Una svolta per l’archeologia subacquea italiana. È questa l’ambizione del progetto NEPTUNE ™: nato all’interno dell’ecosistema dell’innovazione RAISE, il programma ha trasformato il relitto di Capistello – un’antica nave oneraria del IV secolo a.C. naufragata al largo di Lipari – in un laboratorio avanzato per lo studio del patrimonio sommerso.
La ricerca, sostenuta da tecnologie di ecorobotica marina, ha permesso non solo di documentare con precisione il sito, ma anche di creare modelli digitali tridimensionali capaci di restituire ai visitatori una visione senza precedenti del mondo subacqueo eoliano.
Il risultato è la mostra “Sunken Treasures, Ancient Seas”, presentata in due tappe negli Stati Uniti, al Fernbank Museum di Atlanta e successivamente al Museum of History di Mobile, in Alabama: un percorso immersivo che al pubblico americano permette di “scendere” virtualmente nei fondali siciliani.

Strumenti d’avanguardia per esplorare ciò che non è visibile
Propulsione subacquea e navigazione di precisione
Per lavorare a Capistello, i ricercatori hanno impiegato innovativi sistemi di propulsione subacquea, progettati per operare con accuratezza anche in assenza di riferimenti GPS. Questi dispositivi permettono ai veicoli subacquei di muoversi lungo rotte stabilite e di raccogliere dati georeferenziati con un margine di errore minimo.
“Un’occasione straordinaria per far conoscere millenni di storia del Mediterraneo al pubblico americano, valorizzando tecnologie all’avanguardia per la protezione dei nostri beni culturali sommersi.”
Ferdinando Maurici, Soprintendente del Mare
Riprese in 8K e monitoraggio ambientale continuo
Sul veicolo è stata installata una telecamera 8K a tenuta stagna, capace di restituire immagini di altissima qualità, fondamentali per identificare dettagli invisibili a occhio nudo.
Il sistema è stato integrato con una sonda multiparametrica OceanHis, che ha registrato in tempo reale temperatura, salinità, pH e conducibilità, parametri essenziali per comprendere lo stato di conservazione dei reperti.

“La mostra permette di raccontare la storia antica del Mediterraneo e di offrire una nuova lettura dell’archeologia subacquea grazie all’integrazione tra ricerca scientifica e innovazione tecnologica.”
Francesco Paolo Scarpinato, Assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana
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Intelligenza artificiale al servizio dei relitti
La piattaforma NEPTUNE ™ ha permesso di combinare dati ottici, ambientali e di navigazione, generando modelli 3D accurati e introducendo algoritmi in grado di identificare automaticamente oggetti, anomalie e cambiamenti nel sito.
Un approccio che inaugura una nuova stagione per la tutela dei beni sommersi, basata sul monitoraggio predittivo e sulla gestione dinamica delle informazioni.
“Una straordinaria opportunità di valorizzare oltre i confini del nostro paese, i risultati dell’ecosistema RAISE ottenuti grazie alla collaborazione tra imprese, organismi di
Cristina Battaglia, Programme manager di RAISE
ricerca e istituzioni locali.”
I reperti: un viaggio attraverso millenni di storia mediterranea
La mostra statunitense espone un corpus eccezionale di materiali provenienti da numerosi siti siciliani. Tra questi, spiccano i rostri della battaglia delle Egadi, simboli della vittoria romana del 241 a.C. contro Cartagine; gli elmi greci e punici recuperati a Levanzo, i lingotti in piombo da Capo Passero e oricalco da Gela. E poi ancora, le anfore e le ceramiche a vernice nera del relitto di Capistello, i reperti dei relitti Panarea III e Scauri. Infine, i materiali provenienti da Marsala, Mazara del Vallo, Trapani, San Vito Lo Capo, Marausa e Petrosino.
“Un esempio significativo di come l’ecorobotica marina sviluppata dal progetto RAISE possa permettere di esportare oltre confine anche la storia e la cultura sommersa del nostro paese.”
Marco Faimali, Coordinatore dello Spoke “Protezione e cura dell’ambiente” di RAISE
Una sezione speciale è dedicata alla nascita della subacquea moderna, con attrezzature storiche messe a disposizione dalla Historical Diving Society.
Immagine in apertura: Elmi del tipo Montefortino recuperati nei fondali di Levanzo teatro della Battaglia delle Egadi (photo Salvo Emma)

