Un altro tassello prezioso della storia antica del Mediterraneo riemerge dai fondali siciliani: è stato quasi del tutto portato alla luce il relitto greco, situato a circa sei metri di profondità e risalente al VI-V secolo a.C., che giace al largo di Santa Maria del Focallo, nel territorio di Ispica (Ragusa). La segnalazione del sito alla Soprintendenza del Mare era stata fatta nel 2022 dall’associazione BCsicilia, che aveva realizzato una prima documentazione dell’area. Quindi sono iniziate le indagini.
Il risultato arriva al termine della sesta campagna di archeologia subacquea condotta dall’Università di Udine, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana nell’ambito del Kaukana Project. Il progetto, nato nel 2017 da un’intuizione del compianto Sebastiano Tusa e dell’archeologo Massimo Capulli, mira a ricostruire la storia del paesaggio costiero e sommerso tra le antiche città di Ispica, Kaukana e Kamarina.
Il video della Soprintendenza del Mare
Un relitto eccezionale
Lo scavo ha permesso di riportare alla luce una parte consistente della nave: struttura dello scafo, paramezzale, una delle due ruote, l’albero, e una cima in fibra vegetale eccezionalmente conservata. Tra i reperti più rilevanti figurano una ceramica a figure nere e un piccolo unguentario con incisa in greco la parola “Nau” (nave), suggestiva testimonianza della vita di bordo e della cultura materiale del tempo.

Gli archeologi hanno utilizzato una sorbona ad acqua per liberare lo scafo da sabbia e massi, ampliando la trincea di scavo di due metri fino al completo esaurimento del deposito. L’intera operazione si è svolta tra maggio e giugno 2025, alternando attività scientifiche e riprese cinematografiche per un futuro documentario.
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Un docufilm internazionale firmato Martin Scorsese
Il relitto sarà infatti protagonista del docufilm “Shipwreck of Sicily”, co-prodotto dalla Sunk Costs Productions e dalla Sikelia Productions del regista Martin Scorsese. La pellicola, girata in Sicilia negli ultimi due anni, racconta la storia di alcuni dei più importanti relitti subacquei scoperti recentemente, come Marausa II, le Colonne di Taormina, Gela II e i reperti di Ustica.

Durante lo scavo, le telecamere hanno affiancato gli archeologi, documentando passo dopo passo le operazioni di recupero e studio del relitto greco.
Collaborazione scientifica e tecnologia 3D
Oltre ai rilievi diretti, gli archeologi hanno realizzato un modello 3D del relitto, grazie alla fotogrammetria. Questa ricostruzione tridimensionale sarà essenziale per la conservazione digitale e la divulgazione scientifica.

Alle operazioni hanno preso parte, oltre a Massimo Capulli (Università di Udine) e Fabrizio Sgroi (Soprintendenza del Mare), anche Salvo Emma, Dario Innocenti, Lucrezia Maghet, Lisa Briggs e Peter Campbell. La Capitaneria di Porto di Pozzallo ha garantito la sicurezza in mare, mentre il supporto tecnico è stato affidato alla “3PSUB” di Paolo Ciacera.

Ponte tra passato e futuro
«La collaborazione tra la Regione Siciliana e l’Università di Udine continua a dare risultati straordinari – ha dichiarato Francesco Paolo Scarpinato, assessore ai Beni culturali –. Questo progetto dimostra quanto l’archeologia subacquea sia decisiva per comprendere il passato e valorizzare la nostra identità».
Lungi dall’essere “solo” un reperto del passato, la nave greca di Ispica rappresenta una testimonianza eloquente della centralità della Sicilia nelle rotte mediterranee. E un invito a considerare il mare come un “archivio sommerso” della storia.
Foto in apertura: Kaukana 2025: Operazioni di documentazione video subacquea (photo M Capulli)


