Dal ghiaccio eterno alle sale di un museo, uno dei reperti più sorprendenti dell’archeologia neolitica è ora finalmente visibile al pubblico. Si tratta del più antico fodero per arco neolitico ad oggi mai scoperto, ritrovato nel 2003 sul passo dello Schnidejoch, nelle Alpi bernesi, e oggetto di uno dei più complessi interventi di conservazione degli ultimi decenni. Dal 16 maggio è esposto al Museo storico di Berna in una mostra che ripercorre le tecnologie e l’ingegno degli uomini che qui vissero 5.000 anni fa.

Il fodero per arco neolitico: una scoperta sensazionale
Durante la torrida estate del 2003, un escursionista si è imbattuto in un oggetto all’apparenza semplice: sembrava una lunga guaina di corteccia di betulla, che riconsegnò prontamente al museo. Le successive analisi rivelarono però che l’oggetto era in realtà qualcosa di eccezionale: un fodero per arco lungo 170 cm, risalente al 2800 a.C., che serviva probabilmente per custodire un set di equipaggiamento da tiro con l’arco.

Alta tecnologia nel passato remoto
Il fodero, composto da strati sovrapposti di corteccia cuciti insieme con rafia e rinforzati con legno, è una prova tangibile della maestria tecnica posseduta dalle genti del Neolitico. Leggero, impermeabile e resistente, funzionava come un moderno contenitore e proteggeva efficacemente l’arco. Anche Ötzi, la celebre mummia di Similaun, trasportava con sé oggetti simili, realizzati in corteccia di betulla.
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Il misterioso (e anonimo) arciere svizzero è stato soprannominato “Schnidi”. Resta per il momento ancora senza volto, ma le ricerche nel frattempo hanno restituito parte del suo corredo: due punte di freccia in selce prodotte nella regione di Olten, un arco e alcune aste di frecce, rinvenute in punti differeenti del ghiacciaio.

Un caso complicato di conservazione archeologica
Garantire una adeguata conservazione dei reperti è difficilissimo a causa dell’estrema fragilità del materiale con cui sono realizzati. Per questo, dopo un primo tentativo rivelatosi fallimentare, l’antichissimo fodero è stato congelato di nuovo in attesa di tempi migliori. Che sono arrivati grazie al progetto di ricerca “Unfreezing History”, promosso dall’Università delle Arti di Berna e dall’Università di Berna, con il sostegno del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica.

Lo studio ha portato alla creazione di un metodo semplice ma efficace, che prevede l’essiccazione controllata del reperto a temperatura ambiente su una specie di supporto avvolgente, così da garantirne la stabilità nel tempo.

La mostra: un viaggio nel Neolitico
La mostra al Museo storico di Berna, grazie all’allestimento fa intuire la difficoltà gli scavi condotti sul ghiacciaio, espone l’intero equipaggiamento da tiro con l’arco che aveva con sé “Schnidi”: il fodero, l’arco, tre aste e due punte di freccia. Un modello 3D interattivo e un’animazione digitale consentono inoltre di apprezzare ogni dettaglio, dalla costruzione alla sua straordinaria, e per certi versi virtuosistica, conservazione.
Info sulla mostra: www.bhm.ch
Per saperne di più sul fodero:
- Johanna Klügl, Das neolithische Bogenfutteral vom Schnidejoch . Quaderni di archeologia del Canton Berna 15. Berna 2025. 184 pagine, 148 illustrazioni. Prezzo: 28 franchi svizzeri. ISBN 978-3-9525608-7-7. Il libro può essere acquistato presso il Servizio archeologico del Canton Berna, adb.sab@be.ch , telefonando al numero 031 633 98 00, oppure in libreria.



