È finalmente disponibile il volume “Archeologia delle Alpi 2023-2024”, l’ottavo della serie dedicata agli studi e alla documentazione delle ricerche più recenti condotti in Trentino dall’Ufficio beni archeologici dell’UMSt Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento.

La pubblicazione fa il punto sulle azioni di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico svolte sul territorio provinciale. L’obiettivo è mettere le conoscenze scientifiche e i dati acquisiti a disposizione non solo degli addetti ai lavori ma anche di tutti gli appassionati e interessati.

Il volume, a cura di Elisabetta Mottes e Roberta Oberosler, è composto di due parti. La prima presenta i contributi degli archeologi della Soprintendenza, di studiosi e collaboratori. La seconda è un notiziario che riporta i principali interventi di indagine archeologica effettuati in Trentino nell’ultimo biennio.

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Archeologia delle Alpi 2023-2024 [ Archivio Ufficio beni archeologici PAT]

In centro a Trento il “Bagno di San Martino”

Accomuna tutti i contenuti l’approccio multidisciplinare che vede studiosi ed esperti di diverse discipline collaborare sia nelle fasi di ricerca sia nel lavoro di elaborazione, studio e restituzione dei dati. L’arco temporale di riferimento è molto ampio. Si va dalla preistoria al secolo scorso con le indagini condotte a Trento, in piazza Centa, dove nel corso dei recenti lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato è riemerso il cosiddetto “Bagno di San Martino”.

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Trento, piazza Centa, Bagno di San Martino, calamai e contenitori per inchiostro [Archivio Ufficio beni archeologici PAT]

Grazie ad un accurato scavo stratigrafico, gli archeologi hanno messo in luce i resti di un bagno pubblico dotato di una grande piscina. Il sito, realizzato negli ultimi decenni del XIX secolo, venne chiuso nel 1915. L’invaso fu trasformato in discarica dove sono confluiti oggetti di vario tipo e natura appartenuti a coloro che abitavano nei pressi del Bagno. Recuperati e una volta adeguatamente restaurati, questi manufatti costituiscono oggi una straordinaria testimonianza della quotidianità degli abitanti questo quartiere della città.

Archeologia in Trentino: dalle palafitte lo straordinario “pane di Ledro”

Il volume si apre con un reperto oltremodo curioso che proviene dalle palafitte di Ledro, inserite nel Patrimonio Mondiale UNESCO assieme alle palafitte di Fiavé. Si tratta del “pane di Ledro”, un ritrovamento risalente a 3.600 anni fa al centro di un progetto di ricerca e valorizzazione che ha unito l’Associazione Panificatori della Provincia di Trento, il MUSE e la sua sede territoriale del Museo delle Palafitte di Ledro e il pubblico museale. Lo studio sui preparati alimentari di questo tipo risulta piuttosto complesso. Le tecniche di indagine hanno permesso di arricchire le conoscenze e ottenere nuovi dati scientifici utili alla valorizzazione di un “prodotto quotidiano” trentino risalente all’età del Bronzo.

Nuove testimonianze dalla Tridentum romana

Un’ampia parte degli articoli riguarda Trento a conferma del ruolo strategico della città fin dalle epoche più antiche. L’apertura del cantiere di restauro di casa Gerloni in Piazza Duomo ha permesso di approfondire lo studio della ex casa-torre Bellesini, un edificio medievale alto 16 metri che insiste su strutture di età romana. La conoscenza dei materiali attraverso le fasi costruttive e trasformative sono stati strumento guida per il progetto di restauro e occasione di aggiornamento delle fasi di evoluzione urbanistica della città.

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 Trento, via Verdi, Facoltà di Sociologia, strato di intonaci crollati [Archivio Ufficio beni archeologici PAT

Afferisce a Tridentum, la Trento romana, anche l’analisi dei frammenti di intonaco dipinto a fondo rosso ocra, rinvenuti nel palazzo della Facoltà di Sociologia in via Verdi, che rivelano interessanti motivi decorativi inquadrabili nell’ambito del cosiddetto “stile pompeiano”.

Particolarmente interessante è poi lo studio sul leone di epoca romana, proveniente da via degli Orbi, al quale è dedicata la copertina del volume. Si tratta di una scultura in pietra locale, di poco inferiore alla grandezza naturale. L’animale, lacunoso, era probabilmente accovacciato sulle quattro zampe e forse tratteneva una preda sotto quelle anteriori. Doveva far parte in origine di una coppia di leoni posta “a guardia” di un monumento funerario imponente, realizzato per un personaggio di una certa importanza nella società di Tridentum della prima età imperiale. Provengono da via Tomaso Gar i reperti in metallo che fanno ipotizzare la funzione di alcuni vani di un edificio di epoca romana. Pare che uno fosse utilizzato come cucina e che all’interno dell’edificio venisse praticata la tessitura, mentre lo spazio l’esterno venisse adibito ad attività agricole e produttive.

Trento, via Tomaso Gar, applique raffigurante la dea Minerva [Archivio Ufficio beni archeologici PAT]

Archeologia in Trentino: il mosaico della Villa romana di Orfeo

Avvincente è la storia del restauro dello splendido mosaico che abbellisce la Villa romana di Orfeo in via Rosmini a Trento. Questo sito è stato riaperto al pubblico nel 2023 dopo oltre vent’anni. Il prestigioso tappeto musivo rappresenta Orfeo intento ad incantare le fiere. L’intervento è stato particolarmente impegnativo, sia per le precarie condizioni di conservazione sia perché già in passato oggetto di più restauri.

Le valli: dagli abitati dell’età del bronzo agli scheletri medievali di Mezzolombardo

Sempre a proposito di archeologia in Trentino, grandi novità sono emerse anche nelle valli. Spostandosi in Valsugana, le ricerche svolte a Pergine, in località Ai Canopi, hanno messo in luce i resti di un’opera muraria di importanti dimensioni. Probabilmente fu con l’intento di controllare le esondazioni del torrente Fersina che in antico scorreva in prossimità dell’area.

Le analisi degli scheletri provenienti dalla chiesa di San Pietro di Mezzolombardo hanno permesso di comprendere le differenti modalità di sepoltura. Gli archeologi hanno anche ricostruito i profili biologici degli individui inumati. Il tutto ha permesso di migliorare la comprensione delle abitudini e delle condizioni di vita degli antichi abitanti della località della Rotaliana.

San Martino di Vervò [Archivio Ufficio beni archeologici PAT]

Proseguendo verso la Val di Non, a Vervò, in località San Martino, un progetto di valorizzazione restituisce alla collettività le antiche evidenze di un sito frequentato dalla fine dell’età del Bronzo (XII-XI sec. a.C.) al Basso medioevo (XIII-XV sec. d.C.) con la presenza sia di abitato sia di necropoli. L’area archeologica è ora dotata di un percorso di visita, corredato da pannelli informativi. Ricostruiti anche in parte gli alzati lignei di un edificio retico della seconda età del Ferro. Il lavoro è stato realizzato grazie al supporto dei dati di scavo e al confronto con siti archeologici di analoga cronologia presenti sul territorio regionale.

Archeologia in Trentino: protagonista l’orso

Il notiziario riporta gli esiti del progetto di ricerca “Bears & Humans Project – A new Tale of Bears and Humans in Trentino throughout Prehistory” condotto dal Muse – Museo delle Scienze con l’obiettivo di definire la nascita e lo sviluppo del rapporto tra la nostra specie (Homo sapiens) e l’orso bruno (Ursus arctos) in Trentino – Alto Adige partendo dalle evidenze archeologiche che permettono di tracciare l’evoluzione di questa coesistenza dalle fasi finali del Paleolitico fino alla diffusione dei villaggi agro-pastorali protostorici dell’età del Ferro.

Tanti progetti di archeologia in corso (anche medievale)

Protagoniste anche le ricerche archeologiche svolte a Civezzano, a Sanzeno in Val di Non, a Mori dove è stato individuato un contesto insediativo dell’età del Rame, a Peio – Malga Levi, presso Villa San Pietro ad Arco, alla Villa romana di Isera, a Molina di Ledro, a Castello di Fiemme in località Doss e presso la chiesa pievana di Santa Maria Assunta a Tenno.

Sanzeno, panoramica dell’abitato retico (Archivio Ufficio beni archeologici PAT)

Per quanto attiene all’archeologia medievale gli scavi hanno interessato le chiese dei SS. Vito, Modesto e Crescenzia a Andalo, San Lorenzo a Folgaria, Ledro, San Bartolomeo a Tiarno di Sotto, Sant’Osvaldo a Roncegno, il Colle di San Biagio a Levico Terme, il Dosso San Giovanni a Massimeno, Castel Penede a Nago-Torbole, la chiesa dei SS. Fabiano e Sebastiano Novella-Brez, la Bastia a Storo e in piazza Mostra a Trento.

Gli interessati possono richiedere la pubblicazione, disponibile anche in formato digitale, all’Ufficio beni archeologici scrivendo all’indirizzo di posta elettronica uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

Fonte: UMSt Soprintendenza per i beni e le attività culturali / Ufficio beni archeologici Trento

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