi e ricercatori, attratti dall’impresa di poterne individuare l’esatta collocazione, fino ad oggi misteriosa. Ora però l’enigma è forse stato risolto dall’archeologo Gianpaolo Serone, il quale ha avanzato l’ipotesi che la sepoltura del pontefice possa essere individuata in un sarcofago etrusco collocato nel cimitero della cattedrale di Viterbo e tornato alla luce nel 1998 durante il cantiere del museo del Colle del Duomo, inaugurato in occasione del Giubileo del 2000.
Alessandro IV, al secolo Rinaldo, figlio di Filippo, feudatario di Ienne nel basso Lazio, ha svolto un ruolo di primo piano nella storia della Chiesa. Nativo di Anagni, fu eletto pontefice il 12 dicembre 1254 a Napoli dall’accordo fra i cardinali che, visti i buoni rapporti che manteneva con l’imperatore Federico II e i suoi successori, lo ritenevano in grado di trovare una soluzione politica alla crisi in cui versava allora il potere temporale della Chiesa. Un momento travagliato e difficile che si sarebbe palesato plasticamente avrebbe palesato all’indomani della morte di Clemente IV, il 29 novembre 1268, quando i cardinali chiamati a eleggerne il successore rimasero chiusi a Viterbo per ben 33 mesi finché, il 1° settembre 1271, finalmente scelsero Gregorio X, ponendo fine al primo – e più lungo – conclave della storia (del 750° anniversario, celebrato lo scorso anno, abbiamo parlato QUI).
Durante il suo pontificato Alessandro IV si circondò di teologi di primissimo piano quali Tommaso d’Aquino, Bonaventura da Bagnoregio e Alberto Magno, riunì l’ordine degli Agostiniani e tentò di riunificare la Chiesa cattolica con quella ortodossa, separate sin dallo Scisma del 1054. A lui si deve inoltre l’elevazione all’onore degli altari, nel 1255 nella cattedrale di Anagni, di santa Chiara d’Assisi, così come l’avvio del lungo processo di beatificazione di santa Rosa da Viterbo e l’inizio del suo culto; a quest’ultimo si ricollega il rito del Trasporto della Macchina di Santa Rosa, il monumentale campanile artistico – alto 28 metri e pesante circa 50 quintali – sormontato dalla statua della santa, che avviene il 3 settembre di ogni anno per ricordare la traslazione, nel 1258, del corpo incorrotto della santa dal cimitero della chiesa di Santa Maria in Poggio verso il monastero di San Damiano, ora a lei dedicato.

Amico dello Stupor Mundi e tutore di Corradino, l’ultimo degli Hohenstaufen, Alessandro scomunicò il figlio di Federico II, Manfredi di Svevia, e quando nel 1257 Roma passò sotto il controllo del ghibellino Brancaleone degli Andalò, trasferì la sede pontificia a Viterbo nella speranza di metterla al riparo dai torbidi e dalle sommosse che rischiavano di travolgerla. E proprio a Viterbo, il 25 maggio 1261, Alessandro IV morì. Le fonti dell’epoca, così come quelle successive, affermano che fu sepolto all’interno della cattedrale viterbese di San Lorenzo: se ne fa cenno, ad esempio, in una bolla di Urbano IV, eletto al soglio Pontificio tre mesi dopo la sua morte, cui fa eco l’umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Platina (1421-1481), il quale nelle sue Vite de’ Pontefici scrive che “[il papa] andò subito a Viterbo (…) finalmente morì in quel luogo per lo dolore dell’animo, et honoratamente fu sepolto nella Chiesa di San Lorenzo l’anno 7 del suo Pontificato”.

In molti, nei secoli, hanno tentato di trovare il sepolcro di papa Alessandro IV, ma senza riuscirci. Oggi però Serone ha formulato una nuova e accattivante ipotesi, nata dal confronto tra quanto tramandato dalle fonti scritte e il sistematico studio archeologico e architettonico dell’area cimiteriale e della cattedrale viterbese. Secondo quanto ricostruito dall’archeologo, dopo la morte il corpo del pontefice sarebbe stato deposto nel cimitero medievale posto a ridosso della basilica di San Lorenzo, all’interno di un sarcofago etrusco del IV-III secolo a.C. che nel 1998 fu ritrovato ancora chiuso con la sua copertura originaria: un reperto di reimpiego dunque, molto diverso rispetto al resto dei sarcofagi del tipo “a logette” emersi durante gli scavi del cimitero medievale, tipologia quest’ultima la cui origine è ancora oggetti di dibattito. Ricavato da un unico blocco di pietra, presenta come uniche lavorazioni alcune modanature, su tutti e quattro i lati, che conservano tracce di colore rosso; sul lato rivolto a sud-ovest, in epoca imprecisata, è stato inoltre praticato un foro. Due esemplari simili, rileva Serone, sono conservati in città presso il Museo Nazionale Etrusco di Rocca Albornoz e provengono dalle necropoli etrusche di San Giuliano (Barbarano Romano) e di Norchia, entrambe nel Viterbese.

Per la peculiare fattura, il sarcofago potrebbe dunque essere stato recuperato da una delle necropoli circostanti lo stesso Colle del Duomo, probabilmente Poggio Giudio fuori porta Faul oppure Castel d’Asso, e destinato al riuso come sepoltura di una personalità eminente. All’atto del ritrovamento, il reperto sembrava collocato in fase con i rifacimenti che il duomo, fondato nell’alto Medioevo, subì nel XII-XIII secolo, quando San Lorenzo fu elevata a chiesa principale di Viterbo e Tuscania e infine consacrata nel 1192, anno in cui Celestino III riunì Viterbo, Blera, Tuscania e Cencelle in un’unica diocesi insignendo la basilica di San Lorenzo con il titolo di Cattedrale.
Sopra al sarcofago, un’apertura murata costituiva verosimilmente l’accesso al cimitero medievale, chiuso nel 1573, nel lato sinistro del transetto destro della cattedrale, dove esisteva una cappella con altare dedicato a san Protogenio e compagni, martiri il cui culto in San Lorenzo risale al 1125 e dove, stando alle fonti coeve al pontefice, era stato sepolto il papa.

Del luogo esatto di sepoltura del pontefice, come accennato, le fonti serbano memoria fino al XIV-XV secolo, anno cui data la testimonianza documentaria più recente. Dopo di che se ne perse memoria aprendo la strada, a partire dalla fine del Cinquecento, a diversi tentativi (infruttuosi) di individuazione del sepolcro e alla conseguente proliferazione di ipotesi, spesso fantasiose, da parte di eruditi e ricercatori.

Le conclusioni dello studio, in corso di pubblicazione, restano per ora “un’ipotesi di lavoro”. Che però, auspica Serone, “potrebbe aprire nuovi scenari sulla storia della Cattedrale e della città Viterbo”. L’auspicio dello studioso, fondatore di ArcheoAres – la società di servizi culturali che ha in gestione, tra gli altri, il Polo Monumentale Colle del Duomo e il Palazzo dei Papi di Viterbo – è che si possa avviare una nuova e importante campagna di scavo che consenta di indagare tutta l’area del Colle del Duomo. Il tutto nella speranza, conclude l’archeologo, di risvegliare l’interesse per il luogo che, nel Medioevo, vide nascere e svilupparsi il potente Comune che avrebbe esteso la sua egemonia su tutta l’attuale provincia viterbese.
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