Il tesoro della regina Ahhotep è stato senza alcun dubbio una delle maggiori scoperte archeologiche nell’Ottocento. Correva l’anno 1859 quando nei pressi dell’antica Tebe (oggi Luxor), in un nascondiglio che nulla lasciava trapelare dall’esterno, tornò alla luce lo straordinario corredo di oltre 70 oggetti appartenuto alla coraggiosa sovrana che verso il 1550 a.C. osò sfidare lo strapotere dei temibili Hyksos.

Poi venne, il 4 novembre 1922, il ritrovamento della tomba di Tutankhamon, che conquistò le prime pagine dei giornali spedendo di nuovo nel dimenticatoio Ahhotep e il suo meraviglioso corredo funebre di monili, gioielli e armi. Tutto ciò fino ad oggi.  A puntare di nuovo i riflettori sulla regina è Gianluca Miniaci, valente egittologo dell’Università di Pisa, che ha appena dato alle stampe un interessante volume –  “Il tesoro perduto della regina Ahhotep. Una donna alla riconquista dell’Egitto antico”  – edito da Carocci.

tesoro della regina Ahhotep
Il tesoro della regina è stato di recente sottoposto a un attento studio

Il tesoro della regina Ahhotep presto al Museo Egizio del Cairo

Il libro, arricchito da numerose illustrazioni e da un prezioso inserto a colori, nasce con l’intento di divulgare i risultati dell’Ahhotep Project, un progetto di ricerca internazionale diretto dallo stesso Miniaci e al quale collaborano importanti istituzioni quali il Museo Archeologico di Luxorl’Institute of Archaeology dell’University College London, il Museo del Louvre e il Museo Egizio del Cairo.  Al Cairo inoltre un team dell’Ateneo pisano allestirà una nuova sala con protagonista Ahhotep e il suo tesoro.

“Il progetto – racconta Miniaci – è nato nel 2019 quando ho scoperto nella Bibliothèque de l’Institut de France il manoscritto della prima – e unica – lista degli oggetti contenuti all’interno del sarcofago di Ahhotep risalente all’epoca del suo ritrovamento, oggetti che poi durante il COVID siamo andati a identificare al museo del Cairo”.

tesoro della regina Ahhotep

E’ così riapparsa la figura di Ahhotep, regina vissuta intorno al 1550 a.C., protagonista di un periodo di profondo cambiamento nella società dell’antico Egitto, all’alba del Nuovo Regno e durante il cruento scontro con gli Hyksos.

Tuttavia, nonostante la sua funzione di altissimo rilievo, Ahhotep è ancora oggi poco conosciuta e ammantata di un’aura di mistero”, sottolinea Miniaci.

Nel tesoro oltre 70 oggetti

Nel libro si raccontano così due storie parallele. Da un lato, le vicende e gli intrighi dell’Ottocento, quando l’Egitto è una sorta di far-west dell’archeologia. Tra le varie figure che sgomitano per trovare fama e celebrità si impone Auguste Mariette, il padre dell’archeologia egizia, al quale si attribuisce la scoperta del sarcofago dorato della regina e dei suoi oltre 70 magnifici oggetti: armi, bracciali, collane, amuleti, pendagli in oro, argento, bronzo e pietre preziose come lapislazzuli e corniola, oltre al legno di cedro del Libano.

tesoro della regina Ahhotep

Dall’altro, il libro racconta la situazione dell’Egitto all’epoca di Ahhotep, un periodo buio caratterizzato dai cruenti scontri con gli Hyksos, da continue ribellioni interne e dal rapido alternarsi dei faraoni. E non da ultimo dalla terribile eruzione del vulcano di Santorini, che verso la metà del secondo millennio a.C. devastò l’isola, le coste di Creta e gli insediamenti vicini cambiando per sempre la storia del Mediterraneo. In questo contesto drammatico la dinastia regale egiziana faticava a tenere il potere, al punto i membri della stessa famiglia erano portati a sposarsi tra di loro per garantire la stabilità politica.

Il fascino di una regina guerriera

“La regina Ahhotep – continua Miniaci – aveva tenuto testa agli Hyksos, forse si trattava addirittura di una regina guerriera, come ci raccontano le armi trovate nel sarcofago decorate con grifoni alati e i leoni rampanti e una collana con tre grossi pendagli a forma di mosca, un insetto che almeno nell’antico Sudan, era considerato simbolo di valore militare probabilmente con riferimento alla potenza distruttiva che possono avere gli sciami di mosche”.

Con uno stile avvincente, l’autore ricostruisce alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche queste vicende ancora in parte avvolte nell’oscurità. Ci trasporta indietro di oltre tremila anni ricostruendo intrighi, devozioni, incesti, tradimenti, guerre e catastrofi naturali sullo scenario di quell’epoca così poco conosciuta. E nel contempo, in un sapiente intreccio narrativo, ci fa assaporare le atmosfere avventurose e un po’ romantiche che caratterizzarono gli albori dell’egittologia, quando proprio grazie alle scoperte archeologiche nacque il gusto per le antichità esotiche e iniziò la fortuna, destinata a farsi travolgente, della terra dei Faraoni nell’immaginario collettivo. Un fascino che, incurante del trascorrere del tempo, perdura tuttora.

Gianluca Miniaci
Il tesoro perduto della regina Ahhotep. Una donna alla riconquista dell’Egitto antico
Carocci Editore

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